
Diego Armando Maradona. Un nome il cui eco risuona perennemente per le strade della nostra città. Dai ragazzini che corrono dietro ad un pallone invocandolo, ai papà che raccontano le sue incredibili gesta a chi, purtroppo, non lo ha vissuto come avrebbe voluto. Dal ricordo della mano di Dios, alla telecronaca di Victor Hugo Morales e quel “ta-ta-ta-ta” che scandisce il gol del secolo. Passando per l’emozione dei due scudetti, della Coppa Italia, della Supercoppa Italiana e della Coppa Uefa donata al popolo partenopeo.
Fino a quel 25 novembre 2020, giorno in cui tutto il mondo si è unito per dire addio al genio indiscusso del mondo calcistico. Si accendono le luci allo Stadio San Paolo e tutti, tifosi e non, si stringono per piangere un uomo che a modo suo ha fatto la storia. Napoli scende in piazza per dire addio a quel calciatore che gli ha dato così tanto e allestisce un magico museo a cielo aperto, donando cimeli di ogni genere attorno a quello stadio che adesso porta il suo nome. Perché tutto ciò? Perché Diego Armando Maradona non era solo calcio. Un uomo non sempre amato ed apprezzato da tutti, dai risvolti oscuri nella sua vita privata, ma da un talento inimitabile e un cuore invidiabile. Non era solo quei magici palleggi che lui faceva sembrare così semplici. Era molto di più. Diego Armando Maradona era speranza. Speranza per un popolo che si vede costantemente schiacciato dai potenti del Nord. Era un simbolo. Un simbolo di rivalsa, di vittoria, di rivendicazione per chi era sempre stato messo da parte. Un baluardo a difesa dei più deboli. Un uomo che ha fatto sognare giovani ed anziani con un pallone tra i piedi, ma che non si è mai limitato ai confini del campo da gioco. Un rivoluzionario, come ce ne sono pochi.
Diego era il “riscatto sociale attraverso lo sport” e su queste linee si muove la mostra fotografica di Sergio Siano, a cura di Yvonne De Rosa, che sarà presente al Centro Commerciale Jambo1 di Trentola Ducenta fino al 31 dicembre. Un’esposizione gratuita di 139 fotografie, anche inedite, che raccontano le gesta del calciatore e dell’uomo. Attraverso il concept della curatrice, gli scatti ripercorrono la storia della leggenda e del suo rapporto con i tifosi.
«Non si tratta solo della celebrazione dello sportivo – spiega il dott. Salvatore Scarpa, amministratore di Jambo1 – quanto di colui che ha portato un popolo alla rivalsa. Oramai Maradona è un mito che si è schierato sempre a favore dei più deboli. Mi auguro che questa mostra possa svegliare le nostre coscienze ricordandoci che solo con sacrificio ed impegno si può arrivare ai risultati che ognuno di noi spera».

«Io credo che il significato della mostra acquisisca maggiore valenza al Jambo1 – dichiara Carlo Alvino, capo ufficio stampa dell’evento – Maradona ha incarnato meglio di chiunque altro il mito del riscatto sociale di una città e, oserei dire, del Mezzogiorno d’Italia. È un rivoluzionario ed uno strenuo difensore di tutti i Sud del mondo. Fare questa esposizione in un territorio martoriato, che trova spazio sui giornali solo per cose negative, sposa perfettamente questo messaggio di rivalorizzazione». Il dott. Salvatore Scarpa si è, inoltre, dichiarato particolarmente soddisfatto della riuscita della mostra, soprattutto per la presenza all’inaugurazione delle istituzioni pubbliche. «Mi ha fatto molto piacere ricevere i complimenti dal Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e dal capo di gabinetto Bruno Frattasi per la gestione del centro commerciale. Abbiamo portato agli onori della cronaca nazionale la nostra attività al Jambo ed è stata una forte emozione».
Proprio il Ministro Lamorgese ha sottolineato: «È importante far cogliere ai cittadini il valore di restituire alla legalità un bene sottratto alla criminalità organizzata. Ci troviamo in una struttura confiscata alla mafia e restituita alla legalità. Le mostre che vengono organizzate qui, anche a titolo gratuito, possono davvero far cogliere ancora di più ai cittadini il valore sociale di una struttura come questa». Nella nota diramata dal sito ufficiale del Ministero dell’Interno, inoltre, viene ribadito quanto tale struttura sia oggi “un modello di eccellenza della gestione aziendale da parte dello Stato di un bene confiscato alla camorra. Rappresenta, infatti, un importante polo di attrazione dell’agro aversano, del litorale domitio e dei territori di Napoli e di Caserta con una media di 5,5 milioni di visitatori all’anno”. Un riconoscimento importante che si aggiunge alle parole del capo di Gabinetto Bruno Frattasi, ex direttore dell’Agenzia dei beni confiscati, che nel suo intervento ha ribadito il senso profondo della mostra: «Quando ero all’agenzia ricordavo sempre che il riutilizzo ed il recupero di un bene confiscato alla criminalità è una forma di riscatto del bene. Gli si restituisce dignità, gli si dona una nuova vita. E quindi il filo rosso tra l’agenzia dei beni confiscati, il riscatto sociale e la figura di Diego, è davvero molto forte».

Il centro commerciale in provincia di Caserta, quindi, si impegna a mantenere viva la realtà attorno all’esposizione per regalare agli abitanti di questi territori sempre nuove esperienze e nuove possibilità culturali. «Io definisco Maradona un Masaniello che ha portato una seconda rivoluzione a Napoli e credo che questa manifestazione sia un evento irripetibile, perché abbiamo creato qualcosa di davvero bello e significativo», conclude così Salvatore Scarpa, manifestando nuovamente la sua piena soddisfazione per la mostra fotografica.
di Silvia De Martino
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