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COPERTINA - Pif, l'ironia della denuncia

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2 dicembre 20176 min di lettura

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COPERTINA - Pif, l'ironia della  denuncia

Indice (5)

  • 1Le denunce ironiche di Pierfrancesco Diliberto
  • 2Davanti la macchina da presa
  • 3Leggi qui l’ultimo numero Dicembre 2017 del magazine Informare:
  • 4Dietro la macchina da presa
  • 5«Essere impegnati è irritante»

Le denunce ironiche di Pierfrancesco Diliberto

 

Piffy, Puf, Piffete… Spritz! Stravolgimenti linguistici derivati dal rapporto confidenziale che il noto conduttore, regista, attore, instaura con il suo pubblico, sempre più vasto e sempre più interessato. Tre lettere che arrivano come uno spruzzo, una freccia pungente di sana goliardia che senza giri di parole colpisce immediatamente il bersaglio con la curva di un sorriso, con il fragore di una risata.

Pif, nome d’arte di Pierfrancesco Diliberto, è un palermitano DOC. Non è il suono di una cadenza a connotarlo ma la tenacia derivante dall’amore per la sua terra, fatta di pregi e difetti. Ospitato dal Teatro Bolivar di Napoli, durante la rassegna “10 Fotogrammi”, l’ex iena siciliana ha avuto la possibilità di raccontarsi, insieme alla sorella Manuela Diliberto (autrice del libro “L’oscura allegrezza”), partendo da scatti fotografici richiamanti il suo impegno, la sua terra e il suo lavoro.

 

Pif e la sorella Manuela Diliberto - Photo credit Carmine Colurcio
Pif e la sorella Manuela Diliberto - Photo credit Carmine Colurcio
Pif e la sorella Manuela Diliberto – Photo credit Carmine Colurcio

 

Davanti la macchina da presa

Iena, autore per la Mediaset e conduttore d’inchiesta: Pierfrancesco trova sempre lo spazio per poter dire la sua, passando dalla politica alle tematiche più sociali, con quel pizzico di ironia che fa parte della sua brillante personalità. È durante l’esperienza con “Le Iene” che, a ventinove anni, viene soprannominato Pif dal collega Marco Berry. Dalla Mediaset passa a MTV (poi divenuta TV8) dove conduce il suo prima programma individuale: “Il Testimone”. Un format atipico che lo vede impegnato in prima persona con inchieste e documentazioni “sul campo”, nel verso senso della parola. Nel 2016 arriva in Rai con “Caro Marziano”. «Il mio primo programma adulto – ha affermato Pif – in MTV non si guardava lo share ed ero libero di dire quello che volevo. Quando MTV è andata sul satellite io ho deciso di restare in chiaro e per questo sono passato in Rai. “Caro Marziano” è stata la cosa più massacrante che io abbia mai fatto, altro non era che “Il Testimone” concentrato in 15 minuti. Quando dovevo presentare un film in Giappone, per esempio, molti andavano al ristorante e io imbracciavo la camera per lavorare. Forse lo facciamo ritornare».

 

Leggi qui l’ultimo numero Dicembre 2017 del magazine Informare:

 

 

 

Dietro la macchina da presa

«In realtà, io da bambino volevo fare il regista cinematografico» afferma sorridendo, gettando uno sguardo alla sua carriera di conduttore e iena per la tv. Prima della notorietà televisiva, un giovane Pif ha provato a rincorrere il suo sogno: collabora con Franco Zeffirelli nel 1999 per il film “Un tè con Mussolini” e nel 2000 con Marco Tullio Giordana ne “I cento Passi”. Nel 2013, finalmente, arriva nelle sale “La mafia uccide solo d’estate”, un backstage sociale e cittadino che offre un punto di vista semplice ed ironico sulla presenza della mafia in Sicilia. «Il successo di questo film è arrivato molto lentamente. Dalle suore, quando ero piccolo, mi facevano vedere sempre film come “Marcellino pane e vino” e alla ventesima visione la noia era tale che speravi subito nella chiamata in paradiso del bambino», ha esordito sarcasticamente. «Non si parlava di mafia perché non c’era questa sensibilità. Sapere che il mio film venga visto dai bambini nelle scuole mi dà tanta soddisfazione. Le nuove generazioni crescono non col mito di Totò Riina, ma con un mito sgretolato ed è fondamentale».

Da “La mafia uccide solo d’estate” è stata tratta anche una serie TV, trasmessa in prima serata su Rai 1, dando la possibilità a Pif di entrare nelle case delle famiglie italiane narrando storie meno conosciute e «dandomi la possibilità di prendere ancora più in giro la mafia», come egli stesso ha affermato. Del 2016, invece, è il suo secondo lavoro da regista intitolato “In guerra per amore”. «Il mio sogno non è il cinema americano, anche se ci sono cresciuto con quei film. Io sono più vicino a Fellini, Almodovar, che sono rimasti se stessi e hanno esportato la loro nazionalità all’estero».

 

Pif - Photo credit Carmine Colurcio
Pif - Photo credit Carmine Colurcio
Pif – Photo credit Carmine Colurcio

 

«Essere impegnati è irritante»

Sul proiettore compare l’iconica immagine di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, quella classica, che li vede sorridenti, seduti a parlare. «Oggi questa foto è un po’ come il volto di Che Guevara» ha affermato sorridente Pif, sempre in prima linea nella celebrazione del ricordo di questi due grandi personaggi. «Erano persone come noi, non vanno santificati. Abbiamo il vizio, purtroppo, di mettere il recinto anti-mafia ed è arrivato il momento di allargare questo recinto. Siamo tutti responsabili. Io non voglio rappresentare il mondo antimafia, io voglio parteciparvi, voglio essere nella lotta». Poi si sofferma sulle figure dei due giudici: «Borsellino muore facendo un gesto semplicissimo, accompagnare la mamma. Falcone tornava a Palermo per un week end. Boris Guliano muore durante il pagamento del caffè al bar. Erano persone normalissime e la loro normalità li rende ancora più grandi, mi dicono “guarda che anche tu puoi farlo”. Questo è il loro più grande insegnamento».

 

Da sx: Manuela Diliberto (sorella di Pif), Michelangelo Iossa (dirittore artisitico Teatro Bolivar) e Pif - Photo credit Carmine Colurcio
Da sx: Manuela Diliberto (sorella di Pif), Michelangelo Iossa (dirittore artisitico Teatro Bolivar) e Pif - Photo credit Carmine Colurcio
Da sx: Manuela Diliberto (sorella di Pif), Michelangelo Iossa (dirittore artisitico Teatro Bolivar) e Pif – Photo credit Carmine Colurcio

 

Piffy, Puf, Piffete… Spritz, qualsiasi sia la storpiatura non cambia l’anima di questo personaggio che rappresenta un’evoluzione precisa della lotta alla malapolitica e all’impegno sociale. Una denuncia continua fatta di sostanza e contenuti, accessibile ad ogni fascia di pubblico per la sua semplicità. Un impegno semplice, come il sorriso di chi concludendo l’intervista ha affermato: «essere impegnati è irritante, ti mette in dubbio continuamente».

di Savio De Marco
Servizio fotografico a cura di Carmine Colurcio

Tratto da Informare n° 176 Dicembre 2017

Tags
  • #Giovanni Falcone
  • #Manuela Diliberto
  • #Paolo Borsellino
  • #Pierfrancesco Diliberto
  • #Pif
  • #Teatro Bolivar
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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