
Le sussurrate parole di Bocca Dorata danno la perfetta sensazione di come avventura e viaggio siano in simbiosi, poiché la necessità di scoprire se stessi -il gnōthi sautón del tempio di Delfi- e di incontrare l’altro è nel dinamismo di ogni uomo. Parto, per dove per cosa? Non lo so, ma ricerco e la scoperta si manifesterà.
Corto Maltese, è un piacere.

È intriso di narrazioni. Da eroe virile, nel primo racconto, si trasforma in un filibustiere gentiluomo e poi si politicizza e poi ancora muta: “Non sono un eroe io”. Egli non si può cristallizzare in uno stereotipo ma è aperto a identità multiple. È alchimia, come “La Rosa”. Senza dubbio è uno straniero che appare diverso, non è familiare, è di ardua comprensione ma non è né migrante né esiliato. Nulla lo costringe al proprio girovagare, vive il proprio movimento come occasione per attraversare più mondi, nei quali la propria estraneità oggettiva si tramuta in umanità e in realtà avventurose. Rassicurante, pacato ma estremo, sempre pronto a spingersi verso la ricerca dell’altrove, non per un tesoro, ma per bisogno.

Nei suoi intensi giorni non possono mancare le donne, chiave essenziale in molti racconti. I personaggi femminili sono ambigui e doppi. Donne coraggiose, indipendenti, audaci ed anche imperfette perché sono vere. Pandora è, forse, il senso della donna più romantico delle storie di Corto, lei spezzerà il suo cuore. Ma seguiranno altre diverse in caratteri ed aspetto ma tutte daranno emozioni, sensazioni e porteranno il maltese a scoprire differenti lati di sé.

Avventura vuol dire avvenire ciò che accadrà domani, ed allora è giusto essere pronti ad affrontarlo e far in modo che valga la pena di essere raccontato. Spiegate le vele, verso dove navighiamo?
di Salvatore Sardella
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