
Succede a volte che, nella vita di ognuno di noi, ci sia la necessità di dover compiere delle scelte e, in alcuni casi, la scelta di restare e lottare sul proprio territorio, è molto più difficile di quella di andare via. È la storia di Nicola Goglia, un giovane ragazzo originario di Casal di Principe che insieme al padre Emilio circa 15 anni fa, hanno deciso di investire nel loro territorio. Un territorio che la maggior parte dell’opinione pubblica identifica solo come “terra di camorra“. Contro tutte queste etichette, Nicola e suo padre Emilio, hanno fondato una pasticceria che continua ad affermarsi come una delle eccellenze del territorio campano in tutta Italia e nel mondo. Ma, si sa, ogni storia ha un suo inizio e Nicola Goglia ce l’ha raccontato. «L’adolescenza a Casal di Principe per me è stata bellissima. È grazie a questo periodo che oggi sono quello che sono: con gli aspetti negativi e positivi. Casale è un paese piccolo, di pochi quartieri, e ci conoscevamo tutti tra noi abitanti, condividendo i vari luoghi e spazi ricreativi. E, volente o nolente, in questo paese si cresce presto. La Casal di Principe di oggi è molto diversa e, fortunatamente, non è quella di 30 anni fa. Una cosa fondamentale che ho constatato negli anni è il rispetto nei confronti delle scelte altrui: io ho frequentato scuole e luoghi di ritrovo con i figli di chiunque e ricordo benissimo che c’era chi la sera non veniva, ad esempio, a giocare a calcetto, ma andava a delinquere. Però il dato di fatto è che se non volevi essere coinvolto in determinate scelte, questo non accadeva: ognuno è stato libero di costruire il proprio futuro, con le proprie colpe o con i propri meriti».
Ognuno, dunque, è stato artefice del proprio destino, chi in un modo e chi in un altro. Il problema, però, è che a volte si è tutti etichettati sotto uno stesso nome: casalesi. «Io stimo coloro che raccontano il territorio solo se l’hanno vissuto. È molto brutto sentirsi tutti etichettati sotto il nome di “casalesi”, generalizzando il nome di ogni cittadino di Casale come un camorrista. Questo è stato un grandissimo errore comunicativo che ancora oggi i cittadini si portano sulle spalle. Proprio per questo motivo spesso, da chi non ha mai vissuto questa realtà, siamo giudicati tutti in modo negativo. Per me è un valore aggiunto, un motivo di orgoglio, perché chi non è di questo paese non sa quanta fermezza e lucidità ci vuole, già da quando si ha 12 o 13 anni, nel capire la strada giusta da prendere». Anche perché, nella vita di tutti, quello che conta è saper scegliere: la via più semplice o quella più lussuriosa non è sempre quella più rosea. «Di certo da ragazzi abbiamo visto il coetaneo in Lamborghini, in Ferrari, però abbiamo saputo anche il prezzo che loro hanno dovuto pagare, perché la realtà era sotto gli occhi di tutti. Il ragionamento che io ed i miei amici facevamo era questo: quelle persone potevano avere tutti i soldi, i vestiti firmati e le auto di questo mondo, ma le loro famiglie stavano scontando anni e anni di pena; i nostri genitori stavano a casa ed era una cosa che non aveva prezzo».

Infatti, Nicola ha imparato tutta l’arte da suo padre Emilio ed è proprio con lui che ha intrapreso questo cammino, riuscendo a raggiungere traguardi molto alti come l’ammissione nell’associazione APEI o il Leone d’Oro a Venezia. «Tutto quello che sono oggi lo devo a mio padre. Lui per me non è stato solo un maestro di arte, ma anche e soprattutto di vita. Mi ha dato gli input e, anche se oggi siamo professionalmente diversi, miriamo verso un’unica direzione: la nostra pasticceria. Osservando mio padre, ho fatto mio un concetto: è questione di mentalità. Se una cosa ti riesce o meno, dipende dall’approccio che hai nell’affrontarla». Una mentalità, quella di insistere nel territorio casalese, che la famiglia Goglia porta avanti da molti anni. Da quando Casal di Principe faceva paura e le faide di camorra erano all’ordine del giorno. Ma questo non ha fermato la voglia di riscatto di un paese che non solo ha sconfitto la camorra, ma è riuscito anche a rialzarsi economicamente e culturalmente. «A Casale la camorra ha perso, ma voglio fare prima una piccola digressione.
Di recente, dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro, abbiamo visto l’applauso dei palermitani: una cosa che trent’anni fa non sarebbe mai potuto accadere. Dunque, queste cose avvengono se si ha il cambiamento culturale e noi casalesi, anche se siamo stati attaccati mediaticamente, abbiamo attuato questo ingranaggio già da tempo posso dire che Casal di Principe è un paese culturalmente cambiato».
La cultura che cambia e riesce a plasmare positivamente interi territori che possono definirsi liberi dalla criminalità. Molti giovani, però, da questi territori scappano. È ormai noto che è sempre più in crescita il numero di giovani che si trasferisce dal Sud al Nord o in un altro paese d’Europa. Nicola, invece, è l’esempio di un giovane che ha fatto del suo territorio una ricchezza, professionalizzandosi e investendo nel luogo in cui è nato, provando a cambiare davvero le cose ed incitando sia i giovani, ma anche le aziende, a cambiare mentalità per un vero rilancio professionale del Sud Italia. «Una mancanza che percepisco nei giovani di oggi è lo spirito di sacrificio. Quando si vede un’arte è come se loro volessero già stare alle finiture, senza affrontare la trafila precedente. Non voglio dire che non hanno voglia di lavorare, bensì che si annoiano molto facilmente. Quello che suggerisco in primis è tanta pazienza, spirito di sacrificio, ma soprattutto studiare ciò che si ama. Lo studio, abbinato alla gavetta, porta a fare tanta strada. Ai giovani dobbiamo sempre ricordare di studiare e di formarsi. Io credo, inoltre, che un po’ di studio e un’analisi interiore, andrebbe fatta anche da molti titolari di attività che per anni hanno sfruttato ragazzi e continuano a farlo tutt’oggi. Personalmente, nella mia pasticceria, piuttosto che “sfruttare” un ragazzo in stage dell’alberghiero, preferisco incontrarlo dopo il diploma per offrirgli un posto di lavoro a contratto. Fortunatamente le aziende più serie sono riuscite a cambiare mentalità, ma la strada è ancora lunga».
È solo riuscendo a cambiare punto di vista che le cose possono davvero cambiare. In un territorio martoriato dalla criminalità, questa è la storia di un vero riscatto: riuscire a far parlare un territorio non solo per le notizie negative, ma per quelle positive. E, come diceva il grande De Andrè non molto tempo fa, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. «Quindici anni fa abbiamo investito tanto a Casal di Principe, con convinzione e dedizione. Abbiamo scelto Casal di Principe perché questa è la nostra terra e qui sono le nostre origini. Ancora oggi continuiamo sempre ad investire su questo territorio ed ogni anno rimoderniamo una parte della pasticceria: proprio di recente abbiamo ristrutturato l’area della cioccolateria.
Sono tutt’oggi felice di aver fatto questa scelta con mio padre e non c’è soddisfazione più grande di sapere che molte persone, provenienti da ogni parte della Campania, scelgono di venire a Casal di Principe per assaggiare i nostri dolci e restano piacevolmente colpiti anche dal nostro splendido territorio, abbattendo ogni tipo di pregiudizio».
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