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Cosa resta a vent'anni dall'attentato a Nassirya

Martina Amante
Martina AmanteRedazione Informare
13 novembre 20233 min di lettura

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Cosa resta a vent'anni dall'attentato a Nassirya

Indice (3)

  • 1Missione “Antica Babilonia”
  • 2I colpevoli della strage a Nassirya
  • 3Le parole di chi rimane

Il 12 novembre 2003 19 italiani e 9 iracheni furono uccisi in un attentato a Nassirya. Fu il più grave attacco subito dall’esercito italiano dalla fine della Seconda guerra mondiale, fu compiuto da gruppi vicini al gruppo terroristico islamista di al Qaida. Questo violento attacco mirava a colpire il contingente italiano che faceva parte della coalizione internazionale schierata in Iraq dopo l’invasione guidata dagli USA.

Missione “Antica Babilonia”

Mentre la guerra continuava, le Nazioni Unite avevano autorizzato delle operazioni militari di peacekeeping nei territori conquistati. L’Italia partecipò con una missione chiamata Antica Babilonia e si stabilì a Nassiriya, dove la popolazione era principalmente musulmana sciita.

A Nassiriya i militari italiani avevano diversi compiti, come quello di mantenere la sicurezza e riattivare i servizi essenziali. Ma anche quello di addestrare le forze di sicurezza irachene sciite per volere del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Poche settimane prima dell’attentato, alcuni ufficiali dichiararono che la missione stava procedendo senza problemi. Tuttavia, nei documenti prodotti dal contingente italiano nel corso del mese precedente all’attentato si era ipotizzato che «gli attentati con mezzi esplosivi» sarebbero potuti aumentare.

Il 5 novembre, una settimana prima dell’attentato, l’intelligence militare scrisse in un rapporto che «un gruppo di terroristi di nazionalità siriana e yemenita si è trasferito nella città di Nassiriya».

I colpevoli della strage a Nassirya

La responsabilità dell’attacco fu attribuita all’organizzazione terroristica Ansar al-Islam, con presunti legami con Al-Qaeda. La decisione di attaccare le truppe italiane fu interpretata come una rappresaglia contro la partecipazione dell’Italia alla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti in Iraq.

Le indagini sull’attacco portarono all’identificazione e al processo di vari sospetti, ma il principale organizzatore dell’attentato, Abu Mussab al-Zarqawi,rimase latitante per molti anni. Al-Zarqawi divenne poi un noto leader del gruppo terroristico Al-Qaeda in Iraq e fu ucciso in un’operazione militare nel 2006.

La tragedia di Nassirya rappresenta un tragico capitolo nella storia italiana, una ferita che non potrà mai essere completamente rimarginata per le famiglie delle vittime e per il paese nel suo complesso.

Le parole di chi rimane

C’è amarezza soprattutto nelle dichiarazioni di Marco Intravaia, figlio di Domenico Intravaia, uno dei 19 militari caduti nell’attentato. «Persi mio padre che avevo appena 16 anni. Con dignità la mia famiglia è andata avanti, però c’è stata poca sensibilità da parte dello Stato. Neppure una medaglia d’oro per mio padre che pure ha servito e sacrificato la sua vita». 

Il sentimento del lutto ci accompagna in questo giorno in cui la Repubblica rivolge il suo pensiero ai tanti feriti e caduti nelle missioni che l’Italia ha sviluppato in questi anni a servizio della comunità internazionale e dei diritti dei popoli, insieme all’espressione della solidarietà e vicinanza alle famiglie colpite”. Lo scrive in un messaggio inviato al Ministro della Difesa, Guido Crosetto, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Tags
  • #attentato
  • #esercito italiano
  • #nassirya
  • #strage
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