
Corteo a Roma per l’eliminazione della violenza sulle donne: marea in movimento
Ieri 25 novembre 2023 a Roma il movimento politico non una di meno ha indetto un corteo per l’eliminazione alla violenza strutturata nel nostro sistema. Al corteo organizzato a Roma ci sono state circa 500.000 mila persone presenti. Il corteo a Roma è iniziato con un raccoglimento al Circo Massimo in cui ci siamo tutti seduti e ci siamo raccolti in un riflessivo silenzio per qualche minuto, dopodiché proprio come una marea ci siamo alzati e insieme ci siamo diretti verso San Giovanni. Abbiamo approfittato di questo evento per dare voce a tre donne di diversa età e un uomo.

La prima intervistata è di una donna di 55 anni, di Brescia, che milita da trentacinque anni, di cui cinque con il movimento non una di meno.
Come mai ha deciso di militare con non una di meno?
«Sono entrata in non una di meno perché è un gruppo transfemminista che si dichiara apertamente antifascista antirazzista e anticapitalista».
Per lei qual è il collegamento tra il transfemminismo e l’anticapitalismo?
«Credo che il capitalismo non potrebbe restare in piedi se non ci fosse il lavoro sfruttato delle donne e credo che per abbattere tutte le oppressioni, ci sia bisogno di combattere insieme contro tutte le queste. Io combatto contro l’oppressione patriarcale, ora siamo in corteo anche per mostrare la nostra solidarietà alla popolazione palestinese che sta subendo un genocidio».
Perché trova utile usare come mezzo verso quest’obiettivo i cortei?
«Trovarci insieme ci dà forza, credo che in una società come quella in cui viviamo in cui ti insegnano ad essere da sola e a fregartene degli altri soprattutto se sei donna, diventa importante dimostrare che nessuna di noi è sola e che non dobbiamo solo subire e stare zitte, ma che dobbiamo muoverci».

Per la prima volta nella storia italiana abbiamo una premier donna, cosa ne pensa a riguardo?
«Penso che nonostante sia una donna non si sia schierando come dovrebbe, ha peggiorato il nostro già corrotto sistema con i tagli del 70% delle risorse per la prevenzione della violenza contro le donne e passando dai 17 milioni di euro stanziati dal governo ai 5 del 2023, per non parlare dell’iva che sale su assorbenti e prodotti sulla prima infanzia. Con questo governo non credo che obiettivamente una nostra manifestazione, fossero stati anche due milioni di persone, possa portare un cambiamento. Il cambiamento lo portiamo noi dal basso e in momenti come questi ci diamo forza».
La seconda intervista è stata fatta ad una mamma ed una figlia, di 27 e 7 anni, di Roma. Alla bambina chiediamo:
Con chi sei venuta qui?
«Con mamma e nonna»
Perché sei qui?
«Per la manifestazione contro la violenza sulle donne, me l’hanno spiegato mamma e nonna a casa»
Secondo te esiste una violenza da parte dei maschi contro le donne?
«Sì, pure nella mia classe»
E tu vorresti che finisse?
«Sì, perché siamo tutti uguali »
Alla mamma chiediamo:
Perché per lei è importante essere qui oggi?
«In quanto madre mi sento in dovere di educare mia figlia e di apportare il mio contributo per un cambiamento»
In che modo pensa che possa essere utile a sua figlia essere qui con lei?
«Comincia a comprendere la realtà che c’è, ma che nonostante questa non è sola e ha una rete intorno a lei»
Come mezzo che importanza dà al corteo?
«Ti senti parte di qualcosa, smetti di sentirti matta e inizi a sentire che più persone desiderano un cambiamento. Però non basta, ognuno nel suo piccolo deve mettere il suo semino e aspettare che germogli. Nel mio caso credo che l’educazione che ho ricevuto sia stata importante, potevo nascere in un’altra famiglia e credere che tutto quello che viviamo fosse normale».
E infine abbiamo intervistato anche uno dei pochi uomini presenti, di 22 anni, di Brescia.
Perché per lei è utile scendere in piazza?
«Perché penso ci sia un’urgenza di presa di coscienza riguardo la nostra società, la quale ha dei meccanismi che dipendono dal patriarcato e tutte le dinamiche che ne scaturiscono diventano penalizzanti per le donne»

Come ti senti in quanto uomo a vedere che siete così pochi oggi?
«Sicuramente come situazione è molto triste, penso che la presa di coscienza da parte degli uomini sia ancora da sensibilizzare parecchio»
Quanto ti senti nel tuo piccolo di star affrontando le cose per cambiarle?
«La responsabilità che hanno gli uomini è grandissima, bisogna lottare con forza con sé stessi per acquisire una presa di coscienza. Io personalmente cerco nel mio piccolo di allontanarmi da tutti quei comportamenti che incoraggiano in qualche modo il patriarcato, cercando anche di portare dalla mia altri ragazzi, alcuni come me si sentono vicino o meglio dentro la causa, altri ancora no e fanno fatica a capire che alcune battute non sono battute».
Reportage a cura di Alice Gaudino
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