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COPERTINA - Abbattimenti bufale, Fiorentino: "La Regione non segue l'Europa"

Antonio Casaccio
Antonio CasaccioRedazione Informare
8 settembre 20219 min di lettura

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COPERTINA - Abbattimenti bufale, Fiorentino: "La Regione non segue l'Europa"
Sulla questione il parere esperto dell’avv. Mariella Fiorentino

Mariella Fiorentino, avvocato amministrativista, è impegnata professionalmente da mesi nello scandalo riguardante gli abbattimenti dei capi bufalini affetti da brucellosi o tubercolosi. Insieme a colleghi ed ai clienti allevatori, porta avanti questa battaglia di giustizia evidenziando le enormi incongruenze normative che ci sono tra le norme europee, quelle nazionali e quelle regionali.

Un caos senza fine a cui si aggiunge la disperazione degli allevatori che si scontrano con provvedimenti di abbattimento totale, oltre che la completa devastazione di una filiera di eccellenza internazionale. Abbiamo deciso di intervistarla per spulciare i gap normativi ed evidenziare le incredibili incongruenze sui test.

Che idea si è fatta sulla trasmissione della brucellosi dalla bufala all’uomo e su gli eventuali gravi rischi connessi?

«Ad oggi non vengono prodotti documenti scientifici che attestano questa gravità. Nel caso della brucellosi addirittura basterebbe pastorizzare il latte, un procedimento che viene già effettuato per la produzione della mozzarella; di conseguenza questo enorme allarme della Regione Campania non trova motivazioni così fondate. Sulla questione ho trovato un documento molto interessante scritto dall’allora Commissario straordinario della brucellosi Campania e dal Commissario dell’Istituto Zooprofilattico, i quali affermano che la brucellosi convive con l’uomo da millenni. Nei miei giudizi, quindi, ho portato all’attenzione una semplice domanda: se questa patologia convive da millenni con l’uomo, solo ora vi ricordate di uccidere migliaia di capi bufalini? Il documento è pubblico ed è facilmente reperibile su internet, non ho faticato ad ottenerlo».

Sui test diagnostici per la brucellosi qual è la vera realtà? I test fatti in Italia sono affidabili?

«Per la brucellosi, l’Istituto Zooprofilattico (IZ) adotta delle metodiche che sono quelle stabilite da un decreto e da un’ordinanza ministeriale italiana, le quali sono superate da tre Decisioni europee che prevedono test completamente differenti. Addirittura la normativa europea prevede un test ulteriore denominato Elysa, proprio perché ci sono elevatissimi margini di incertezza rispetto ai risultati dei test; tengo a sottolineare che il Consiglio di Stato ha preso atto del fatto che post mortem molti capi bufalini risultavano essere falsi positivi, quindi le bufale erano state abbattute seppur sane».

Il nostro Paese non ha mai preso consapevolezza della fallacità dei test?

«Durante il Congresso internazionale degli Istituti Zooprofilattici, quelli italiani hanno affermato che i test per la brucellosi non sono attendibili. Esiste, addirittura, un rapporto dell’istituto Superiore di Sanità che per i test prevede tutta una serie di crossreattività (correlazioni antigeniche con patogeni affini) che rendono inattendibili tali accertamenti».

Informareonline-fiorentino
Informareonline-fiorentino
Riguardo i test diagnostici per la tubercolosi?

«La questione è ancora più grave. L’IZ del Mezzogiorno ha condotto una ricerca, finanziata dal Ministero della Salute e col supporto di due Università americane, proprio sui test diagnostici effettuati sulle bufale mediterranee. Ebbene, è emerso che tali test non sono quelli idonei per la bufala mediterranea, ma sono efficaci per i bovini; ovviamente la bufala mediterranea ha caratteristiche differenti da un comune bovino. Quindi i test non sono idonei, ma è proprio sulla base di questi ultimi che si effettuano gli abbattimenti».

Qual è la risposta dell’ASL a fronte di queste accuse?

