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COPERTINA - La corruzione uccide il futuro: Informare a Casal di Principe

Redazione Informare
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5 luglio 20238 min di lettura

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COPERTINA - La corruzione uccide il futuro: Informare a Casal di Principe

Indice (8)

  • 1Franco Roberti – Europarlamentare già Procuratore Nazionale Antimafia
  • 2Giuseppe Castaldo – Prefetto di Caserta
  • 3Giuseppe Furciniti – Comandate Provinciale Guardia di Finanza di Caserta
  • 4Manuel Scarso – Comandante Provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Caserta
  • 5Francesco Balato – Magistrato Tribunale Santa Maria Capua Vetere
  • 6Federica Colucci – Giudice sezione G.I.P. Tribunale di Napoli
  • 7Francesco Petrillo – Presidente Camera Penale Foro di Santa Maria Capua Vetere
  • 8Raffaele Picaro – Direttore Dipartimento Giurisprudenza Università degli Studi della Campania L. Vanvitelli

“La corruzione uccide il futuro”. Non solo il titolo dell’opera di Gaetano Porcasi in copertina, ma un grido che si è levato da Casal di Principe durante il dibattitto organizzato dalla nostra redazione. I sistemi corruttivi diventano sempre più complessi mentre continuano ad addentrarsi nel sistema degli appalti pubblici, con regole e benefici per tutti gli attori in campo. Relatori d’eccezione, associazioni e cittadini al Teatro della Legalità di Casal di Principe hanno lanciato un messaggio: bisogna smantellare i sistemi corruttivi in provincia di Caserta. Per farlo occorre prevenzione e misure di contrasto serie. Abbiamo il dovere di crederci e impegnarci.

Franco Roberti – Europarlamentare già Procuratore Nazionale Antimafia

Immagine articolo

C’è una riflessione doverosa da fare: il giudizio sociale (e la conseguente valutazione poi sul piano giuridico) sui mafiosi e sui corrotti, è diverso. Richiamando liberamente una riflessione di Isaia Sales, il mafioso nel giudizio sociale è circondato dalla riprovazione, il corrotto corruttore invece è uno di noi, è il professionista, è il “colletto bianco”, è l’uomo di confine tra legalità e illegalità, è il facilitatore. Ecco perché la riprovazione che circonda il mafioso non circonda anche il corrotto. Alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, parlavamo del sistema CAP: Camorra, Affari e Politica, sistema sviluppato poi anche in Sicilia con l’appellativo “il tavolino”. L’imprenditore, il politico ed il mafioso: questi i protagonisti che ricavavano ciascuno il proprio tornaconto da questo “accordo” nel tema degli appalti. Il politico aveva la percentuale di tangente sugli appalti ed il consenso elettorale, l’imprenditore l’appalto e spettava poi la percentuale al mafioso. Niente di intimidatorio, la violenza era mantenuta come arma di riserva a garanzia del rispetto dei patti corruttivi. E per scoprilo, furono essenziali i collaboratori di giustizia, furono loro a spiegarci il sistema. Ma per sradicare tutto il sistema della criminalità organizzata è necessario un lavoro di squadra, sindaci, vere e proprie antenne del territorio, prefetture.

Giuseppe Castaldo – Prefetto di Caserta

premio giuseppe castaldo
premio giuseppe castaldo

La corruzione alimenta la criminalità organizzata, lede la libera concorrenza inquinando l’economia legale, soprattutto sfiducia i giovani. Questi ultimi devono avere fiducia nelle istituzioni e nei rappresentanti politici. I fenomeni corruttivi costituiscono un danno notevole alla collettività. Tutte le norme che abbiamo attuato, fino ad ora sul piano della prevenzione, sembra che non bastino. In un territorio così difficile, tutte le istituzioni devono mettere in campo il massimo impegno in termini di trasparenza e imparzialità. È stato ricordato prima un importante principio costituzionale: l’articolo 54. Spesso i dipendenti e gli amministratori pubblici non lo ricordano, dimenticano che chi svolge funzioni pubbliche lo deve fare con disciplina ed onore, criteri fondamentali a cui devono attenersi.

Giuseppe Furciniti – Comandate Provinciale Guardia di Finanza di Caserta

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Il sistema penale anticorruzione è estremamente articolato, ma, secondo me, ci sono dei margini di miglioramento nella normativa penale in materia di corruzione. Un esempio: noi abbiamo due forme fondamentali di corruzione quella impropria, in cui il reato si configura nel momento in cui il pubblico ufficiale riceve una forma di denaro da un privato; e quella propria, cioè in cui sono commesse violazioni dei suoi doveri d’ufficio. Sul piano della normativa, quest’ultima è più grave. Il problema sta nel fatto che nel momento in cui devono accertare la corruzione propria, devono certificare poi un atto illegittimo, e spesso si scontrano con la normativa di carattere amministrativo. La gran parte dei processi che arrivano in cassazione sono dedicati a stabilire se, perché e come, il pubblico ufficiale ha violato questa norma. Ma perché non configurare un’unica fattispecie di corruzione, data dall’aver semplicemente accettato una forma di denaro? Il fatto di avere una sanzione penale più grave non determina una maggiore efficienza del sistema. Il sistema funziona se noi arriviamo a condannare le persone, non perché c’è una sanzione più grande.

