
Perché c’è così tanta disparità tra i premi assicurativi delle RC Auto pagati in Campania rispetto a quelli di altre regioni d’Italia? Perché un assicurato di Napoli e Caserta, seppur facente parte della prima classe di merito, paga di più di un utente che vive a Milano, Roma o Firenze? Sono i due quesiti principali che ci hanno spinto ad approfondire il vasto e complesso mondo assicurativo legato al settore degli autoveicoli, per cercare di capire e scoprire tutto quello che c’è dietro. Per farlo abbiamo contattato associazioni, compagnie assicurative, esperti in materia di frodi e singoli utenti, che, per motivi legati alla professione, hanno preferito mantenere l’anonimato.
Prima però di aprire discorsi tecnici, è necessario fare il punto sugli ultimi numeri aggiornati: stando ai più recenti dati IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) pubblicati a dicembre 2025 e riferiti all’ultimo trimestre dell’anno scorso, il prezzo medio dell’RC Auto sull’intero territorio nazionale è stato di 432 euro. Un costo accessibile per un anno, penseranno i lettori. Il problema però è che in quasi tutte le regioni del Mezzogiorno, Campania in primis, i premi schizzano alle stelle: parliamo di almeno 700-800 euro annuali anche per chi nel tempo è riuscito a scalare la graduatoria delle classi di merito, occupando le posizioni di vertice, le quali permettono di pagare un premio più basso.
Parlando sempre di dati e statistiche, la metà delle province italiane registra premi inferiori a 404 euro, mentre a Napoli il costo è superiore di 252 euro rispetto ad Aosta (IVASS, novembre 2024). Tutto questo nonostante le compagnie offrano delle soluzioni per mettere a disposizione dei clienti preventivi più economici e vantaggiosi: scatola nera, franchigia, guida esclusiva. Per fare un altro esempio, se il tasso di penetrazione della scatola nera in tutta Italia si aggira intorno al 17-18%, a Napoli e Caserta la percentuale tocca rispettivamente il 48,1 e il 59,5, segno che gli automobilisti napoletani e casertani cercano in tutti i modi di accedere ad un qualsiasi tipo di risparmio.
Fatta la premessa, le domande riportate all’inizio esigono una risposta ancora più urgente e immediata. Secondo tutte le nostre fonti, la causa principale che comporta una disparità così ampia tra i territori campani e quelli del Nord è una: lo storico di frodi e sinistri falsi. Prendendo sempre come riferimento i dati IVASS, nel bollettino sul comparto auto (2019-2024) Napoli e Caserta hanno quote di sinistri “attenzionati” intorno al 35%, contro la media italiana dell’10-11%. Marco Russo (nome di fantasia), esperto in antifrode nel comparto automobilistico, ci ha aiutato a fare luce sui motivi delle differenze, tracciando anche una linea storica dei fatti accaduti in Campania negli ultimi decenni: «Per anni i sinistri stradali falsi hanno rappresentato un grande occasione di lucro per tante persone. Fino agli anni Ottanta, non esistendo un archivio centrale ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici ndr), quando si verificava un incidente stradale, i personaggi ambigui che orbitavano attorno a questo mondo lucravano con una richiesta di risarcimento a tutte le compagnie. Con la nascita dell’archivio, la prima cosa che una compagnia assicurativa fa adesso quando riceve una richiesta di risarcimento è immettere i dati al suo interno. Oggi è tutto mappato: danneggiante, danneggiato, danni causati, testimoni».
È importante sottolineare che sinistro falso non significa soltanto inventare dal nulla un incidente per richiedere un risarcimento, ma anche “ingigantire” un danno. È così che, per esempio, un piccolo graffio ad uno specchietto può trasformarsi in uno specchietto completamente saltato. O che un piccolo danno al paraurti anteriore possa diventare un danno all’intero lato anteriore del veicolo. La nostra fonte ci ha confermato che si tratta di episodi che si verificano principalmente nelle province di Napoli e Caserta e che in alcune località i sinistri stradali vengono addirittura gestiti separatamente. «A Casal di Principe, così come in tanti altri paesi dell’hinterland napoletano o casertano, ogni sinistro va in area speciale. Significa che viene monitorato di più per verificare se dietro c’è una truffa. Non è tutto: a finire sotto i riflettori di quest’area separata sono anche i nomi di tanti avvocati già segnalati in passato per pratiche sospette. Stessi nominativi, stessi periti, stessa compagnia assicurativa e talvolta anche Giudici di Pace compiacenti. In questi casi la pratica non viene trattata in transazione, ma deve essere risolta con una sentenza» ci ha raccontato Marco, che si è concentrato anche sul cambiamento del ruolo rivestito proprio dai Giudici di Pace in merito a contenziosi e controversie giuridiche.
