La Corte internazionale di Giustizia dell’Aja ha dichiarato illegale l’occupazione di Israele nei territori palestinesi. La Corte, nel suo parere consultivo alle richieste dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha fortemente sottolineato: “Lo Stato di Israele ha l’obbligo di porre fine alla sua presenza illegale nei territori palestinesi occupati il più rapidamente possibile, di cessare immediatamente tutte le nuove attività di insediamento, di evacuare tutti i coloni e di risarcire i danni arrecati”.
Arriva anche la risposta del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che afferma: “Il popolo ebraico non è conquistatore nella propria terra, né nella nostra eterna capitale Gerusalemme, né nella terra dei nostri antenati in Giudea e Samaria. Nessuna falsa decisione dell’Aja distorcerà questa verità storica, così come non si può contestare la legalità dell’insediamento israeliano in tutti i territori della nostra patria”.
La Corte dell’Aja ha dichiarato per la prima volta “illegale” l’occupazione di Israele nei territori palestinesi. Nonostante questo sia un punto di svolta importante che potrebbe aumentare la pressione e l’isolamento ai danni dello stato israeliano, il verdetto dell’Aja non è una sentenza, ma un parere, e quindi non è vincolante. A questo punto il parere dell’Aja potrebbe sembrare quasi inutile, ma in realtà obbliga la comunità internazionale a riconoscere la non legalità di certe azioni. In questo caso l’occupazione israeliana.
Infatti, secondo la Corte di Giustizia, Israele sta violando la quarta Convenzione di Ginevra, in particolare l’articolo 49. Quest’ultimo vieta ad una potenza occupante di trasferire una parte della sua propria popolazione civile nel territorio da essa occupato. L’articolo 49, nel concreto, si è manifestato con il trasferimento ed il mantenimento della presenza di coloni israeliani nei territori palestinesi, in particolare in Cisgiordania e nella Gerusalemme Est.
Quando parliamo di colonie israeliane ci riferiamo a degli insediamenti formati da case, strade, scuole ed uffici che vengono appunto costruiti nei territori palestinesi. Il tutto sotto autorizzazione e promozione da parte del governo israeliano. Infatti, nel tempo, tutti i governi israeliani hanno permesso e promosso la costruzione di colonie nei territori palestinesi. Basti pensare che dal 1967 ad oggi, oltre 400 mila cittadini israeliani si sono stabiliti in colonie in Cisgiordania, violando così il diritto internazionale.
Nel parere della Corte si può leggere “L’illegalità riguarda l’intero territorio palestinese occupato da Israele nel 1967. Questa è l’unità territoriale attraverso la quale Israele ha imposto politiche e pratiche per dividere, frammentare e frustrare la capacità del popolo palestinese di esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione”. Intanto, Benjamin Netanyahu, ha da poco ampliato il programma per la creazione di nuove colonie ed ha poi annunciato piani per la costruzione di nuove unità abitative.
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