«In giudizio l’ASL ha portato avanti la tesi dell’eclissi immunologica, ovvero che dopo venti giorni il virus va via. Oltre questo hanno affermato l’esistenza di capi bufalini che sono “falsi negativi”, casi che si verificano per diverse condizioni (es. post parto dell’animale), ma questo fa sorgere una domanda: quanti capi “falsi negativi”, e quindi affetti da brucellosi, sono ancora liberi di pascolare e produrre latte? Personalmente trovo molto più preoccupante questo aspetto che quello dei falsi positivi».

Torniamo all’Unione Europea. Come affronta il problema il legislatore europeo?

«L’art. 138 del Regolamento Europeo 625/2017 afferma che l’autorità decide quale misura adottare in caso di non conformità accertata (quest’ultima già in discussione come abbiamo visto). Tra le ipotesi messe a disposizione all’autorità solo l’ultima (la lettera k) prevede l’abbattimento. Da qui si desume che non è previsto l’abbattimento di animali sani mentre in Italia la Delibera regionale della Campania 207/2019 prevede che, quando sussistono determinate circostanze, si debbano abbattere tutti gli animali presenti in allevamento, quindi anche i capi sani. Questo non è assolutamente previsto in Europa».

Quanti abbattimenti ci sono stati quest’anno?

«Tutti gli abbattimenti devono essere tracciati, ma nonostante ciò non riusciamo a conoscere il numero preciso degli abbattimenti di quest’anno. La Regione dà numeri differenti rispetto al Ministero, che a sua volta dà numeri diversi da quelli che il nostro Paese fornisce alla Commissione europea. Nel 2019 il nostro referente in Commissione europea ha chiesto finanziamenti per l’abbattimento causa brucellosi di circa 14mila bufale in tutta Italia, meno della metà di quelle realmente abbattute».

L’Unione europea riconosce, però, risorse di compensazione al nostro paese per gli abbattimenti effettuati…

«Nel 2019 la Commissione europea su 14mila capi bufali abbattuti, riconosce il finanziamento per circa 3mila di questi (1/4 del totale quindi), facendo anche una distinzione tra bufale mediterranee ed altri bovini. Questo appura un fatto chiarissimo: mentre l’Italia chiede finanziamenti per gli abbattimenti senza fare alcune distinzione tra i capi, la CE distingue il valore di una bufala mediterranea rispetto ad altri generi di bovino. La bufala mediterranea è una razza protetta per normativa nazionale e regionale, di questo l’Unione Europea è a piena conoscenza».

Questi finanziamenti europei a chi sono diretti?

«I contributi arrivano alla Regione Campania che a sua volta affida la gestione di tali finanziamenti all’ASL».

Le risorse compensative riescono a sostenere un allevatore che ha subìto, ad esempio, un abbattimento totale?

«L’indennizzo non è tempestivo rispetto all’abbattimento ed è a discrezione dell’autorità, come sancito dal Consiglio di Stato. Esiste una commissione che valuta se concedere l’indennizzo o meno. Tra le altre cose, la legge dice che l’indennizzo non è concesso se l’abbattimento dev’essere coattivo, ovvero se l’allevatore si rifiuta di abbattere l’animale. Quindi il finanziamento non è né automatico né obbligatorio, quindi l’allevatore deve faticare per vedersi riconosciuto questo diritto. Non solo, ma l’indennizzo non copre assolutamente l’acquisto di un nuovo capo bufalino di razza altrettanto pura… è questo il motivo per cui diversi allevatori hanno comprato bufale nei Paesi dell’Est, specialmente in Romania, favorendo in passato il business dei clan camorristici».

Ci sono soluzioni alternative all’abbattimento dei capi bufalini?

«Fino al 2014 c’era la vaccinazione, che di certo non è eradicazione, ma costituisce un’arma di prevenzione che limiterebbe di gran lunga il problema. Dico di più: è lo stesso ministero ad aver acclarato che, fino al 2014, grazie alle vaccinazioni il livello di brucellosi e tubercolosi era notevolmente calato. D’altronde, l’Italia è stata sanzionata dalla Commissione Europea da ultimo nel 2019 proprio per il fallimento dei piani di eradicazione oggi previsti».

