
L’inaugurazione dell’anno giudiziario celebrata a Napoli il 25 gennaio è stata una giornata indimenticabile. Come è noto, il Governo sta procedendo con la riforma della magistratura, attuando la separazione delle carriere tra i magistrati requirenti e giudicanti. Ciò, nonostante il parere contrario formulato dal Consiglio Superiore della Magistratura che ha evidenziato come si tratta di riforma che in alcun modo incide sul funzionamento della giustizia e che mina il principio di autonomia e indipendenza dei magistrati requirenti. Il Ministro Nordio ha scelto di partecipare alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario proprio a Napoli.
Sono necessarie alcune precisazioni: questa riforma non pregiudica la carriera dei magistrati. Attualmente i magistrati possono cambiare le funzioni una sola volta nel corso della carriera e se vogliono farlo devono trasferirsi di sede, addirittura fuori dal distretto di Corte di Appello se il mutamento di funzioni avviene nel settore penale. Di fatti, quasi nessuno cambia le funzioni. Questa riforma non incide sugli aspetti retributivi o pensionistici dei magistrati, che dunque non hanno alcun interesse economico a contrastarla. Ciò che i magistrati hanno ben chiaro è che la separazione delle carriere è finalizzata a sottoporre i magistrati requirenti sotto il controllo del potere esecutivo. Questo comporta lo stravolgimento del principio costituzionale della separazione dei poteri e consente al governo di decidere chi e quali reati perseguire, e chi e quali reati lasciare impuniti. La protesta attuata dai magistrati in tutta Italia in occasione della inaugurazione dell’anno giudiziario ha avuto solo questa finalità: esprimere il proprio dissenso e richiamare l’attenzione di tutti i cittadini sui pericoli di questa riforma. Che è una riforma non contro i magistrati, ma contro i cittadini, che non saranno più uguali davanti alla legge. Dopotutto i magistrati sono essere umani, ce ne sono di buoni e meno buoni. Alcuni sono ambiziosi e senza scrupoli e questi sono saliti alla ribalta nella vicenda Palamara: un episodio che ha acuito le tensioni e le divisioni all’interno della magistratura. Ma ce ne sono tanti, tantissimi, che lavorano dalla mattina alla sera senza aspirare ad altro che a fare bene il loro lavoro. E questo è emerso dai dati forniti in sede di inaugurazione dell’anno giudiziario dal Presidente della Corte di Appello di Napoli e dal Procuratore Generale, che hanno evidenziato come, nonostante le numerosissime nuove iscrizioni, i magistrati del distretto sono riusciti ad abbattere in percentuali significative gli arretrati e raggiungere, superandoli, gli obiettivi del PNNR.
Fatte queste premesse, può comprendersi il senso profondo di cosa abbia significato la protesta dei magistrati del distretto di Napoli alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario a Napoli. Ci siamo ritrovati in tanti – eravamo oltre 200 – giudici civili, giudici penali, sostituti procuratori; c’erano colleghi campani che lavorano in Cassazione che hanno scelto di partecipare alla cerimonia di Napoli. Hanno partecipato con noi molti magistrati in pensione, magistrati autorevoli che nella loro carriera hanno ricoperto anche importanti incarichi direttivi; hanno sentito il bisogno di starci accanto, in questo momento difficile. C’erano tanti magistrati giovanissimi, vincitori dell’ultimo concorso e che stanno svolgendo il tirocinio presso i tribunali del distretto. Avevamo la toga, la coccarda tricolore e una bellissima frase di Piero Calamandrei: “In questa Costituzione c‘ è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Questa non è una carta morta… è un testamento di centomila morti. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità… lì è nata la nostra Costituzione”.
Quando è partito l’inno nazionale, ci siamo ritrovati tutti a cantare; è stato un momento di fortissima emozione. Quando ha preso la parola il consigliere del CSM, che ha spiegato i principi costituzionali ribaditi nel parere rimasto inascoltato del Consiglio Superiore della Magistratura ed ha richiamato il discorso dell’ex Presidente della Repubblica, avvocato e giurista napoletano, Giovanni Leone sulla indipendenza della magistratura, abbiamo applaudito talmente tante volte che il suo intervento è durato il doppio del tempo. Quando il Procuratore Generale di Napoli ha spiegato con forza e chiarezza perché magistrati requirenti e magistrati giudicanti devono restare uniti ed egualmente indipendenti dal potere politico, abbiamo applaudito a lungo, perché per la carica istituzionale che ricopre, un tale discorso è stato un atto di coraggio. Quando ha parlato il Ministro Nordio siamo usciti dall’aula, muti, con la Costituzione in mano. Lo abbiamo fatto non per sgarbo istituzionale ma perché il governo va avanti nella sua riforma senza ascoltare i magistrati, che sono un potere dello Stato come lo è il potere esecutivo.
Sono rimasti i consiglieri della Corte di Appello, che per ragioni istituzionali non potevano lasciare l’aula. Ma è stato bellissimo che proprio questi colleghi – che erano posizionati dietro il palco dove si teneva la cerimonia – hanno ascoltato il discorso del Ministro tenendo alta la Costituzione in segno di protesta. La magistratura del distretto di Napoli ha mostrato, in modo icastico, due cose: siamo uniti e non ci arrendiamo. Perché stiamo facendo una battaglia da cittadini prima che da magistrati e la stiamo facendo per la nostra Democrazia. La strada è lunga e difficile. Il governo ed alcuni media ci delegittimano tutti i giorni e non possiamo tacere gli errori fatti da alcuni di noi. Per far comprendere ai cittadini che questa battaglia è per loro dobbiamo innanzitutto riconquistare la loro fiducia. Ma, credetemi, il 25 gennaio noi magistrati abbiamo fatto un primo significativo passo. Ci siamo resi conto che la posta in gioco è troppo alta, che la difesa dei valori costituzionali è troppo importante; ed abbiamo ritrovato la nostra unità.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...