
Insomma: nelle strade non è passata sicuramente inosservata la manifestazione contro crisi, guerra e cambiamento climatico dello scorso 5 Novembre a Napoli. Eppure non ha ricevuto la stessa copertura mediatica di altre manifestazioni anche meno numerose organizzate da partiti politici e istituzioni.
“Convergiamo e insorgiamo”, è stata questa l’idea che ha mosso più di 20mila persone per le strade di Napoli lo scorso Sabato per la manifestazione nazionale del movimento operaio e studentesco napoletano assieme alle tante realtà di lotte sociali da tutta Italia.
Dai disoccupati ai lavoratori di fabbriche e porti, assieme a studenti medi e universitari, ambientalisti e pacifisti. C’erano anche i lavoratori migranti dei campi del meridione, dell’ILVA di Taranto, perfino la comunità palestinese. Tra le tante voci spiccano le richieste di fermare e disertare la guerra senza dare sostegno né a Russia né alla NATO, lo stop al cambiamento climatico, la difesa del reddito di cittadinanza e lavoro sicuro per tutti.
Il corteo è iniziato nel pomeriggio partendo da Piazza Garibaldi, ma la giornata di agitazione è partita dalla mattina con un assalto degli attivisti dei Fridays For Future ai negozi di alta moda al centro città.
“Scendiamo in piazza assieme a tante altre realtà sociali per ribadire che la nostra lotta è intersezionale, convergere è la soluzione” ha spiegato Michela Spina, portavoce nazionale di FFF Italia: “Oggi ribadiamo che la transizione ecologica è anche una transizione lavorativa, il lavoro deve essere slegato dal ricatto della salute. Il cambiamento ecologico deve essere equo e giusto. Siamo principalmente studenti e studentesse, anche se come Fridays For Future siamo sempre stati aperti ad ogni categoria ed età, da ogni parte del mondo. A chi ci critica diciamo: scendete in piazza con noi, qualunque problema o dubbio lo sviscereremo insieme”.
Tante le azioni di protesta fuori le sedi di ENI, ENEL con scritte sulle vetrine, mentre al Varco Pisacane del Porto di Napoli gli attivisti hanno scritto sull’asfalto “Stop Climate Change” denunciando l’inquinamento delle grandi navi e dei commerci.
Giovanni del Movimento Disoccupati 7 Novembre ha invece raccontato le motivazioni del suo gruppo che è “da ben 8 anni in piazza per un lavoro stabile e un salario – spiega – provando ad andare sempre oltre la rivendicazione diretta, abbiamo sempre agito in un contesto generale. Protestiamo con i lavoratori del Porto di Napoli contro le condizioni di lavoro e i salari bassi, con gli studenti sotto Confindustria contro l’alternanza scuola-lavoro che oggi uccide tanti ragazzi, e quindi anche con gli attivisti per l’ambiente contro la crisi climatica. Per la nostra attività politica siamo entrati nel mirino del ministero dell’interno che reprime il movimento e arresta i nostri sindacalisti. Oggi protestiamo contro il carovita, il caro bollette, l’attacco al reddito di cittadinanza”.
A guidare il corteo, assieme al Movimento Disoccupati 7 Novembre e i giovani di Fridays For Future, c’erano i lavoratori della GKN di Firenze, una vertenza diventata di rilevanza nazionale dopo i mesi di sciopero degli operai per fermare i licenziamenti dell’azienda.
I portavoce dei lavoratori della GKN però non si fermano: “Ci stiamo mobilitando da anni per una lotta che va ben oltre il lavoro. È una lotta che ai nostri occhi è complessiva, è una battaglia per l’emancipazione. Questa società ci sta portando in un vicolo cieco, un baratro: basta vedere guerra e cambiamenti climatici. Noi vogliamo trasformare il ricatto della società dello sfruttamento e della repressione nel riscatto della classe popolare. Quella a Napoli è solo una tappa del nostro processo di insorgenza“.
Articolo e foto di Ciro Giso
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