
Le vittime nella Striscia di Gaza sono oltre 43mila (dal 7 ottobre ad oggi), l’Unicef dichiara il rischio di morte imminente nel Nord della Striscia a causa delle occupazioni israeliane, il Libano continua ad essere sotto bombardamento e la guerra in Medio Oriente e le sue conseguenze non fanno altro che confermare la forte minaccia rappresentata da Israele. L’escalation non fa altro che aumentare. Dopo l’ultimo attacco israeliano nei confronti dell’Iran, il comandante del Corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane, Hossein Salami, ha dichiarato che la risposta dell’Iran sarà “diversa da qualsiasi scenario” che Israele potrebbe aspettarsi.
Ormai le rappresaglie tra Iran ed Israele vanno avanti da settimane e questa volta, secondo l’intelligence israeliana, l’attacco di Teheran dovrebbe essere condotto dall’Iraq utilizzando un gran numero di droni e missili balistici. Anche il leader iraniano Khamenei minaccia di reagire a qualsiasi attacco contro l’Iran o i suoi gruppi alleati. “I nemici, siano essi il regime sionista o gli Stati Uniti d’America, riceveranno sicuramente una risposta schiacciante a ciò che stanno facendo all’Iran, alla nazione iraniana e al fronte della resistenza”, ha detto Khamenei riferendosi all’alleanza di gruppi militanti sostenuti da Teheran che includono gli Houthi dello Yemen, Hezbollah e Hamas.
Il bilancio totale delle vittime sale a 2.865 dall’ottobre 2023, secondo il Ministero della Salute libanese. Quest’ultimo ha poi dichiarato in merito agli attacchi delle ultime settimane: “Il silenzio della comunità internazionale riguardo a questa brutalità è ingiustificato in un momento in cui è necessario alzare la voce per ripristinare le leggi umanitarie e porre fine alla macchina della brutalità che continua a uccidere non solo i civili, ma anche il personale in prima linea”. Secondo un’analisi satellitare condotta dal Washington Post, quasi un quarto di tutti gli edifici nei 25 comuni libanese, vicini al confine con Israele, sono stati danneggiati o distrutti.
Lungo i confini, almeno 5.868 edifici sono stati danneggiati o distrutti, tra cui quasi la metà delle strutture nelle due aree più colpite, Ayta al-Shab e Kfar Kila. Da allora, la distruzione è continuata a un ritmo rapido, raddoppiando più o meno ogni due settimane, nonostante i funzionari israeliani abbiano manifestato la loro disponibilità ad avviare negoziati per porre fine alla guerra. In merito a ciò, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto sapere, durante i colloqui in Israele per arrivare ad una tregua sia in Libano che a Gaza, che qualsiasi accordo di cessate il fuoco con Hezbollah dovrà garantire la sicurezza di Israele.
Intanto, il primo ministro ad interim del Libano, Najib Mikati, ha dichiarato che gli ordini di evacuazione di Israele sono un crimine di guerra. “Le minacce rivolte dal nemico israeliano ai civili libanesi di evacuare intere città e di allontanarli dalle loro aree e case rappresentano un ulteriore crimine di guerra, che si aggiunge alla serie di crimini commessi dal nemico israeliano, tra cui uccisioni, distruzioni e sabotaggi”, queste le parole di Mikati.
Il primo ministro israeliano ha annunciato di aver rimosso dal suo incarico il ministro della Difesa, Yoav Gallant, con cui aveva dei “contrasti” già da molto tempo. Al suo posto Israel Katz, finora ministro degli Esteri, che sarà a sua volta occupato da Gideon Saar, che ha già accettato l’incarico. Intanto migliaia sono scesi in piazza per protestare contro il licenziamento di Gallant ed anche gli Stati Uniti si sono trovati impreparati di fronte a quest’ultima notizia, ma hanno dichiarato che sono pronti a collaborare con il nuovo ministro della difesa, avvicinandosi a Katz.
Gallant ha poi dichiarato di essere in conflitto con il primo ministro Netanyahu principalmente per tre questioni: “La mia posizione molto rigida sulla coscrizione universale, l’impegno per far tornare a casa gli ostaggi e il mio appello per formare una commissione d’inchiesta statale sul fallimento del 7 ottobre”. Ed a sua volta il primo ministro israeliano ha commentato: “Gravi differenze sono emerse tra me e Gallant a proposito della gestione della campagna militare, e queste divergenze sono state accompagnate da dichiarazioni e azioni che hanno contraddetto sia il governo che le decisioni dell’esecutivo. Ho compiuto sforzi ripetuti per colmare queste divergenze, ma si sono solo allargate”.
L’ufficio stampa governativo di Gaza gestito da Hamas afferma che 84 persone, inclusi oltre 50 bambini, sono state uccise nelle ultime 24 ore in raid israeliani su due edifici residenziali nel nord della Striscia: decine di persone risultano disperse o sono rimaste ferite. Il bilancio dei morti a Gaza dall’inizio del conflitto tra Israele e Hamas è salito a quota 43.341, di cui 27 nelle ultime 24 ore: lo ha reso noto il ministero della Sanità di Hamas. I feriti sono 102.105, secondo la fonte citata da Al Jazeera. Attualmente il popolo palestinese dipende quasi interamente dagli aiuti provenienti dall’estero, soprattutto dall’UNRWA. Ecco perché le ultime leggi israeliane nei confronti dell’Agenzia delle Nazioni Unite significano uccidere l’intero popolo palestinese.
Inoltre quello che sta succedendo nel nord di Gaza è un vero e proprio massacro e lo conferma anche l’UNICEF. La direttrice esecutiva, Catherine Russell, ha affermato che: “Questo è già stato un fine settimana mortale di attacchi nel nord di Gaza. Solo nelle ultime 48 ore, oltre 50 bambini sarebbero stati uccisi a Jabalia, dove gli attacchi hanno raso al suolo due edifici residenziali che ospitavano centinaia di persone. L’intera popolazione palestinese nel nord di Gaza, in particolare i bambini, corre il rischio imminente di morire a causa di malattie, carestia e dei bombardamenti in corso”. La minaccia di Israele in Medio Oriente è sempre più incombente.
Le questioni interne israeliane iniziano a barcollare, infatti, cinque persone sono state arrestate con l’accusa di avere passato alla stampa estera, senza autorizzazione, alcune informazioni custodite in una banca dati dell’intelligence militare, e di averlo fatto per avvantaggiare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Uno degli investigatori ha detto alla rete televisiva di Channel 12 che queste fughe di notizie hanno addirittura messo a rischio le vite dei soldati e degli ostaggi israeliani. Ma il caos all’interno del governo israeliano non finisce qui.
L’unità Lahav 433 della polizia israeliana ha reso noto di aver aperto un’indagine penale, su eventi che risalgono all’inizio della guerra. Secondo l’indagine, funzionari dell’ufficio del primo ministro Netanyahu avrebbero tentato di modificare o “disturbare” alcuni dei protocolli, delle trascrizioni di discussioni nel gabinetto di governo e persino delle conversazioni telefoniche sugli aggiornamenti di sicurezza con i ministri, guidati dal premier. Non è ancora chiaro se il blitz sia collegato alle indagini sulla fuga di notizie, già soprannominata Bibileaks, o all’inchiesta sui presunti tentativi di falsificare i verbali delle riunioni di gabinetto di guerra.
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