
L’America’s Cup torna a Napoli, ma questa volta lo fa indossando la sua veste più importante. L’anno prossimo il capoluogo partenopeo sarà il palcoscenico del match finale della manifestazione velica più prestigiosa al mondo, dove il team di Emirates New Zeland dovrà difendere il titolo conquistato a Barcellona nel 2024. Per la prima volta il nostro Paese costituirà il teatro sia delle fasi preliminari che di quella finale del torneo. Il campo di regata sarà sempre il lungomare partenopeo, mentre le basi operative e logistiche delle varie squadre saranno collocate a Bagnoli. Sulle pagine dei quotidiani si parla della crescita turistica di cui il capoluogo godrà grazie alla manifestazione, di nuovi posti di lavoro sbloccati, di una Bagnoli che sarà rigenerata e riqualificata, di servizi e infrastrutture che saranno a disposizione della popolazione anche dopo l’assegnazione del trofeo.

La vicenda America’s Cup, però, prevede anche una controparte, secondo la quale non è tutto oro ciò che luccica: si tratta di comitati, reti cittadine e residenti perlopiù del quartiere di Bagnoli che, dal momento in cui è stata posata la prima pietra dei lavori, hanno iniziato a mobilitarsi e ad organizzare giornate di protesta contro la manifestazione. Motivo? “Lo stravolgimento del piano originario per Bagnoli”, è la sintesi fatta ai nostri microfoni. Qual è, allora, la verità? L’America’s Cup sarà un’opportunità che Napoli coglierà a pieno?
Dino Falconio, sub-commissario straordinario per Bagnoli, che ricopre l’incarico governativo per la bonifica ambientale e la rigenerazione urbana dell’area e che affianca l’operato del primo cittadino di Napoli Gaetano Manfredi, Commissario straordinario per il SIN (Sito di Interesse Nazionale) Bagnoli-Coroglio, ha fatto leva sullo sviluppo economico che la competizione comporterà:

«Sulla base delle esperienze passate di Barcellona e Valencia, dove l’indotto stimato è stato di un miliardo/un miliardo e mezzo di euro, l’America’s Cup rappresenta un’occasione di sviluppo notevole per la città e per la regione. Inoltre, nei casi spagnoli che ho citato, l’80% dei flussi finanziari è ricaduto sulle imprese regionali».
Al di là dell’evento sportivo, il focus del progetto Bagnoli è incentrato sulla riqualificazione del quartiere e sulla restituzione della balneabilità ai cittadini: «La manifestazione è uno straordinario catalizzatore del processo di bonifica che era in corso e che, con le scadenze impresse dall’appuntamento internazionale, ha avuto un’accelerazione notevole. Al termine dell’America’s Cup ci sarà la riqualificazione della terrazza a mare, l’area che ospiterà gli hangar dei team, la quale acquisirà una funzione di enorme spazio recuperato per la cittadinanza e soprattutto di accesso al mare».
Anche il consigliere regionale Davide D’Errico ha specificato come l’evento non sia un punto di arrivo per Bagnoli, ma debba diventare necessariamente uno di partenza: «L’America’s Cup deve essere un’occasione di riscatto, non un grande evento usato come tappeto sotto cui nascondere i problemi irrisolti. La Coppa passerà, Bagnoli resterà. E dovrà restare più viva, più pulita, più accessibile e finalmente capace di offrire lavoro, sport e futuro a chi la abita. Il successo dell’America’s Cup non si misurerà soltanto dalle immagini trasmesse in tutto il mondo, ma da ciò che rimarrà ai cittadini il giorno dopo». Sul futuro dell’area e sull’entità dei lavori, D’Errico assicura il più attento monitoraggio: «Il piano approvato dal Comune prevede la bonifica ambientale, il ritorno di una spiaggia pulita e balneabile e opportunità di lavoro per i residenti. Questi impegni vengono prima, durante e soprattutto dopo la Coppa America. Dalla Regione Campania vigileremo e pretenderemo che ogni promessa venga mantenuta. Oggi, guardando la colmata, molti cittadini vedono soltanto una distesa di cemento e temono che, finito l’evento, tutto possa restare com’è. Non lo consentiremo».
