
Con una sentenza che segna certamente un passaggio importante nella tutela dei diritti dei bambini e delle famiglie omogenitoriali, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del divieto per la madre intenzionale di riconoscere come proprio il figlio nato tramite procreazione medicalmente assista praticata all’estero.
Secondo la Corte Costituzionale, negare alla madre intenzionale, cioè colei che, insieme alla madre biologica, ha partecipato alla scelta di accedere alla PMA, il diritto di riconoscere il figlio sin dalla nascita viola il diritto del minore a un’identità personale, stabile e coerente con la realtà familiare in cui cresce.
Nel testo si legge «L’attuale disciplina non garantisce il miglior interesse del minore e lede il diritto ad avere uno stato giuridico certo fin dalla nascita». In particolare, viene richiamato l’articolo 2 della Costituzione in cui è presente la tutela dell’identità, l’articolo 3 in cui si sancisce l’uguaglianza e razionalità delle leggi e l’articolo 30 in cui si afferma il diritto dei figli di essere mantenuti, educati e istruiti da entrambi i genitori.
Non si tratta pertanto di un riconoscimento ideologico come invece sostiene qualche parte politica, ma una decisione che ha come fulcro il benessere del bambino, che ha il diritto a ricevere cure, educazione e affetto da entrambe le figure genitoriali ugualmente riconosciute. In breve, si afferma che l’assunzione condivisa di responsabilità da parte di chi accede alla PMA non può essere ignorata o smentita dall’ordinamento giuridico. Altrimenti a pagarne il prezzo più alto sono i soggetti più fragili della nostra società e cioè i bambini.
Diversa la valutazione della Consulta sulla possibilità di accedere alla procreazione assistita da parte di donne single. Su questo punto, la Corte ha confermato che l’attuale divieto non è irragionevole né sproporzionato. Non si esprime quindi un giudizio in merito, ma si ribadisce che eventuali aperture spettano al legislatore e non alla Corte. In questo senso la Corte pur riconoscendo che non vi sono ostacoli costituzionali a un’estensione dei benefici della PMA anche ai nuclei monoparentali, non interviene in assenza di una volontà politica chiara.
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