A differenza di quanto accadeva fino all’anno scorso, quando un Giudice di Pace veniva retribuito in base ai singoli risultati e quindi al numero di udienze e processi tenuti, oggi questa figura viene pagata principalmente con un fisso mensile, il che ha finito per comportare di conseguenza la riduzione di loschi coinvolgimenti: «Questo è uno dei motivi principali per cui da diversi mesi le udienze possono essere fissate a distanza di due-tre anni, nel 2028 o 2029. Prima i Giudici di Pace guadagnavano “a gettone”, quindi avevano necessità e urgenza di programmare ed effettuare un’udienza nell’arco di due-tre mesi. Quello del Giudice di Pace infiltrato in questo sistema illecito non è però un capitolo chiuso, in quanto ancora oggi possono ricevere delle gratificazioni».
Durante le interviste effettuate, è venuto fuori che tutta una serie di escamotage per risparmiare sull’RC Auto non è più possibile. Prima, per esempio, si riusciva senza troppi problemi ad assicurare un’auto presente sulle strade campane come se circolasse in un’altra regione, utilizzando semplicemente il sistema della seconda casa di proprietà. Era conveniente farlo, considerato il fatto che le compagnie assicurative basavano e basano tuttora il premio delle polizze su quello che viene definito “rischio assicurativo” delle città. Sempre secondo Marco, uno dei problemi che influisce sui premi alti sarebbe quello legato alle riserve in bilancio: «Su ogni sinistro aperto, anche per un graffio, le compagnie devono mettere a riserva determinate somme che devono sempre essere disponibili. Denaro che non può essere investito altrove, perché la compagnia deve averli a disposizione qualora si verificassero tutti i sinistri. L’immobilità delle riserve in bilancio è un ulteriore fattore che incide sull’alto costo dell’Rc Auto». E in città dove la percentuale di rischio frode arriva al 35%, le compagnie devono per forza tutelarsi di più.
Tuttavia, secondo quanto riferito dalla nostra fonte, sembra che quello dei sinistri falsi abbia toccato quasi tutta la società civile campana, compresa quella “perbene”: «Quando una richiesta di risarcimento arriva ad una compagnia, di solito il preventivo è sempre gonfiato, proprio perché l’utente pensa: “Mi daranno meno di quello che chiedo”. Dall’altro lato, la compagnia che vede un danno di 1000 euro, effettua una perizia di 600-700 euro perché consapevole che, una volta andata in giudizio, un giudice compiacente potrà aumentarla». Insomma, si apre un circolo vizioso interminabile. Tutti i soggetti coinvolti, utente, avvocato, perito, compagnia assicurativa e giudice cercano di risparmiare (o di guadagnare) più soldi possibili, contribuendo al rincaro dei prezzi.