“Napoli diventerà una vetrina internazionale”. È una delle frasi più ribadite dai soggetti organizzatori e dalle istituzioni. La visibilità, d’altronde, è garantita: al momento non è ancora a disposizione un elenco aggiornato di Paesi che trasmetteranno l’evento, ma si può prendere come esempio l’ultima edizione tenutasi a Barcellona. Due anni fa l’organizzazione dell’America’s Cup ha comunicato che la manifestazione ha avuto 29 contratti broadcast, coprendo 209 territori televisivi (per territorio non si intende Paese sovrano ndr), mentre grazie agli strumenti digitali e ai social network la copertura ha raggiunto 239 territori.
Inoltre, la 37esima edizione spagnola ha registrato un audience globale complessiva pari a 954 milioni di spettatori e circa 11mila ore di esposizione televisiva globale. Per quanto riguarda il numero di visitatori previsti nell’intero periodo della gara, una stima del Ministero del Turismo ha previsto 1,5-1,7 milioni di persone che giungeranno nel capoluogo, con una spesa turistica diretta stimata in circa 370 milioni di euro tra alloggi, ristorazioni e trasporti. Il ministero ha indicato anche un impatto economico a breve termine di circa 690 milioni di euro e un valore potenziale di lungo periodo superiore a 1,2 miliardi di euro, includendo reputazione e indotto post-evento.
Sul lavoro, invece, la stima fornita parla di mille-duemila posti di lavoro potenzialmente permanenti nei settori di turismo, nautica e servizi, mentre per le imprese locali c’è un dato alquanto interessante: il costo organizzativo dell’evento si aggira sui 100 milioni di euro, di cui il 70% dovrebbe ricadere sul territorio, tra forniture, servizi, logistica, accoglienza, allestimenti, comunicazione, sicurezza, trasporti. L’indotto e i benefici per Napoli e la Campania ci sono, almeno nelle previsioni e sulla carta. Bisognerà però attendere la fine della manifestazione per capire se saranno duraturi.
Uno dei primi argomenti di scontro tra istituzioni e comitati ha riguardato proprio il termine bonifica, soprattutto della famosa colmata a mare. Dopo trent’anni di discussioni sull’ipotesi di rimuoverla del tutto, il piano del progetto Bagnoli per l’America’s Cup ha previsto la sua tombatura e messa in sicurezza permanente, con la messa a punto di un capping, cioè una copertura, un tetto, sopra la colmata.
Alla domanda sull’inversione di rotta, Falconio ha affermato che «ci sono varie tecniche con le quali si può provvedere ad un’opera di recupero ambientale. Quello che stiamo facendo in questo momento (l’intervista è stata realizzata a metà luglio, ndr) è una fase modulare rispetto ad un processo completo di bonifica. Non è affatto vero che stiamo lavorando ad una bonifica di serie B: operiamo affinché sia messo il primo tassello di una bonifica completamente a norma di legge e di serie A».
Durante l’intervista, il sub-commissario è entrato anche nel merito delle opere tecniche da realizzare: «È prevista una “palancolata” (una struttura verticale per sostenere il terreno e contenere l’acqua ndr): i bordi della colmata, che adesso emergono in parte dalle acque, verranno tombati con una procedura particolare e grazie a questa ci sarà il totale isolamento dei rischi di dispersione inquinante». Il nocciolo della questione è tutto racchiuso qui: per i commissari e gli altri soggetti coinvolti nel progetto di riqualifica di Bagnoli, basta assicurare che le sostanze racchiuse nella colmata, profondamente nocive per l’uomo e l’ambiente, rimangano …lì e non costituiscano una causa di inquinamento ambientale.
