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COPERTINA – Il Sud “svuotato” dai giovani

Redazione Informare
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6 maggio 20266 min di lettura

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COPERTINA – Il Sud “svuotato” dai giovani

Indice (3)

  • 1Diamo i numeri
  • 2Giovani che seguono altri giovani
  • 3Colpa politica

«Oggi l’Italia vive un periodo demografico fortemente differenziato. Il Centro-nord ha stabilizzato il saldo complessivo grazie alle immigrazioni, mentre nel Mezzogiorno la popolazione continua a diminuire in maniera abbastanza intensa a causa delle emigrazioni, perlopiù concentrate nella fascia d’età 18-34 anni»: sono alcune delle dichiarazioni che Corrado Bonifazi, demografo e Ricercatore associato, Direttore dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Consiglio Nazionale delle Ricerche dal 2014 al 2018, ha rilasciato al nostro periodico durante un’intervista per fare il punto sulle partenze dalla penisola, sulla cosiddetta “fuga dei cervelli” di cui si parla ormai da decenni.

Parole che rimandano l’immaginazione ad un fiume lunghissimo che scorre lungo lo stivale ogni anno. Un fiume intangibile, silente, anche se i suoi effetti risuonano più che mai. È il fiume di persone che si sposta inesorabilmente dal Mezzogiorno al Centro-nord, che crea differenze enormi tra le parti del Paese. Non è tutto: molto spesso questo fiume, che parte da regioni come Campania, Puglia, Calabria, Sicilia o Basilicata, tende a sfociare verso l’estero dopo aver trascorso un periodo di tempo nella zona settentrionale italiana. Si tratta del fenomeno della doppia migrazione, che riguarda in primo luogo i giovani del Sud. «Alcune stime della Svimez, riferite al Mezzogiorno, hanno mostrato che i tre quarti della perdita fanno riferimento a loro, con una forte componente di laureati» dice ancora Bonifazi.

In sintesi, le emigrazioni dal Centro-nord vengono in qualche modo “tappate” dagli arrivi dal Sud, mentre quest’ultimo non riesce a colmare un vuoto che influisce fortemente anche sulla denatalità. Sui rischi che l’Italia, e soprattutto il Mezzogiorno, corre, il demografo è convinto che possa esserci uno «squilibrio crescente. La situazione al Sud è preoccupante perché il tasso di fecondità è molto basso, più della Svezia; una percentuale influenzata anche da un’immigrazione straniera più bassa rispetto al Centro-nord. Il problema delle emigrazioni incide riducendo il numero di donne in età riproduttiva, quindi c’è un nesso di carattere matematico».

Diamo i numeri

 A proposito di numeri, dati e statistiche, il report pubblicato dall’Istat nel giugno 2025 “Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente” fornisce una fotografia impietosa: i trasferimenti dal Mezzogiorno al Centro-Nord nel biennio 2023-24 sono stati 241mila, mentre quelli sulla rotta inversa 125mila, determinando una perdita di 116mila residenti al Sud e creando delle differenze strutturali in termini di competitività di lavoro, considerata la percentuale maggiore composta da giovani, laureati e non.

E se l’emigrazione verso l’estero è un fenomeno che interessa tutta l’Italia, le partenze vengono compensate solo nell’area settentrionale: sempre secondo il report dell’Istat, durante il quinquennio 2019-24 il Centro-nord ha registrato un saldo migratorio positivo pari a 53mila giovani italiani laureati. Nel Mezzogiorno, invece, il saldo migratorio è negativo e si traduce in una perdita di 107mila giovani laureati diretti verso il Centro-nord e 25mila all’estero. Ne deriva, quindi, una perdita complessiva di circa 132mila figure. Da qui si crea un circolo vizioso difficile da invertire.

Giovani che seguono altri giovani

Abbiamo deciso di affrontare l’argomento anche con Marco Esposito, giornalista e saggista, autore di “Zero al Sud” e “Fake Sud”, che ci ha raccontato come si sviluppa secondo lui questo circolo vizioso: «È un processo che si autoalimenta, nel senso che i giovani tendono ad andare dove ci sono altri giovani. Se nella tua classe di liceo, oppure nel tuo ambiente universitario, partono tutti, inevitabilmente si valuta la partenza».

La natura delle migrazioni italiane interne e verso l’estero è tuttavia molto cambiata negli anni: «In passato si andava via dal Sud sostanzialmente per l’assenza di lavoro, mentre oggi lo si fa per avere migliori opportunità. Mi spiego meglio: oggi è piuttosto facile trovare un lavoro nel Mezzogiorno, ma non è altrettanto facile trovare un lavoro di qualità. Sia per il contesto dei servizi, penso soprattutto per le donne, e quindi asili nido, sostegno alla natalità, trasporti locali ecc. sia per il contesto lavorativo in generale, cioè opportunità di valorizzazione professionale. Spesso, però, chi va al Nord resta deluso, e di conseguenza decide di trasferirsi all’estero. È un dato su cui riflettere».

Il giornalista è intervenuto anche sulla formazione universitaria e sui possibili motivi che possono spingere un giovane neodiplomato verso le regioni settentrionali: «Il trasferimento universitario è quasi tutta narrazione. È provato da molti fattori che nel Mezzogiorno ci siano atenei e professori di qualità, quindi non c’è un divario tale da giustificare le iscrizioni al Nord. Tralasciando le eccellenze singole di un’università rispetto ad un’altra, laurearsi al Nord non garantisce una formazione universitaria superiore. Ciò è dimostrato dal fatto che i laureati al Sud trovano lavoro altrettanto agevolmente».

Colpa politica

Il tampone di questa emorragia continua potrebbe e dovrebbe essere l’immigrazione straniera, che funziona in parte solo per il Centro-nord. «Dall’estero arrivano solo persone non qualificate, tanto che l’Italia è penultima in Europa per quanto riguarda la quota di laureati tra gli immigrati. Sugli stranieri l’Italia sta facendo politiche veramente miopi» afferma ancora Esposito, che fa un’analisi calzante. Un recente dossier de Il sole 24ore ha infatti certificato che la percentuale di immigrati laureati giunti in Italia è dell’11,7%, contro una media UE del 28%. Inoltre, la cattiva politica migratoria preclude la possibilità di sfruttare l’immigrazione per tamponare il problema della denatalità: coloro che arrivano nel nostro Paese sono prevalentemente uomini e l’attuale governo ha anche reso più difficili i ricongiungimenti.

Per tornare sui giovani, Bonifazi sostiene anche che «è l’area più impellente sulla quale intervenire. Siamo un paese che li penalizza fortemente da tutti i punti di vista: nel lavoro, nei salari. È un punto che dovrebbe suscitare l’attenzione di tutta la politica, perché il problema demografico non è un problema di schieramento politico. Riguarda tutti e impone che prima o poi si facciano delle scelte, perché le conseguenze impattano sul fattore sociale ed economico, non soltanto demografico». Sono dati che dovrebbero far riflettere quelli che abbiamo citato. Il perché ci sia così poca attenzione sul tema è spiegato, forse, sempre dagli stessi numeri: il Centro-Nord riesce (per ora) ad andare comunque in positivo sul saldo migratorio dei giovani laureati.

Quello di cui parliamo quindi è un problema emergenziale solo per il Sud, e troppo spesso ai piani alti ci si dimentica che l’Italia non è solo Torino, Bologna, Milano e Firenze.

Di Donato Di Stasio e Luca Capone

Leggi anche: Informare incontra Pino Maddaloni, oro olimpico del Judo

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  • #Corrado Bonifazi
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  • #Marco Esposito
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