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COPERTINA - EMERGENCY: oltre la sanità

Donato Di Stasio
Donato Di StasioRedazione Informare
2 gennaio 20267 min di lettura

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COPERTINA - EMERGENCY: oltre la sanità

Indice (3)

  • 1CASTEL VOLTURNO NON HA PIÙ BISOGNO DI AMBULATORI
  • 2A PONTICELLI UNA REALTÀ NON SOLO SANITARIA
  • 3ATTENZIONE ALLA PERSONA

In Campania EMERGENCY, associazione umanitaria nata in Italia nel 1994 su idea dei fondatori Gino Strada e Carlo Garbagnati, ma operante anche all’estero, ha una tradizione che affonda le sue radici tra il 2013 e il 2015, quando furono avviati i primi ambulatori mobili nella provincia di Caserta, esattamente a Castel Volturno, per offrire cure medico-chirurgiche gratuite alla popolazione, in particolar modo ai migranti senza permesso di soggiorno e alle fasce più deboli della società. Due anni dopo il bisogno di presidi fissi sul territorio regionale spinse il coordinamento nazionale della Ong ad inaugurare due sedi, che nel giro di poco tempo sarebbero diventate veri e propri punti di riferimento per i pazienti. Nacquero così i presidi di Castel Volturno e Ponticelli, nella zona est di Napoli, ancora attivi e impegnati nel raggiungimento dell’obiettivo fondamentale dell’associazione: garantire il diritto fondamentale alla salute ad ogni individuo, così come sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Nel corso del tempo, il lavoro di Emergency ha supportato quello del Ssn (Servizio sanitario nazionale), affiancando le prestazioni messe a disposizione dallo Stato e intervenendo, nel caso di urgenze, per sopperire ad eventuali carenze e mancanze.

CASTEL VOLTURNO NON HA PIÙ BISOGNO DI AMBULATORI

La sede di Castel Volturno ha per tanti anni rappresentato il fiore all’occhiello della Ong in Campania. Sorta in una zona con una presenza massiccia di extracomunitari, una buona parte dei quali non regolari, ha sin dalla sua inaugurazione accolto le istanze più gravi, arrivando però man mano a chiudere tutti gli ambulatori. «Oggi a Castel Volturno Emergency ha soltanto uno sportello di orientamento sociosanitario e di accompagnamento ai servizi. Aiutiamo i pazienti con accertamenti, percorsi terapeutici o diagnostici. Gli prenotiamo le prestazioni, li mettiamo in contatto con specialisti e medici di famiglia, gli compriamo i farmaci e glieli portiamo a casa», esordisce ai nostri microfoni Sergio Serraino, coordinatore campano di Emergency, che segue quindi entrambe le sedi.

«È stato fatto un importante lavoro con l’Asl di Caserta. Nel 2020 abbiamo chiuso l’ambulatorio per adulti perché l’Asl è riuscita a potenziare tutti i servizi dedicati agli stranieri senza permesso di soggiorno, inaugurando proprio un ambulatorio dedicato agli STP (Stranieri Temporaneamente Presenti); nel 2022 abbiamo chiuso quello pediatrico dopo che la regione ha messo a disposizione un pediatra di libera scelta per i bambini figli di stranieri senza codice fiscale; infine, a marzo del 2025 abbiamo chiuso l’ambulatorio infermieristico. Noi diciamo sempre che l’obiettivo di Emergency è fare in modo che non ci sia più bisogno di Emergency. Prima arrivavano cinquanta persone al giorno, mentre ora al massimo dieci» continua Serraino, ricordando che a Castel Volturno il 98% delle persone che arriva è di origine straniera. Nonostante la chiusura degli ambulatori, a Castel Volturno Emergency riveste ancora un ruolo fondamentale, sia per i pazienti che per le associazioni del territorio e per la stessa Asl. Ma lo è in un modo diverso, grazie ad altre tipologie di servizi: «Abbiamo avviato il taxi sociosanitario, che ha assistito nel 2024 e nel 2025 circa 160 pazienti. Si tratta di un servizio che deve però essere offerto dal Comune: l’assessore Vincenzo Gatta è rimasto colpito dalla sua utilità e ci ha detto che sta lavorando al regolamento insieme al responsabile dei servizi sociali. Il servizio è a disposizione non solo dei cittadini stranieri, ma anche italiani. Senza il taxi, la gente non riuscirebbe ad arrivare alle strutture per curarsi» afferma il coordinatore regionale, il quale sta anche premendo sulla possibilità di una collaborazione tra amministrazione comunale e Asl per l’apertura a Castel Volturno di un distaccamento del SerD di Capua. Stando alle sue dichiarazioni, la struttura sarebbe già stata individuata.