Non è della stessa opinione Riccardo Rosa, giornalista e attivista della Rete No America’s Cup: «Successivamente a battaglie partecipatissime e lunghe decenni, una legge nazionale, un piano regolatore e un piano di sviluppo elaborato da Invitalia avevano imposto la rimozione totale e la destinazione a grande spiaggia pubblica e gratuita dell’intero litorale. In pochi mesi il governo ha modificato in maniera coatta quella legge e, successivamente, in concomitanza con l’assegnazione a Napoli dell’America’s Cup, è stata imposta la permanenza della colmata in loco. Si tratta di un atto gravissimo, perché grazie ai poteri commissariali si è intervenuti a modificare gli strumenti urbanistici senza passare per il consiglio comunale». La decisione delle istituzioni e della struttura commissariale di mantenere la colmata ex Italsider a mare è stata basata su una complessa valutazione di impatto logistico, ambientale ed economico.
Altra critica mossa nei confronti degli enti organizzatori e dei commissari riguarda l’impatto ambientale che hanno i lavori: «Per mesi il quartiere è stato inondato di polveri sottili i cui contaminanti non sono stati mai analizzati, e solo grazie alla pressione dei comitati sono state prese misure di sicurezza minime» ha affermato Rosa. Non è tutto: nelle ultime settimane un altro dibattito tra istituzioni e comitati si è aperto sulla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), una procedura di controllo e prevenzione volta a prevenire in anticipo gli effetti di un’opera o di un progetto sull’ambiente e sulla salute delle persone.

Per i lavori in vista dell’America’s Cup non è stata resa necessaria. Alla domanda sulla mancata adozione della VIA, il sub-commissario Falconio ha chiarito che «la realizzazione dei lavori per le attrezzature dell’America’s Cup saranno temporanei e reversi…bili e non determineranno una stabilità delle presenze. La decisione è stata presa dalla commissione ministeriale del MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), che ha ritenuto la temporaneità di queste opere come causa di esclusione della necessità di una Valutazione di Impatto Ambientale».
Il sub-commissario ha però assicurato che, una volta terminata la competizione, la valutazione sarà eseguita: «Stiamo già preparando tutta la documentazione per la valutazione, che riguarderà l’intera fase di bonifica». Sulle polveri che si sarebbero alzate a causa dei lavori, invece, Falconio ha dichiarato che non si è verificato inquinamento: «I dati del monitoraggio ambientale non segnalano sforamenti al di sopra della norma di legge per quanto riguarda le opere a mare, che sono costantemente controllate attraverso delle centraline-boa. I dati relativi al piano di monitoraggio ambientale a terra segnalano egualmente valori nella norma, con qualche piccola eccezione relativa allo sforamento del PM10, ma entro limiti contenutissimi che non destano particolare allarme. Non ci sono assolutamente emergenze di carattere ambientale».
Una questione ancillare riguarda le famiglie di via Coroglio, che rischiano di essere sfrattate dalle proprie case, ovviamente dietro indennizzo, una condizione a quanto pare necessaria per i lavori. Il reinsediamento delle stesse famiglie nelle abitazioni avverrebbe poi ad un prezzo maggiore di quello di indennizzo per bilanciare il costo dei lavori negli immobili.
Il punto è molto controverso: è indispensabile che le case di queste famiglie prendano parte al piano di risanamento del quartiere, che però rischia di far pagare alle persone un esborso economico per una bonifica che è sì necessaria anche per la loro sicurezza, ma di cui non hanno dirette colpe.
Anche su questo, Falconio è stato chiaro: «Negli anni a venire si dovrà procedere al completamento della bonifica anche nel Borgo Coroglio e per eseguire quei lavori saranno effettuati degli espropri. Gli abitanti residenti a prima del 2016 avranno diritto a degli alloggi sostitutivi che stiamo procedendo a costruire nella zona limitrofa. Se verranno poi ricostruiti dei nuovi edifici nel Borgo Coroglio, loro avranno un’opzione preferenziale per riacquistarli al prezzo di esproprio più l’aumento di valore dell’immobile, perché le spese vengono fatte dallo Stato, e lo Stato non è che fa i lavori gratis per loro».
«Se nei prossimi anni registreremo un aumento delle persone, e giovani, che praticano sport e discipline nautiche, potremo dire che l’America’s Cup avrà lasciato alla città il suo risultato più importante». Anche Emanuela Ferrante, assessora allo Sport e alle Pari Opportunità di Napoli, attribuisce alla competizione sportiva il ruolo di acceleratore della bonifica che avverrà a Bagnoli, con un occhio puntato al futuro dello sport.

