
Si è concluso da poco uno degli eventi globali più importanti dell’anno dedicato interamente alla tutela dell’ambiente: la Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità (COP16). I rappresentanti di 196 nazioni si sono riuniti a Cali, in Colombia, per valutare i progressi sugli impegni del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, l’accordo stretto in occasione della COP di Montreal del 2022 che prevede 23 obiettivi per arrestare ed invertire la perdita di biodiversità entro il 2030.
Alla COP15 di Montreal nel 2022, si era stimato un divario di finanziamenti per la natura di circa 700 miliardi di dollari all’anno. Si parla delle risorse necessarie stimate dagli esperti del settore per garantire una gestione sostenibile della biodiversità e per contrastare il degrado degli ecosistemi.
Ed allora l’accordo aveva fissato un obiettivo di 200 miliardi di dollari all’anno entro il 2030, provenienti da fonti sia pubbliche che private. Le economie più avanzate si erano impegnate a destinare 20 miliardi di dollari all’anno entro il 2025 in fondi pubblici a sostegno dei paesi meno sviluppati.
Eppure, alla COP16 le nuove risorse sono state scarsissime. Non solo la grande maggioranza dei Paesi firmatari dell’accordo ha tradito le promesse fatte, mobilitando ben meno dei 20 miliardi di dollari promessi per il 2025. Inoltre, diversi esperti presenti alla conferenza sottolineano la mancanza di strumenti e indicatori comuni, necessari per guidare Stati, banche e istituzioni finanziarie verso investimenti compatibili con la tutela e la valorizzazione della biodiversità.
Il Global Biodiversity Framework Fund, istituito proprio per raccogliere le risorse investite nella tutela ambientale contava infatti soltanto un modesto ammontare di 244 milioni di dollari. Solo recentemente, si sono aggiunti i contributi di Paesi come Austria, Regno Unito, Germania e Francia per un totale di ulteriori 163 milioni.
Di fronte le disastrose somme tirate in questi due anni, ecco che allora in occasione della COP16, la Colombia ha ufficialmente presentato il proprio Piano d’Azione per la Biodiversità al 2030.
Esso stabilisce 6 obiettivi nazionali (tra i quali spicca la conservazione delle comunità indige) per contribuire al raggiungimento dei 23 obiettivi globali. Per garantirne il raggiungimento sono però necessari strumenti concreti oltre che soli fondi pubblici: «Una delle azioni chiave è progettare la strategia di mobilitazione delle risorse, con fonti pubbliche, private e di cooperazione internazionale», queste le parole del documento presentato.
Durante il summit, sono state infatti presentate varie iniziative per coinvolgere il settore privato. Tra queste, ha spiccato la Tropical Forests Forever Facility (TFFF), un fondo promosso dal Brasile per attrarre 125 miliardi di dollari da stati e investitori, con un rendimento annuo del 5,5% e un ritorno dell’investimento distribuito su 20 anni. I profitti annui di 4 miliardi saranno reinvestiti nella protezione delle foreste tropicali. Anche la Colombia, che supporta la TFFF, ha lanciato un bond di 70 milioni di dollari per finanziare progetti di biodiversità in America Latina. Altro ruolo significativo è assegnato a fondazioni e istituzioni filantropiche che hanno stanziato 51,7 milioni di dollari per sviluppare aree marine protette di qualità in alto mare per la salvaguardia della biodiversità marina nelle acque internazionali.
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