A PONTICELLI UNA REALTÀ NON SOLO SANITARIA

A differenza di Castel Volturno, a Ponticelli la percentuale di italiani che si affida ad Emergency sale al 30%. Se nella sede casertana la necessità degli ambulatori è venuta meno dopo l’ottima sinergia avviata con l’Asl, qui il bisogno è ancora alto: «Nel presidio di Ponticelli arrivano persone non solo da Napoli, ma anche da paesi come Sarno, Scisciano. L’Azienda sanitaria locale sta facendo un lavoro importante con gli STP e con i servizi di mediazione. Noi siamo molto attivi con i pediatri, perché la regione offre la possibilità di avere un pediatra di libera scelta soltanto ai bambini extracomunitari, e non ai comunitari. Considerando che in questa zona ci sono diversi campi rom con tante famiglie provenienti dall’Europa dell’Est, cerchiamo di tappare questo vuoto normativo. Inoltre, offriamo un servizio di supporto psicologico e un ambulatorio infermieristico, e uno sportello sociale oltre ad avere a disposizione anche due medici di famiglia. Abbiamo deciso di sperimentare una collaborazione tra medici di famiglia e terzo settore, credo un unicum in tutta Italia» conclude Serraino.

Immagine articolo
Sede di Emergency a Ponticelli

Emergency va oltre l’aspetto sanitario. Per i professionisti volontari e strutturati dell’associazione i pazienti non sono soltanto corpi da curare, numeri o codici. Lo si evince soprattutto dalle parole di Crescenzo Caiazza, infermiere che opera a Ponticelli dal 2015 e che ha seguito l’intera evoluzione del presidio: «L’utilizzo di un approccio interdisciplinare nella cura dei pazienti è un valore aggiunto per le persone. Negli ospedali il percorso di cura è standardizzato, fa parte di una dimensione aziendale, e il lavoro di relazione umana viene spesso sacrificato. In Emergency, invece, è diverso. La sfida non si basa soltanto nel trasportare presto un ferito in pronto soccorso, ma anche per esempio far tornare un bambino rom a scuola. Si tratta di sfide ed emozioni diverse». Caiazza parla di un approccio “Comprehensive PrimaryHealthcare” che mette il paziente, o meglio la persona, al centro: a seconda delle esigenze specifiche, vengono disegnati i percorsi di cura, che non sono necessariamente medico-centrici. «In questo modo le competenze di ogni singola figura professionale tra di noi aumentano. Per esempio, quando c’è la possibilità di discutere di casi clinici, il cercare di trovare soluzioni percorribili e praticabili fanno in modo che lo staff abbia una visione più ampia. Utilizziamo il percorso di cura anche come strumento di emancipazione, come strumento che possa garantire un aumento di competenze sociali» afferma Caiazza. Anche a Ponticelli, continua l’infermiere, «l’obiettivo sarebbe, come piace fare ad Emergency, lasciare questo posto ad una rete pubblica di professionisti delle cure primarie e di piccole strutture sanitarie, con l’allocazione di risorse necessarie».

ATTENZIONE ALLA PERSONA

L’evoluzione del presidio dal 2015 al 2025 si collega soprattutto a quella delle persone che entrano in sede come pazienti e si trasformano poi in potenziale per la comunità. Con l’aiuto di Emergency e delle sue attività, oggi possono farlo con ancora più facilità. Camminando per i corridoi della struttura di Ponticelli è possibile incontrare gruppi di persone che si fermano qui anche soltanto per un saluto e per chiacchierare. Nel giorno della nostra visita ne incrociamo uno che risiede proprio nel quartiere, che accede ad attività sanitarie ed extra-sanitarie, come quella delle passeggiate nell’orto sociale. «Prima di entrare per la prima volta qui, pensavo che questo posto fosse destinato soltanto agli extracomunitari e a persone bisognose. Poi ho scoperto una serie di attività che svolgono e alle quali partecipo» racconta Rosanna. «Quando ho visto una realtà del genere a Ponticelli mi sono un po’ spaventato: pensavo che stesse accadendo qualcosa visto che tendiamo ad associare Emergency a realtà di guerra, di degrado e di povertà» dice invece Biagio. I due raccontano che sono stati i medici di famiglia di cui dispone la struttura a portarli dentro il mondo Emergency. «Abbiamo apprezzato in primis il rapporto diverso con i pazienti. Si nota una formazione diversa, più attenta all’accoglienza e al lato umano» continua Biagio. «Nel nostro gruppo è nato un circolo di benessere, stiamo bene insieme. Si è creato un clima di serenità intorno alla camminata che facciamo, la quale aiuta sia fisico che mente. Qui ti accolgono e ti ascoltano, ti tranquillizzano, te ne vai con una soluzione. E, soprattutto, ti fanno sentire una persona» conclude Maria

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Donato Di Stasio
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