«Con Napoli Capitale Europea dello Sport 2026, l’Amministrazione comunale è riuscita già a mettere in campo il più significativo programma di investimenti sportivi degli ultimi anni, che stanno contribuendo a riqualificare e valorizzare il patrimonio sportivo comunale, dalla Piscina Scandone alla Cittadella dello Sport di Ponticelli, dagli impianti natatori cittadini al nuovo impianto di Piscinola. Un tassello fondamentale della competizione è rappresentato dal Parco dello Sport di Bagnoli: parliamo di una grande infrastruttura sportiva pubblica destinata ad accogliere numerose discipline. Un progetto che individua nello sport uno strumento di inclusione, promozione del benessere, contrasto al disagio giovanile e coesione sociale, con il coinvolgimento delle Fiamme Oro nella gestione delle attività sportive, l’istituzione di sezioni giovanili, la promozione di iniziative ispirate ai valori dello sport e della legalità e forme di accesso agevolato alla pratica sportiva per le fasce più fragili della popolazione».
«L’America’s Cup arriva in una città che negli ultimi anni ha già investito in modo significativo sul proprio patrimonio sportivo. Penso innanzitutto alla Piscina Scandone, dove grazie alla collaborazione con la Federazione Italiana Nuoto è stato realizzato un polo federale di eccellenza oggi riconosciuto tra le strutture strategiche del sistema natatorio nazionale. Analogo valore assume il lavoro svolto sul PalaBarbuto, dove sono stati completati importanti interventi di manutenzione straordinaria che ne hanno garantito la piena funzionalità e la fruibilità. Al tempo stesso continuiamo a investire sul patrimonio sportivo comunale. Proprio perché riteniamo che il diritto allo sport debba essere garantito in ogni quartiere, abbiamo destinato un milione di euro alle dieci Municipalità cittadine per la riqualificazione di campetti, palestre scolastiche e spazi sportivi di prossimità».
«Il principale indicatore di successo sarà l’ampliamento della platea dei cittadini che praticano attività sportive con continuità. Gli investimenti infrastrutturali, la visibilità internazionale e le ricadute economiche rappresenteranno certamente altri elementi importanti di valutazione. Se nei prossimi anni registreremo un aumento delle persone, e giovani, che praticano sport e discipline nautiche, potremo dire che l’America’s Cup avrà lasciato alla città il suo risultato più importante».
Luigi de Magistris, ex sindaco di Napoli, è tra i principali critici del lavoro dell’attuale primo cittadino Gaetano Manfredi su Bagnoli.

«Organizzammo la competizione senza costi pubblici, ma soprattutto con zero impatto ambientale distruttivo. Ricordo che durante gli incontri cercammo di trovare la soluzione migliore per Bagnoli: alla fine prevedemmo la bonifica completa con la rimozione della colmata, il ripristino della linea di costa, il mare libero, la spiaggia pubblica, la riqualificazione del Borgo Coroglio, un piccolo porticciolo, la riconversione industriale, un grande parco pubblico, infrastrutture, servizi e impianti sportivi. Il tutto senza aumentare il consumo di suolo».
«L’ordinanza fu storica, non c›erano precedenti in Italia. A dicembre 2013 individuammo gli inquinatori di Bagnoli, che erano la Fintecna, una società per azioni detenuta al 100% da Cassa Depositi e Prestiti, quindi dallo Stato, e la Cementir, appartenente al gruppo Caltagirone. Quantificammo che la somma da pagare era di poco inferiore ai 300 milioni di euro. L’ordinanza scatenò un putiferio».
«Una cosa gravissima, perché ha trasformato gli inquinatori in benefattori. Da Commissario straordinario per il SIN Bagnoli-Coroglio, Manfredi ha annullato tutta l’ordinanza. L’inquinatore non solo non ha pagato, ma è entrato nel Raggruppamento di Imprese che sta operando su Bagnoli».
di Donato Di Stasio e Luca Capone
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