Qual è la posizione della Regione Campania sul tema?

«Credo che la Regione Campania si stia dirigendo nuovamente verso la soluzione delle vaccinazioni, anche se vi è un fenomeno strano. A febbraio 2020 il presidente del Consiglio regionale dà un’indicazione sulla base di una risoluzione del Consiglio regionale, approvata all’unanimità dalle commissioni regionali “Ambiente” e “Agricoltura”, nella quale viene ribadita la necessità di un ritorno alle vaccinazioni e la sospensione della Delibera regionale 207/2019, che è quella che ad oggi viene adoperata per gli abbattimenti. A questa risoluzione però non segue l’azione in giudizio, in quella sede la Regione Campania spinge per gli abbattimenti.
Quindi: l’organo legislativo della Regione, all’unanimità, dice di fermare gli abbattimenti mentre in giudizio affermano l’esatto opposto. E, ad ogni modo, alla precisa indicazione dell’organo legislativo regionale poi non segue l’azione della Giunta regionale».

Da amministrativista come valuta la normativa regionale rispetto a quella europea?

«La normativa regionale non rispetta i regolamenti europei, anzi è esattamente contraria a questi ultimi, dai test all’abbattimento».

C’è il rischio di vedere la filiera della mozzarella spostarsi dalla Campania ad altre regioni?

«Il Regolamento europeo n.429 stabilisce la valutazione dei Piani di eradicazione di ciascun Paese membro per garantire l’uniformità commerciale. La bufala mediterranea non è presente solo in Campania, già nel nostro Paese possiamo trovare tanti capi in Piemonte; se ammazziamo la filiera della mozzarella di bufala campana, c’è il rischio che siano altre regioni, o addirittura Stati, a prendere possesso di una tradizione di fama internazionale. Parliamo, inoltre, di un indotto economico davvero imponente per i nostri territori».

Un rischio molto serio che sta mettendo in ginocchio tanti allevatori. Come valuta la condotta della Regione Campania?

«Se la Regione Campania facesse gli interessi dei suoi amministrati (degli allevatori), portando in alto la bandiera della bufala campana e facendo pressione al ministero per il recepimento della normativa europea, magari non ci troveremmo nella grave situazione di oggi».

Come sta adoperando nell’assistenza legale ai clienti-allevatori?
«Personalmente sto portando avanti azioni giudiziali per far riconoscere la contrarietà della normativa italiana e regionale per Brucellosi e TBC rispetto alle normative ed alle precise indicazioni europee, chiedendo al TAR Lazio ed al Consiglio di Stato un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea per definire la questione normativa senza margini di dubbio.
Purtroppo tale richiesta non è mai stata presa in considerazione, perché la magistratura ha ritenuto di decidere semplicemente sulla base di precedenti giurisprudenziali regionali (del TAR Napoli), bypassando completamente la questione del contrasto con le norme europee. Eppure questo è il caso da manuale per una richiesta addirittura d’ufficio da parte della magistratura all’Organo di Giustizia europea deputato a verificare eventuali contrasti di questo tipo.
Pertanto, proprio per l’omesso rinvio pregiudiziale e per la contrarietà delle norme italiane e regionali a quelle europee, attualmente pende reclamo davanti alla Commissione Europea per la procedura d’infrazione dell’Italia, presentato da me e dall’Avv. Amedeo Barletta, soprattutto grazie alla determinazione ed al coraggio del sig. Luciano Simone; perché è stato necessario coraggio nel proseguire azioni giudiziarie nonostante azioni dell’ASL che hanno portato ad un esposto alla Procura della Repubblica, nonostante l’abbattimento di tutti i capi di un allevamento tramandato da generazioni e le conseguenze economiche devastanti che questo ha comportato.
Rimaniamo fiduciosi, dunque, ed in attesa degli sviluppi della Commissione europea al riguardo».

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°221 – SETTEMBRE 2021

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  • #Abbattimenti bufale
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  • #Mariella Fiorentino
  • #Regione Campania
Antonio Casaccio
Redazione Informare

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