
È stato firmato il rinnovo del contratto collettivo per il triennio 2022-24 del comparto scuola. L’accordo, stretto tra l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e i sindacati scolastici, riguarda sia il personale ATA che il corpo docenti. Nello specifico, sono 1,2 milioni i dipendenti che beneficeranno del nuovo accordo. Le risorse ammontano ad un totale di circa 3 miliardi di euro, da sommare ai 240 milioni già previsti dal Decreto Maturità, approvato dall’Assemblea della Camera dei Deputati il 28 ottobre 2025. L’accordo prevede un aumento di circa 150 euro per 13 mensilità. Sono previsti ulteriori aumenti per il triennio 2025/27, la cui pratica di rinnovo avverrà comunque a breve. In questo caso, si stima che l’aumento sarà di circa 135 euro per tredici mensilità.
I sindacati non hanno avuto parere unanime: Cisl, Anief e Snals si dichiarano favorevoli, mentre la Flc Cgil contraria. Quest’ultima ha dichiarato: «Gli incrementi stipendiali previsti e, per oltre il 60% già erogati in busta paga sotto forma di indennità di vacanza contrattuale, coprono meno di un terzo dell’inflazione del triennio di riferimento e sanciscono la riduzione programmata dei salari del comparto». Cisl Scuola, invece, afferma: «Siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto, non avrebbe avuto alcun senso, e nessuna utilità per lavoratrici e lavoratori, perdere altro tempo rinviando la chiusura di un contratto, già scaduto, per il quale non vi erano più margini realistici per avere condizioni più favorevoli». Il sindacato Gilda degli Insegnanti ha sottoscritto il nuovo contratto, seppur giudicando esigue le risorse stanziate in rapporto all’inflazione.
Negli ultimi giorni il governo ha annunciato con soddisfazione la conclusione dei rinnovi contrattuali nel settore pubblico, che hanno coinvolto anche scuola ed enti locali. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito l’intesa un segnale di «continuità e rispetto verso chi lavora ogni giorno per i cittadini», parlando di «impegni mantenuti» grazie alle «ingenti risorse stanziate» per i rinnovi, già estesi a funzioni centrali, sanità, difesa e sicurezza. Inoltre, il ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo ha parlato di un risultato raggiunto «in tempi record» e ha annunciato l’avvio del nuovo ciclo contrattuale 2025-2027. Soddisfazione anche da parte del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che ha ricordato come gli stipendi del personale scolastico fossero rimasti fermi per quasi dieci anni, dal 2009 al 2018. «Restituiamo dignità a chi ogni giorno forma le nuove generazioni», ha dichiarato.
Visto l’entusiasmo e l’esaltazione del Governo Meloni, si potrebbe pensare che tutti i problemi degli insegnanti siano stati risolti. In realtà, nonostante il rinnovo costituisca un importante passo avanti nel riconoscimento di una professione fondamentale come quella degli insegnanti, permangono questioni aperte da affrontare: buoni pasto, contrattazione integrativa, valorizzazione dei profili ad alta qualificazione (EF), formazione incentivata e non solo. Il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, ha definito «non più accettabile» il divario retributivo tra il personale scolastico e gli altri comparti pubblici: «Oggi gli insegnanti guadagnano un terzo in meno rispetto a venticinque anni fa». Il sindacato chiede al governo risorse mirate per il comparto e continua a battersi per il riconoscimento del burnout, la tutela del lavoro usurante, il riscatto agevolato della laurea e un doppio canale di reclutamento capace di ridurre il precariato.
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