
Da anni il dottor Paolo Ascierto accompagna i lettori di Informare in un percorso di consapevolezza sulla lotta al cancro: dai grandi progressi della ricerca agli effetti collaterali della pandemia sui ritardi diagnostici, fino all’appello, nei mesi più difficili del Covid, a restare uniti per “combattere il nemico”. Oggi torna a farlo con uno sguardo più ampio e maturo, raccontando non solo ciò che è cambiato, ma anche perché la speranza oggi è fondata su dati concreti.
Il recente Premio UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione) ricevuto a Milano non è stato vissuto da Ascierto come un punto di arrivo, ma è diventato l’occasione per guardare avanti. Un riconoscimento che parla non solo di eccellenza scientifica, ma di comunicazione, fiducia e lavoro collettivo. «Ho accolto il premio con sincera gratitudine. Non lo considero un traguardo personale, ma il riconoscimento di un percorso collettivo, costruito nel tempo con sacrifici, confronto continuo e soprattutto grazie alle sfide affrontate ogni giorno insieme ai pazienti. È un premio che testimonia la fiducia nella ricerca, una fiducia che non deve mai venir meno, anche quando i progressi sembrano più lenti delle attese» spiega Ascierto. Riceverlo a Milano ha avuto per lui un valore simbolico particolare: «È la città di due giganti della medicina, Pino Cascinelli, padre della ricerca sul melanoma, e Giorgio Parmiani, tra i padri dell’immunoterapia moderna. Con loro ho condiviso momenti di crescita professionale e legami umani profondi». Ascierto insiste su un punto chiave: la ricerca non è mai individuale. «Un premio come questo appartiene a tutta la squadra dell’Istituto Pascale. Ogni risultato è frutto di un lavoro corale e multidisciplinare che coinvolge medici, ricercatori, infermieri e personale amministrativo. È anche un messaggio forte: la ricerca oncologica italiana è di alto livello e ha un impatto reale sulla vita dei pazienti».

Ripensando al 2020, Ascierto non ha nascosto le difficoltà: «La pandemia ha causato ritardi importanti nella diagnosi dei tumori. Molti pazienti sono arrivati alle cure in una fase più avanzata della malattia. È stato un campanello d’allarme». Eppure, nonostante tutto, la ricerca non si è fermata. «In soli cinque anni la lotta al cancro ha fatto passi da gigante. Sono cambiati gli strumenti, gli approcci, ma soprattutto gli obiettivi. Oggi non vogliamo più solo curare il tumore, vogliamo curare il paziente nella sua unicità biologica e clinica» continua Ascierto. Un cambiamento reso possibile dall’evoluzione dell’intelligenza artificiale, della genomica e delle biotecnologie: «I risultati sono incoraggianti: in alcuni tumori avanzati abbiamo percentuali di sopravvivenza mai viste prima. Ma resta ancora molto da fare».
Sei anni fa l’immunoterapia era già una promessa concreta. Oggi è una colonna portante. «Negli ultimi anni abbiamo visto benefici anche in tumori che in passato erano considerati poco responsivi, come polmone, colon e vescica. Le combinazioni di immunoterapici o con altre terapie stanno aprendo scenari nuovi» spiega ancora Ascierto. Tuttavia, il limite principale resta la resistenza: «Per questo stiamo lavorando su strategie innovative come la terapia cellulare e i vaccini personalizzati». Tra le frontiere più avanzate c’è la terapia con linfociti infiltranti il tumore (TILs). «Si tratta di prelevare le cellule immunitarie dal tumore stesso, espanderle in laboratorio e reinfonderle nel paziente. Sono cellule che hanno già “visto” il tumore e sanno come riconoscerlo» dice ancora l’oncologo. In combinazione con farmaci come il pembrolizumab, «stiamo osservando risposte anche in pazienti difficili. I dati preliminari sono incoraggianti e ci aspettiamo conferme importanti nei prossimi mesi». Accanto a questo, si affacciano i vaccini a mRNA personalizzati: «Sono simili a quelli utilizzati contro il Covid, ma costruiti su misura per ogni paziente, con antigeni specifici del tumore. Stiamo andando verso una poli-farmacoterapia intelligente e mirata».
L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando anche la diagnosi precoce. «Ci permette di analizzare enormi quantità di dati e riconoscere pattern invisibili all’occhio umano. Questo significa arrivare prima alla diagnosi e scegliere la terapia più adatta». Ma Ascierto avverte: «Nessun algoritmo può sostituire il giudizio clinico, l’esperienza e la relazione empatica con il paziente. La tecnologia è uno strumento straordinario, ma il suo valore dipende sempre da chi la utilizza». Un altro cambiamento profondo riguarda il ruolo del paziente: «Oggi il paziente deve essere informato e coinvolto. L’alleanza terapeutica migliora l’aderenza alle cure e la qualità della vita». E in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, che si celebra il 4 febbraio di ogni anno, il messaggio resta essenziale: «La prevenzione salva la vita. Non è uno slogan. Screening, corretti stili di vita e attenzione ai segnali del corpo sono strumenti potentissimi, ancora troppo sottovalutati». Lo sguardo finale è rivolto al futuro, senza retorica. «La mia speranza – conclude Ascierto – è che ogni paziente, indipendentemente dal luogo in cui vive, possa accedere alla migliore cura possibile. Questo richiede investimenti, collaborazione internazionale e una visione che metta il paziente al centro. La scienza ha dimostrato di poter cambiare la storia. Ora dobbiamo darle tutti i mezzi per continuare a farlo».
di Bruno Marfè ph. Angelo Marra
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