
È arrivata così, come un fulmine a ciel sereno. Tanti la aspettavano da tempo, altri meno, probabilmente per nascondersi e celare ancora una volta le proprie responsabilità in merito ad uno degli scempi ambientali più disastrosi che ha segnato in maniera indelebile la storia del nostro Paese: la Terra dei Fuochi.
La CEDU, Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, alla fine di gennaio ha pubblicato e fatto recapitare una sentenza allo Stato italiano, nella quale l’ente sovranazionale ha condannato le classi politiche che si sono succedute negli ultimi decenni per non aver affrontato diligentemente (in realtà l’impegno è stato quasi pari a zero) il problema dell’abbandono e dell’interramento di rifiuti tossici in Campania, di cui grandi quantità sono state nel tempo incendiate ed incenerite, e per non aver tutelato affatto la salute dei cittadini dall’intossicamento atmosferico che ne è derivato.
Entrando più nello specifico e utilizzando le parole del documento della CEDU, quest’ultima ha riconosciuto un rischio “sufficientemente grave, reale, accertabile” e, allo stesso tempo, “imminente” per le persone che vivono nelle zone dove ancora oggi si trovano numerose discariche in attesa di essere bonificate, nonostante le infinite promesse sul tema da parte della politica. Si tratta di un’area, quella tristemente nota come Terra dei Fuochi, che si sviluppa tra le province di Napoli e Caserta e che conta circa tre milioni di residenti.
Persone che hanno presto dovuto confrontarsi con la più grave ripercussione scaturita dalla contaminazione dei terreni, dell’aria e delle acque campane, dovuta a tutti i fenomeni e ai processi illegali sui rifiuti: l’alta incidenza di malattie tumorali e le conseguenti morti che si sono verificate. Tante sono state negli anni le famiglie che hanno dovuto dire addio anzitempo ad un caro, un parente, rivelando e mettendo alla luce una vera e propria ingiustizia sociale.
La nostra amata terra è stata privata del diritto alla vita, letteralmente ammazzata dal connubio politica-camorra, protagonista di business di denaro illeciti sullo smaltimento ed interramento di rifiuti pericolosi, soldi guadagnati in cambio della salute e del sangue dei cittadini.
Si potrebbe pensare che la pronuncia della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo sia stata la goccia che abbia fatto traboccare il vaso ma, invece, quest’ultimo era già caduto da tempo, distruggendosi. Alcune figure del mondo scientifico e di quello politico-istituzionale, così come tante associazioni del terzo settore campane i cui membri sono i cittadini, erano infatti già a conoscenza di dati che dimostravano l’impatto della Terra dei Fuochi sull’insorgenza di diverse patologie e, di conseguenza, sulla vita delle persone. Le parole della CEDU potrebbero essere una rivelazione, una sorpresa per chi i territori interessati dal disastro ambientale non li vive e non li ha mai vissuti, ma tutti gli altri che invece hanno avuto a che fare con le gravi ripercussioni scaturite dalla gestione criminale della monnezza sanno bene a cosa si riferiscono.
La Terra dei Fuochi in Campania (è giusto ricordare che ne esistono altre) è stata dimenticata e abbandonata per tre decenni dalla restante parte d’Italia, che ha preferito lasciare, come si suol dire, le fette di prosciutto davanti agli occhi. Come scritto alcune righe sopra, nomi rilevanti della scienza e della politica si erano già accorti del danno che si stava procurando ai territori regionali, personaggi che sono stati ospiti della redazione di Informare alla fine del mese scorso, in un incontro privato, con l’obiettivo di fornirci spiegazioni e delucidazioni sulle responsabilità di questa strage. Antonio Giordano e Sergio Costa, il primo direttore del SHRO (Sbarro Health Research Organization di Philadelphia) e Professore Ordinario di Anatomia ed Istologia Patologica all’Università degli Studi di Siena, nonché massimo esperto sulle malattie tumorali; il secondo ex Ministro dell’Ambiente e attuale vicepresidente della Camera dei Deputati, e già Generale dei Carabinieri Forestale, hanno raccontato le battaglie sul tema che nel tempo li ha visti protagonisti.