Nel panorama del Mezzogiorno e campano, non mancano le associazioni che si pongono l’obiettivo di tutelare i cittadini e di guidarli sugli strumenti a disposizione per trovare un prezzo vantaggioso. È questa l’azione di AssicurSud, associazione nata nello scorso dicembre, come ci ha spiegato il presidente Francesco Attena: «Sono stato il primo a soffrire per la disparità territoriale, a causa dei costi dell’RC Auto. L’associazione è nata per difendere gli utenti dagli abusi nel settore assicurativo, per fare informazione e per combattere le disuguaglianze che ci sono». Secondo Attena, però, parte della colpa è da attribuire alle stesse compagnie assicurative: «Fanno dipendere il prezzo dalle statistiche storiche sul territorio: gli incidenti verificati, quanto sono costati ecc. Nelle province di Napoli e Caserta la densità del traffico e la frequenza degli incidenti sono effettivamente sopra la media, non si può negare, ma c’è una cosa molto interessante emersa da un bollettino IVASS pubblicato nell’aprile di quest’anno: qui, a fronte di premi tra i più alti d’Italia, le compagnie spendono molto meno quando devono pagare i sinistri. Tradotto: incassano premi alti, ma quando devono rimborsare i sinistri sborsano cifre molto più contenute. Il risultato, secondo lo stesso Istituto, è che a Napoli e a Caserta le compagnie hanno margini di guadagno più elevati». Oltre a fare informazione, l’associazione fornisce anche «un preventivatore IVASS per calcolare le tariffe base. Una parte del sito è anche dedicata a un nuovo strumento: l’arbitrato assicurativo. Chi ha un contenzioso o un disaccordo con un’assicurazione o con un’agenzia può usare questo strumento».
Dopo aver esaminato le cause di RC Auto care e amare, la conseguenza più visibile sotto gli occhi di tutti a Napoli e Caserta è la forte presenza di targhe estere (in primis polacche e bulgare). Scegliere di utilizzare una targa di questo tipo può significare risparmiare circa il 60-70% sul premio, come testimoniato da Antonio, altra fonte anonima che ha raccontato la propria esperienza ai nostri microfoni: «Anni fa una compagnia assicurativa mi inviò un preventivo pari a 1800 euro annuali. Oggi pago circa 500600 euro con una targa estera. Il risparmio è abissale». Ma come interviene la normativa italiana sul sistema delle targhe estere? Nel nostro Paese la legge (art. 93-bis del Codice della Strada) stabilisce che i residenti in Italia non possono utilizzare veicoli con targa estera per più di 90 giorni. Superato questo limite, l’auto deve essere reimmatricolata con targa italiana oppure registrata al REVE (Registro Veicoli con Targa Estera). Nella penisola, secondo i numeri di alVolante del maggio 2024, si stimano circa 53mila veicoli con targa straniera registrati al REVE, di cui 35mila solo nell’area di Napoli. Non tutti lo fanno, soprattutto dopo la proliferazione di società estere di noleggio auto.
«Con la liberalizzazione del mercato europeo è possibile fare una polizza in un altro Stato. Sono fiorite società di noleggio a lungo termine che offrono un pacchetto completo, nella cui rata mensile è inclusa anche l’RC Auto. Ma le auto sono intestate alle società, non a coloro che le noleggiano» spiega Marco. Ciò comporta il fatto che quando si verificano incidenti causati da questi veicoli, oppure quando gli stessi violano una norma stradale punibile con multa o contravvenzione, sorge un problema che oggi sembra irrisolvibile: chi paga per i sinistri effettuati dalle auto con targhe estere? «L’UCI (Ufficio Centrale Italiano) è l’organismo che gestisce i sinistri avvenuti in Italia causati da veicoli immatricolati all’estero. In caso di incidente con un’auto con targa straniera, è necessario inoltrare la richiesta di risarcimento all’UCI, che poi dovrebbe rivalersi sulla compagnia straniera che ha in carico quella targa». La difficoltà principale sta nel risalire ai dati delle compagnie estere, che finiscono quasi sempre per diventare irrintracciabile.
Per fare fronte ai prezzi alti in Campania, sono state proposte alcune soluzioni dalla classe politica. Francesco Emilio Borrelli, deputato di AVS, ha chiesto al Governo centrale di intervenire in materia con l’introduzione di una tariffa unica nazionale per gli automobilisti virtuosi, ovvero per chi non provoca incidenti da almeno dieci anni. Il Consiglio Regionale della Campania ha già approvato all’unanimità la mozione, che ha messo d’accordo maggioranza e opposizione. L’obiettivo principale è azzerare le sperequazioni territoriali che penalizzano fortemente il Sud Italia a parità di assenza di sinistri. La battaglia è approdata nuovamente in Parlamento il 27 maggio, ma al momento trova ancora un forte blocco da parte della maggioranza nazionale.
di Donato Di Stasio e Luca De Matteis
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