
Da maggio scorso numerosi media hanno dato la notizia secondo cui il governo giapponese ha deciso il rilascio di acqua trattata dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, dove in seguito allo tsunami dell’11 marzo 2011 si è avuto il peggiore incidente nucleare dopo Cernobyl.
Davanti a questa titolazione tanti gruppi ambientalisti hanno fatto sentire la propria voce, pensando che potesse trattarsi di un attacco frontale all’ambiente marino.
Chi segue il lavoro di Informare sa che da anni conduciamo inchieste giornalistiche contro i crimini ambientali, particolarmente per ciò che concerne le ecomafie, e di certo non potevamo restare inermi davanti ad una tale notizia. Così abbiamo approfondito, studiato e deciso di contattare l’Ambasciata giapponese in Italia per dei chiarimenti.
Nel giro di poche settimane abbiamo ricevuto la conferma per un’intervista esclusiva all’Ambasciatore giapponese in Italia Hiroshi OE, un’occasione per far luce sulla questione e per approfondire temi interessanti come i prodotti provenienti dai territori vicini a Fukushima.
Prima di passare all’intervista, teniamo a ringraziare l’Ambasciata giapponese per l’estrema disponibilità e per la cordiale accoglienza. Di seguito il testo integrale dell’intervista.
«Attualmente nei serbatoi sono custodite l’acqua piovana e le acque sotterranee che erano affluite nei reattori dell’incidente entrando in contatto con i materiali altamente radioattivi, e che sono passate nelle apparecchiature di rimozione. Il livello di radioattività di queste acque nei serbatoi è stato abbassato in modo da non influire sull’ambiente circostante.
Le acque non vengono scaricate così come sono, ma vengono purificate affinché soddisfino gli standard normativi e poi diluite notevolmente, almeno più di 100 volte prima di essere scaricate».
«Il 13 aprile il governo giapponese ha deciso il riversamento dell’“acqua trattata” della centrale nucleare di Fukushima Daiichi nell’oceano, ma questo è un processo che avrà inizio tra circa due anni. I tempi per riversare interamente l’acqua trattata non sono stati decisi precisamente e sono variabili dai 30 ai 40 anni.
A febbraio di questo anno, la quantità totale dell’acqua trattata era stimata in 1,25 milioni di tonnellate e l’acqua aumenta di 50 o 60 mila tonnellate all’anno.
Tra gli elementi, si è discusso molto sul trizio, che non può essere rimosso con le apparecchiature standard di rimozione.
In Giappone questo elemento viene diluito fino a un quarantesimo dello standard nazionale (che corrisponde al livello di un settimo della linea guida dell’OMS per l’acqua potabile)».
«Prima di questa importante decisione, il governo giapponese è stato in continua comunicazione con l’Agenzia per l’Energia Nucleare (AEN) e con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA). Ha accettato la missione di revisione dell’AIEA 16 volte e ha pubblicato i risultati. L’AIEA e l’AEN hanno rilasciato le dichiarazioni che riconoscono la decisione come un passo molto importante per lo smantellamento. Continueremo a collaborare con queste due agenzie per assicurare costantemente un attento monitoraggio.».
«Purtroppo la percentuale dei vaccinati in Giappone è la più bassa tra i paesi OCSE.
Le cause sono molteplici: poiché in Giappone non ci sono tanti contagi e morti come in Italia, è probabile che i giapponesi non fossero ben consapevoli dell’urgenza della vaccinazione. Se il nostro Paese avesse subìto danni come l’Italia, la popolazione sarebbe stata più consapevole della necessità di vaccinarsi dalle fasi più precedenti. Un’altra causa di questo rallentamento risiede nella preoccupazione dei giapponesi per gli effetti collaterali del vaccino, la quale era maggiore della necessità del vaccino stesso. Devo dire che adesso stiamo accelerando, ma siamo ancora in ritardo rispetto ai Paesi UE».
«Il governo giapponese ha approvato anche Moderna e Astrazeneca il 21 maggio, però il Giappone, a sua volta, aveva un suo iter di approvazione ed eravamo in ritardo di alcuni mesi rispetto agli altri Paesi. Il nostro popolo è prudente e cauto, ad esempio prima di iniziare la campagna vaccinale abbiamo fatto ripetutamente delle simulazioni di quanto potrebbe verificarsi nel caso in cui ci sia l’urgenza di portare in ospedale dei pazienti che manifestino effetti collaterali».
«Il Giappone rispetta l’eguaglianza. Pensavo che la campagna di immunizzazione partisse da grandi centri come Tokyo o Osaka, in cui il contagio si è diffuso, ma il governo giapponese ha deciso di intraprendere la campagna dopo che i vaccini sono stati distribuiti a tutto il Paese, inclusi i piccoli comuni. Per questo la campagna è iniziata in ritardo.
È un atteggiamento tipico giapponese: l’inizio è lento, ma poi gradualmente diventerà veloce. La vaccinazione agli operatori sanitari sta avanzando e ora inizieremo con gli anziani. Mi aspetto che acceleri prima o poi».
«È stato un concerto per far trasmettere il nostro pensiero alle aree colpite, dopo 10 anni dal terremoto».
di Antonio Casaccio e Angelo Morlando
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