Antonio Giordano è un’eccellenza appartenente alla schiera degli scienziati italiani, trasferitosi ormai da decenni negli Stati Uniti per approfondire la ricerca sulle malattie oncologiche e per portare avanti il lavoro del padre, anch’egli luminare di primo ordine e pioniere della cancerogenesi ambientale da direttore dell’Istituto tumori di Napoli. «Il mio primo lavoro in America fu uno studio sul tumore alla mammella. Usammo per la prima volta i dati delle Sdo (Scheda di dimissione ospedaliera) per bypassare gli ostacoli sui registri tumori, visto che questi non fornivano informazioni e indicazioni. Questo succedeva già allora, probabilmente per mascherare l’effetto delle sostanze chimiche prodotte dalle grandi aziende sul territorio. Le Asl non mettevano a disposizione i dati e in tutta Italia migliaia di casi di malattie oncologiche non riuscivano così ad essere intercettate. Usando le schede, demmo una prova scientifica dell’aumento di tumori, causati dall’inquinamento ambientale. Visitando poi con l’allora Generale Sergio Costa una serie di discariche nel casertano, come Villa di Briano o Casal di Principe, era chiaro che i terreni sottostanti fossero stati inquinati e come la classe politica avesse una influenza economica sull’imprenditoria, insieme al ruolo giocato dalla criminalità organizzata» – racconta Giordano, che si concentra poi su una delle pubblicazioni più importanti che ha suscitato grande scalpore nell’opinione pubblica e adirato parte della classe politica regionale e nazionale. «Il progetto “Veritas” ha dimostrato la presenza di metalli fluidi nell’organismo delle persone che abitano nella Terra dei Fuochi. Uno studio finanziato in parte dalle popolazioni di paesi del napoletano e del casertano e dall’altra da noi dagli Stati Uniti, a dimostrazione della volontà da parte dei residenti di fare luce e chiarezza su un problema enorme. Fummo definiti “squinternati” dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, allarmisti, e attaccati da alcuni colleghi del mondo scientifico, ma oggi la sentenza CEDU non fa altro che darci ragione. Se avessero preso atto dei risultati scientifici degli anni passati, anche la sola conoscenza avrebbe potuto evitare altre cose. Ho visto personalmente bambini con pezzi d’amianto usati come se fossero giocattoli» – dice ancora lo scienziato, entrato poi da ricercatore nell’Istituto Superiore di Sanità ai tempi della scrittura della mission del PNRR sull’ambiente e sulla salute, precisamente sulla stipula di piani di monitoraggio, eliminazione del danno e bonifiche per i siti di scarico illegali di rifiuti. Bonifiche che, al giorno d’oggi e quasi in tutti i casi, non sono ancora partite, così come manca ancora un registro tumori della Campania aggiornato.
La sentenza emanata dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo condanna l’Italia, colpevole dunque di non aver adottato delle strategie ad hoc per affrontare la disgrazia ambientale campana, nonostante le evidenze scientifiche e la disponibilità di fondi stanziati per le bonifiche. Tuttavia, non tutta la classe politica è rimasta con le mani in mano, come Sergio Costa, il quale, da Generale dei Carabinieri Forestale e Commissario per la Terra dei Fuochi, dal 2011 al 2018 si è occupato del lavoro di monitoraggio per individuare quante discariche fossero attive in Campania e le tipologie di rifiuti presenti. «Dopo l’analisi e la certificazione di cosa ci fosse nei siti e da dove provenisse, principalmente da regioni del nord Italia come Toscana, Lombardia e Veneto, nel 2018 da ministro creo una cabina di regia per la Terra dei Fuochi, avvenimento storico, dando vita anche ad una direzione generale che si occupasse esclusivamente delle bonifiche, le quali fino ad allora erano state un addendum di altre direzioni che avevano priorità ed obiettivi primari diversi. La cabina di regia ha comportato il fatto che per la prima volta tutti i soggetti con competenze diversificate, governo nazionale, Regione Campania, 92 sindaci dei comuni interessati, associazioni e comitati, si sedessero allo stesso tavolo per discutere e coordinare le azioni future» afferma Costa, che però si accorge presto di dover fare i conti con una situazione a dir poco paradossale e ambigua.
Nel 2018 i SIN (Siti di interesse nazionale) sono 41, non solo in Campania, ma anche per esempio a Brescia, Crotone, Varese. La Terra dei Fuochi è però esclusa. «Un’assurdità – continua il vicepresidente della Camera – Terra dei Fuochi non era classificata come luogo da bonificare, se non in forma spot. Parliamo di ben 92 comuni che non rientravano nell’emergenza ambientale italiana. Così, alla fine del 2019, viene approvata una legge che istituzionalizza il 42esimo SIN, che è la nostra Terra dei Fuochi. Nel 2021, però, la Regione Campania interviene sulla questione perimetrando l’area inquinata, lasciando fuori senza senso per esempio Castel Volturno e Pianura, che ospita cinque discariche a ridosso delle abitazioni. Anche accettando l’idea alla base della nuova perimetrazione, mi aspettavo che le bonifiche partissero, visto che piano e soldi c’erano. E, invece, quando finisco il mio mandato da ministro, il governo Draghi decide di cancellare la direzione generale per le bonifiche, scelta seguita anche dall’attuale governo Meloni. Cosa devo pensare? Forse c’è un disegno politico diverso e le bonifiche non sono una tua priorità». Un’ipotesi che trova conferma anche dalle recenti affermazioni dell’attuale Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin che, solo recentemente e dopo la sentenza CEDU, in commissione ecomafie del Parlamento ha affermato che ci sono 400 milioni di euro per bonificare i 42 SIN, nonostante sia ministro da circa due anni e mezzo. Perché se ne è ricordato soltanto adesso? La domanda sorge spontanea, a fronte della gente che continua ad ammalarsi e a morire.
Il documento diffuso della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha fissato un termine entro il quale il nostro Paese dovrà procedere con le bonifiche. Si tratta probabilmente della sfida più grande che l’attuale governo dovrà affrontare. La speranza è che tra due anni si parlerà di Terra dei Fuochi solo al passato.
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