Manuel Scarso – Comandante Provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Caserta

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Sono parecchi i campanelli d’allarme su Caserta: un dato che senz’altro balza agli occhi è il numero bassissimo di denunce per quanto riguarda i fenomeni estorsivi e di usura. Il fatto, però, che ci siano poche denunce, non significa che questi reati non siano presenti nella realtà delinquenziale del territorio; piuttosto che non si è arrivati ancora a quella maturità tale da portare le vittime a denunciare e ad avere un rapporto di fiducia nei confronti delle Istituzioni. Nella provincia di Caserta, attraverso il “Modello Caserta” e con quello che ha rappresentato negli anni passati, lo Stato ha dimostrato la sua presenza e la sua vicinanza ai cittadini, affermando che si può vincere la lotta contro la criminalità organizzata. Occorre più fiducia e meno omertà.

Francesco Balato – Magistrato Tribunale Santa Maria Capua Vetere

informareonline-Balato
informareonline-Balato

La corruzione si inabissa, è tutta nascosta, occultata, è difficile farla emergere. Però in chiave preventiva si deve lavorare molto. Noi, sul versante della prevenzione, cerchiamo di contrastare questo tipo di criminalità sia sul versante personale, colpendo i singoli soggetti che possono essere corruttori abituali attraverso strumenti come la sorveglianza speciale, controllandoli e facendo in modo che si intralci la loro attività criminosa, oppure cerchiamo di mettere in campo gli strumenti patrimoniali. Lo strumento patrimoniale rappresenta il modo per rientrare nella disponibilità per la collettività delle risorse sottratte alla comunità, perché il corruttore sottrae risorse e denaro alla collettività, che vede il costo di un’opera pubblica lievitare. Con lo strumento preventivo, penso al sequestro ma anche a strumenti diversi, si riesce a rientrare nella disponibilità di questi beni. Ma più che al sequestro, pensiamo all’efficacia dell’amministrazione giudiziaria o il controllo giudiziario delle aziende. Con questi strumenti non guardiamo più alla persona, al soggetto corruttore o al soggetto corrotto, spostiamo il fuoco dell’attenzione sulle imprese.

Federica Colucci – Giudice sezione G.I.P. Tribunale di Napoli

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La corruzione non è solo il singolo cittadino che cerca di ottenere un’autorizzazione e chiede aiuto ad un pubblico ufficiale che richiede illegalmente una somma, questo significherebbe sminuire il fenomeno. Corruzione è di più, questo tema mi ha portata a pensare ad un’indagine fatta qualche anno fa con la Guardia di Finanza. Venne scoperto dalla DDA di Napoli, con le indagini coordinate dal Dott. Giordano, un sistema di corruzione. Un sistema che riguardava i comuni del Casertano e alcune stazioni appaltanti di Napoli. Fondamentalmente gli imprenditori andavano dai Sindaci e proponevano determinati studi di professionisti per ottenere dei finanziamenti regionali. A questo punto, lo studio di professionisti redigeva un progetto senza avere mai avuto un incarico formale dal comune: “lavorava gratis”. Il ritorno dello studio era quello di avere l’aggiudicazione del progetto definitivo ed esecutivo una volta ottenuto il finanziamento, oppure avrebbe ricevuto l’incarico dal famoso imprenditore che l’aveva indicato.

Francesco Petrillo – Presidente Camera Penale Foro di Santa Maria Capua Vetere

Dal punto di vista repressivo la normativa italiana in tema di corruzione è abbastanza forte e soprattutto severa: le pene per i peccati di corruzione sono altissime. È probabilmente assai differente la questione della percezione: in una classifica del 2022 l’Italia si piazza solo al 17° posto per la lotta alla corruzione segnando un divario enorme con la Danimarca, prima della classe. Io credo che alla base di questo importante gap ci sia una enorme difficoltà nel far conciliare una normativa all’avanguardia, come quella che abbiamo qui in Italia, con un efficiente piano di applicazione di questa normativa. In Italia la corruzione si nutre di norme scritte male: la poca chiarezza e mancanza trasparenza fanno sì che le norme ci siano ma rendono assai difficile applicarle fino in fondo.

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Raffaele Picaro – Direttore Dipartimento Giurisprudenza Università degli Studi della Campania L. Vanvitelli

Il Pnrr dobbiamo considerarlo una svolta storica per il nostro paese e non possiamo sciupare queste risorse che ci provengono dall’Europa. Ebbene, in termini di impatto sul Pnrr questi ultimi provvedimenti normativi, se raffrontati con i cosiddetti principi scanditi nel contesto della revisione del codice degli appalti (come quello del risultato, quello della fiducia) anelano a realizzare una svolta nella dilatante preoccupazione del nostro legislatore della possibilità di non veder centrati gli obiettivi che sono stati negoziati in sede europea. Quasi come la deresponsabilizzazione della firma del funzionario pubblico si palesi come l’ostacolo sostanziale allo svolgimento e all’accelerazione di tali procedure. Quasi come se si volesse liberare il grande manovratore e non dobbiamo lamentarci se poi la stampa internazionale ci fotografa con vignette offensive.

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