
Era nell’aria da un po’, con una gelida tensione che si tagliava con un grissino piena di dichiarazioni al veleno sia da Conte che da Grillo, e finalmente la nuova leadership del Movimento 5 Stelle ha scoperto le carte sul rapporto di consulenza che ancora legava l’ex-comico al paritito. Grillo è stato formalmente “licenziato”. Il suo contratto non verrà rinnovato.
La diatriba tra la vecchia gloria e l’astro nascente del movimento ha raggiunto l’apice due mesi fa, quando Il 24 agosto venne lanciata sulla piattaforma web del Movimento una “assemblea costituente“, definita da Conte stesso “il più grande esperimento di democrazia partecipativa in Europa”. L’iniziativa era stata aspramente criticata da Grillo, soprattutto a causa della paventata ipotesi di un cambio netto anche del logo e del nome stesso del partito, a cui il fondatore è inevitabilmente molto legato. Conte, dal canto suo, aveva accusato Grillo di voler essere un “soggetto sopraelevato sulla comunità”, e ironizzando aveva dichiarato: “Fa sorridere che chi ha lanciato la democrazia dal basso viene meno ora che si realizza un vero processo di partecipazione”
Proprio in occasione dell’assemblea costituente arriva l’opportunità per Conte di mettere una punto alla continua lotta interna con Grillo. Il leader dei 5 Stelle, infatti, lega esplicitamente l’interruzione del rapporto professionale all’assemblea, che si terrà il 23 e 24 novembre prossimi, a una settimana dal voto in Umbria ed Emilia Romagna che (insieme a quello ligure) rappresenta un test per l’alleanza con il Pd e le sorti del fronte progressista. Per l’ex premier, infatti, Grillo «sta portando avanti atti di sabotaggio compromettendo l’obiettivo di liberare energie nuove… si sta battendo contro la sua comunità».
Conte, quindi, a differenza della narrazione proposta da Grillo, che accusa il primo di aver messo in piedi un partito personale, espone una versione dei fatti del tutto diversa: non si tratta di uno scontro personale tra lui e il fondatore, è bensì quest’ultimo che mette i bastoni tra le ruote al meccanismo che il M5S tutto ha messo in piedi.
Sembra si sia arrivati davvero alla fine dei giochi, con lo staff di Grillo che afferma seccamente: «Il contratto è in vigore», ma col M5S che dà una risposta gelida che suona come un licenziamento: «Andrà alla sua naturale scadenza nei prossimi mesi» e per il presidente «non ci sono più le condizioni per rinnovarlo».
La spaccatura è netta, con la vecchia guarda che segue Grillo (Crimi, Raggi, Fico, Toninelli e ovviamente Casaleggio Jr.) e la nuova onda che va appresso a Conte.
Ma forse, non tutti i mali vengono per nuocere. Magari la fine di questa telenovela potrebbe permettere al movimento di tornare a parlare di politica. Già nella scorsa settimana si è accesso un dibattito nel quale almeno si intravedono contenuti politici. Stefano Buffagli, sottosegretario allo sviluppo economico e personalità di peso ai tempi dei governi Conte, ha attaccato Pasquale Tridico, attuale capodelegazione M5S al parlamento europeo, rinfacciandogli posizioni considerate «marxiste» e ricordando la radice «post-ideologica» del grillismo. L’ex presidente Inps ha tenuto il punto, rivendicando l’anti-liberismo, in nome di «Keynes e Schumpeter».
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