
Umanità. Libertà. Responsabilità. Questi sono i fili che attraversano le parole degli artisti che noi di Informare abbiamo raccolto in occasione dell’evento Life for Gaza a Bagnoli. Parole diverse per sensibilità e linguaggio convergono in un appello comune: non restare indifferenti, prendere posizione e difendere i diritti umani. Attraverso la voce di musicisti e attori, emerge la volontà di trasformare l’espressione artistica in uno spazio di consapevolezza, solidarietà e comunità.
«Schierarsi con il popolo palestinese, per me, è la conseguenzanaturale della mia prima professione, quella del medico: starevicino ai più deboli, a chi, in questo momento, è vessato da ungenocidio che ormai è conclamato su più fronti».
«Nel momento in cui compaiono sui nostri social del cazzo – traun gattino e una patatina fritta – le immagini di un bambino cheha perso le braccia o ancora di un bambino morto in braccio allamadre, penso sia giusto domandarsi se vogliamo chiederci diessere umani oppure no. La scelta è diventata molto più netta eincisiva: vogliamo essere umani o no?».
«Nelle mie canzoni ho capito, nel tempo e grazie anche alpubblico, che ritornano due elementi fondamentali: la libertà el’identità. “Essere umano” significa avere il diritto di essere, intutte le sue sfumature e in tutti i suoi luoghi».

«Ho sempre avuto grande interesse per le questioni del mondoche ci riguardano. Credo che sia necessario, lo sento forte e lofaccio attraverso la mia musica. Napoli è una città che non sivolta mai dall’altra parte. È sempre stata una grande lezione. Èuna città che si schiera ed è molto vicina al popolo palestinese.Sono orgogliosa della mia città».

«È importante continuare a parlare di Palestina e mantenerealta l’attenzione su Gaza, anche se le notizie ci continuano araccontare il peggio che avviene e che si estende. Per me, ci sideve schierare innanzitutto come persone, come cittadini. Èquesto che fa veramente la differenza».
«Sono molto importanti tutte le occasioni che si creano perparlare di Palestina, per parlare di genocidio, per parlare diuna situazione intollerabile che continua ogni giorno sotto inostri occhi. Questa è una questione di civiltà, di umanità. Io hosempre preso posizione per i diritti umani, al di là delle mie idee.Certo, non impongo nulla a nessuno: se qualcuno non si sente diprendere posizione non è obbligato. Deve valere però anche ilcontrario: parlare non dovrebbe infastidire nessuno».
«La repressione assume varie forme. Anche noi artisti di stradala viviamo, in modi diversi. Ogni volta che si parla di silenziare lalibertà di espressione, io ci sono. Per me l’essere umano è anchearte. Mi sento parte del genere umano. Se tutti lo facessimo,ognuno nel suo piccolo farebbe la differenza»
«Non è una questione politica, è molto prima della politica: è esseree restare umani. Ci sono persone potenti che non conoscono ilconcetto di umanità. Di fronte a certe immagini e scene di bambini,non so come si possa restare freddi, indifferenti. Uso un termine cheutilizzerebbe un bambino: come si fa ad essere così cattivi?».
«Chi fa il mio lavoro ha il dovere di sensibilizzare il cuore dellepersone. È assurdo che nel 2026 si parli ancora di guerre. Da unaparte l’uomo va su Marte, dall’altra ci sono carri armati e missili perimpossessarsi di terre che sono di tutti».

«Dal punto di vista politico e sociale, si è perso qualsiasi rispetto deldiritto internazionale negli ultimi anni. Noi oggi parliamo di Gaza, maanche del Libano e di altri conflitti. Speriamo che un giorno momenticome questo si trasformino in una festa, ma per arrivarci serve ancoraconsapevolezza e un cambiamento reale».
«A Gaza l’orrore non è finito. Life for Gaza è un’opportunità fonda-mentale per dare un senso a quello che faccio. Queste manifestazionici permettono, in un momento difficile, di fare qualcosa di concretoe di dare alla musica il potere di fare comunità, di offrire l’occasionedi trasformare delle canzoni e delle esibizioni in qualcosa che possatrasformare l’umanità».

«Eventi di questo tipo nascono anche per scardinare la falsa ideasecondo cui chi fa musica debba esclusivamente fare musica eintrattenimento. Sono fermamente convinto che ci sia bisogno diprendere posizioni pubblicamente in maniera chiara contro quellache è una deriva criminale della nostra epoca. Bob Marley diceva checi sono tante persone che lavorano affinché il mondo sia peggiore…se noi ci prendiamo un giorno di pausa, siamo finiti!».

di Luca De Matteis e Camilla Esposito Alaia – ph. Loredana Desiato
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