
Che fine fa l’amore quando finisce? O quando finiscono le persone che l’hanno vissuto? Magari finisce con loro, o forse resta eterno, sparso in frammenti sigillati in qualche scatolone impolverato e distrattamente riposto in soffitta. Per poi tornare a rivivere negli occhi delle persone che lo riscopriranno, che ne faranno rivivere le Corrispondenze.
Fermarsi al titolo “Corrispondenze” per il progetto espositivo di Yvonne de Rosa – il cui finissage è previsto il prossimo 15 marzo dalle ore 16:00 presso lo spazio Magazzini Fotografici – potrebbe trarre in inganno. O meglio, potrebbe portare il visitatore a fermarsi al concetto di “corrispondenza” come solo scambio reciproco di lettere, pensieri, cartoline e frammenti. Di quelli che spingono gli ultimi romantici a guardare con un pizzico di nostalgia gli amori di qualche tempo fa, quelli confessati ancora fra le righe scritte a mano di una lettera.
Ma “Corrispondenze: un libro in mostra” non è solo questo. Il progetto espositivo del libro “Corrispondenze”, edito dalla Roberto Nicolucci Editore, è un percorso in cui scrittura e fotografia si fondono, per dar vita a una narrazione in cui a corrispondersi non sono solo gli amori ma gli animi, i pensieri, i modi di essere, di fare, di sentire e di amare impressi a mano fra le pagine di una lettera d’amore.
«L’idea alla base del progetto è partita dal ritrovamento di un carteggio amoroso degli inizi del Novecento in cui Francesco scrive a Ida numerose lettere d’amore» ci racconta Yvonne de Rosa, ideatrice e curatrice della mostra, in collaborazione con gli allievi della Scuola di fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. «Il carteggio mi ha incuriosita molto e ho scelto di studiarlo con il supporto di una grafologa e psicologa che, alla fine del percorso, mi ha dato modo di avere un ritratto completo di Francesco, dedotto non soltanto dal contenuto delle lettere, ma soprattutto dal segno grafico».
Segno grafico differente, peculiare e unico per ognuno di noi, che sembrerebbe dire di ciascuno molto più di quanto immaginiamo. «Il segno grafico che noi lasciamo mettendo penna su carta è quanto di più vicino alla nostra essenza, alla parte più vera di noi. Una sorta di “impronta digitale”. Per me che lavoro con le immagini e con la fotografia è stato affascinante scoprire che il nostro ritratto più veritiero è nei segni che lasciamo scrivendo, e proprio questo mi ha portata a proseguire questo lavoro di ricerca».
Ed è così che la corrispondenza fra Francesco e Ida si interseca con quella fra Magda e Edoardo.
«Dopo aver conosciuto Francesco e il suo amore per Ida, ho cominciato a cercare una corrispondenza che non fosse solo cartacea e amorosa, quanto piuttosto quelladi una persona che fosse emotivamente e psicologicamente uguale a Francesco, e l’ho trovata in Magda».
Conosciamo così la storia di Magda, giornalista indipendente che da New York scriveva a Edoardo, soldato in guerra che aveva conosciuto soltanto tramite le lettere che spesso, all’epoca, i soldati inviavano dal fronte ad indirizzi di sconosciute trovati casualmente su qualche giornale. Nelle sue lettere Magda, per ben sette anni, aveva dichiarato ed implorato un amore profondo, lasciando trapelare dalle sue parole un disperato desiderio di tornare a Napoli – città che fa da sfondo anche alla storia di Francesco e Ida – per costruire il loro nido d’amore.
«Analizzando il carteggio di Magda che scrive a Edoardo dal punto di vista grafologico e psicologico, siamo giunti alla conclusione che Francesco che scrive a Ida corrisponde come personalità, modo di essere, tipologia di amore a Magda che scrive a Edoardo. Due personalità complesse, dilaniate da un grande vuoto interiore che provano costantemente a colmare tramite l’altro. Un profilo psicologico, del resto, molto frequente anche oggi, visibile nelle personalità che spesso si ritrovano a ripetere all’altro “se mi lasci mi uccido” che poi, purtroppo, può tramutarsi anche in un “ti uccido”». È così che il titolo “Corrispondenze” assume un significato ben più profondo della sola corrispondenza cartacea o amorosa.
La mostra è un vero e proprio percorso fra frammenti di due esistenze che si sfiorano senza mai incontrarsi.
«L’idea che volevamo dare ai visitatori era quella di star scoprendo loro stessi le lettere del carteggio, proprio come si sono presentate a me quando le ho studiate. È una mostra fatta di pezzi, di frammenti di frasi che si intravedono. Anche le fotografie esposte nella prima sala, al negativo, sono una rappresentazione emotiva, più che didascalica, del contenuto delle lettere, una sorta di “correlativo oggettivo». La seconda sala, invece, traspone le due storie in un percorso fotografico che, tramite le immagini, ci ricorda l’impermanenza degli uomini, e il fatto che quello che rimane di loro, che va oltre e resta eterno è la scrittura, sono le parole, anche se impresse su un supporto fragile e delicato.
E proprio con le parole dei visitatori si conclude il percorso. Con i pensieri – rigorosamente scritti a mano – che ciascuno può scegliere di lasciare in un cassetto semi-aperto che potrebbe forse – o sicuramente, chissà – custodire mille inconsapevoli “Corrispondenze”.
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