
Da sempre i fuochi d’artificio rappresentano uno spettacolare modo per salutare l’anno appena terminato ed un augurio per quello che sta per arrivare infiammando gli occhi e le anime di chiunque li guardi; dietro, tuttavia, il pirotecnico, e a tratti fantastico, gioco di luci che si alza nel gelido cielo di San Severo vi sono degli effetti molto gravi sull’uomo e sull’ambiente. I fuochi d’artificio sono composti da coloranti, come il rame per ottenere il blu o il bario per il verde; combustibile, ossia la polvere pirica che permette di azionare l’innesco ed il legante, un composto organico che serve a tenere insieme l’intera miscela.
Per realizzare i fuochi d’artificio vengono spesso utilizzati anche metalli pesanti ed altamente tossici come piombo, cromo e antimonio che restano dispersi nell’ambiente anche per diversi giorni dopo il loro utilizzo. L’esposizione a questi inquinanti può inoltre comportare alcuni problemi di salute provocando episodi di asma o bronchiti, mentre sono stati studiati legami con l’incidenza di aritmie o infarti per persone affette da patologie cardiache. La qualità dell’aria e la conseguente concentrazione di polveri sottili nella stessa è negli ultimi anni diventato argomento prioritario a livello comunitario. La Redazione di Magazine Informare ha dunque deciso di invitare il Dott. Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico di Legambiente Campania, proprio per parlare di questa problematica.
«Sta crescendo una sempre più importante attenzione rispetto al tema della concentrazione di polveri sottili nell’aria: negli ultimi anni la comu- nità europea ha avviato diverse iniziative per poter approfondire e capire meglio quali siano i margini d’intervento per contrastare questa tipologia di inquinamento. Qualche tempo fa noi di Legambiente abbiamo avuto l’opportunità di partecipare, insieme ad una compagine molto qualificata, ad un bando comunitario che si occupava appunto della qualità dell’aria e dei sistemi di monitoraggio – ha spiegato il dott. Chiavazzo – una delle questioni prese in carico è stata la capacità di rilevare con maggior dettaglio a livello territoriale lo stato della situazione. Le centraline utilizzate dalle varie agenzie regionali per la tutela ambientale in tutta Italia non possono naturalmente coprire in maniera dettagliata tutta l’area di loro competenza. È naturale che all’interno di una regione, in questo caso la Campania (di competenza dell’ARPAC), vi sia una situazione ambientale assai complessa e variegata che le centraline possono rilevare e registrare solo in maniera approssimativa. Grazie all’iniziativa ed al supporto della Commissione Europea, invece, si sta provando ora a raccogliere i dati in maniera più completa e precisa».
Successivamente il dott. Chiavazzo si è soffermato su quanto visto nel corso della più recente notte di Capodanno. Proprio in questa occasione si sono infatti registrati numeri assai confortanti, merito soprattutto delle condizioni atmosferiche verificatesi nel corso della notte che hanno impedito alle polveri sottili di stazionare nell’ambiente scoraggiando, di fatto, il verificarsi dei soliti picchi ed impedendo la formazione dell’usuale nebbia.
«Noi sappiamo come le emissioni di polveri sottili in concomitanza con l’utilizzo di fuochi d’artificio siano, in queste giornate, di notevole rilevanza. Di norma una situazione climatica tranquilla favorisce il ristagno dell’a- ria e ciò fa sì che si registrino dei picchi di concentrazione di polveri sottili nell’aria con tutti i pericoli per l’ambiente per la salute che ne conseguono. Il recente Capodanno ha visto invece un susseguirsi di condizioni meteo come pioggia e vento che hanno favorito la dispersione delle polveri sottili che sono state prodotte in seguito all’utilizzo dei fuochi d’artificio».
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