
“Come c***o è accaduto tutto questo?” così si apriva il documentario di Michael Moore sull’elezione di Trump nel 2016. In effetti sembrava una barzelletta già abbastanza divertente, ed invece eccoci qui 8 anni dopo a commentare una sua possibile nuova vittoria, con Donald che nomina come vice un millenial anti-abortista e anti-immigrazione che fino a qualche mese definiva l’ex presidente “l’Hitler americano”, e i dem che accusano Trump di aver inscenato un finto attentato, ritendendo plausibile che egli abbia assunto un 20enne aspirante suicida con una mira così formidabile da centrare il suo orecchio calcolando perfino l’impercettibile rotazione della testa di Trump che gli ha evitato di spappolarsi il cervello.
Come c***o è riaccaduto tutto questo? Cosa ci aspetta qualora questo scenario dovesse davvero avverarsi? Analizzando il contesto politico a lui circostante, fatto di demenza senile e carisma narcolettico, e riepilogando le spettacolari manovre politiche che hanno caratterizzato il primo mandato Trump, potremo rispondere a queste domande.
L’eventuale scelta apparentemente folle degli americani potrebbe essere ridimensionata se rapportata a ciò che si contrappone a Trump. Nei 4 anni di presidenza di Joe Biden, gli Stati Uniti e il mondo intero hanno visto: una pulizia etnica perpetuata dal maggior alleato in medio-oriente degli Usa; lo scoppio di un conflitto in Ucraina con l’estrema bravura della Nato al favoreggiamento dell’escalation e Biden complice di un mancato accordo diplomatico – accordo possibile come testimoniato da alcuni funzionari -; l’incentivo di una guerra economico-industriale tramite l‘Inflation Reduction Act; un documento spacciato per una manovra ecologica per l’investimento su energie rinnovabili, che si traduceva però, in barba a qualsiasi regola del WTO, in misure volte ad incentivare il “buy american” per indurre le imprese a localizzarsi negli Stati Uniti.
Se questa è la concezione universalmente sancita della globalizzazione, perché gli americani dovrebbero essere indotti a votare per un globalista? Aggiungeteci poi che quel leader globalista è un ottuagenario incapace ormai di formulare una frase di senso compiuto. Otterrete un popolo costretto a scegliere tra un vecchio razzista imperialista membro dell’élite e… un vecchio razzista imperialista membro dell’élite, ma un po’ più moderato.
La verità è che i democratici hanno dimostrato ancora una volta di avere – come del resto i repubblicani – uno scarsissimo potere di incidere davvero nella strategia americana, avendo alle spalle le grandi corporazioni, gli investitori privati, o istituzioni come CIA, NSA, pentagono ecc.
Documenti come il citato IRA non sono nuovi. Già i passati accordi come il NAFTA o il TTIP – tutti redatti da amministrazioni dem – avevano sbandierato valori come il libero scambio ed ecologia, quando l’unico interesse che si evince dalle letture degli atti è la tutela dei diritti degli investitori e delle grandi corporazioni.
Sviscerati tutti i motivi che rendono più comprensibile la seconda ascesa alla Casa Bianca di una star da reality e troll di Twitter, cerchiamo ora di capire che cosa ha fatto Trump nel suo primo mandato, e capire di conseguenza cosa stiamo rischiando.
Qui il gioco si fa duro, poiché spiegare tutto ciò che di brutto, sbagliato e ridicolo è riuscito a fare Donald Trump in 4 anni è un’impresa tutt’altro che facile. Ecco a voi quindi un salviniano elenco di tutti i disastri fatti da Trump dal 2016 al 2020:
Stiamo di certo dimenticando qualcosa, ma è in ogni caso una bella infarinatura che può far capire cosa vorrebbe dire un Trump 2.0. Probabilmente l’unica parte in causa che gioverebbe da tutto ciò saremmo proprio noi europei. Per due motivi: il primo è che Trump è un amicone di Putin, e quindi si allenterebbero le tensioni con la Russia, che negli ultimi anni hanno portato non pochi morti; il secondo è che avere un leader con posizioni così estremiste e discutibili porterebbe i leader europei a pensare di smettere di essere una colonia americana. Tale tendenza, infatti, si stava già generando col primo mandato. Certo lo scotto da pagare sarebbe un mondo in preda ad una catastrofe climatica, umanitaria e militare.
“Forse ci potrà essere una protesta pubblica per un po’. Ma poi lo sai che succede? Le persone dimenticano. Non se ne ricordano, non gli interessa. Sarà solo un’altra normale tragedia quotidiana” dice Robert De Niro nell’ultimo capolavoro di Scorsese, spiegando in poche parole gran parte del funzionamento della politica. La sensazione è che le persone abbiano dimenticato facilmente quello che è riuscito a fare Trump in 4 anni. La paura, al contrario, è che non ricordino, o non sappiano, ciò che per fortuna non è riuscito a fare.
Il principale mutamento nello scenario politico internazionale degli ultimi anni è che una volta i politici li odiavi perché promettevano cose che poi non realizzavano. Ora invece speri che chi ascenda al potere non realizzi davvero ciò che pensa e che dice. Succede qui da noi con Giorgia Meloni e succede con Donald Trump in America.
Come detto prima, l’incidenza che il Presidente degli Stati Uniti può avere di fronte ad un sistema consolidato e che ha molte parti in causa che possono dire la loro è relativa, e l’operato di Trump è stato fortemente limitato dal fatto che si era ripromesso di fare miriadi di riforme strutturali in poco tempo. Un secondo mandato vorrebbe dire più tempo per realizzare la sua idea del mondo. Un’idea scabrosa, ma fortissima.
L’opportunità per Trump di ripristinare i disastri da lui fatti in quei 4 anni, e continuare a produrre la sua opera per altri 4, è la prospettiva più tenebrosa del quadro che ci si porrà davanti a novembre.
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