
Il New York Times l’ha chiamato un vero e proprio “pasticcio lirico“, mentre Le Monde non ha esitato ad indicare il governo Meloni come diretto responsabile. Cos’è successo al Teatro San Carlo di Napoli e perché è importante?
Il Teatro è stato invischiato in una controversia politica a partire dallo scorso maggio, quando il Governo Meloni ha approvato un decreto legge che impedirebbe ai direttori di teatri lirici di superare i 70 anni di età. Così, il direttore generale del San Carlo, il francese Stéphane Lissner, che li aveva compiuti a Gennaio, è stato immediatamente sospeso. Le Monde, segnala come la legge – approvata come misura urgente – prenda di mira anche Dominique Meyer, direttore de La Scala di Milano di origine francese, di anni 68.

Le tensioni diplomatiche tra Parigi e Roma, acuitesi questo settembre a seguito della vicenda Lampedusa, avrebbero in realtà poco a che fare con la questione. La visione ultra-nazionalista del partito Fratelli d’Italia si estenderebbe infatti anche al controllo degli enti culturali. Come sottolineato dalla testata francese, il decreto servirebbe ad aumentare il controllo governativo sulla televisione pubblica. Il Governo Meloni si è infatti occupato di sostituire giornalisti e conduttori vicini ai partiti d’opposizione, nominando 20 nuovi volti a guida della RAI. La nuova “tv pubblica sovranista” ha generato altrettante dimissioni – tra cui Fabio Fazio e Lucia Annunziata – lo scorso maggio.
Lissner avrebbe dovuto essere succeduto da Carlo Fuortes, ex Amministratore Delegato della Rai, nominato alla guida del San Carlo dal Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. La Fondazione Teatro di San Carlo si era astenuta sulla nomina, sollevando però delle critiche. In particolare, rispetto ai costi dirigenziali del Teatro, che avevano causato la mancata approvazione del bilancio 2023 da parte della Regione.
Agli inizi di settembre Lissner è rientrato alla guida del Teatro, dopo aver vinto il ricorso presentato al Tribunale di Napoli. La sezione Lavoro del Tribunale ha infatti sospeso la revoca dell’incarico e rimesso alla Corte Costituzionale il giudizio di legittimità rispetto al decreto legge. Secondo i giudici, la disposizione governativa è stata attuata “ad hoc” contro Lissner.
Il Consiglio di indirizzo del Teatro si è riunito successivamente alla pronuncia, decidendo di proporre un reclamo. Il governatore Vincenzo De Luca, assente alla riunione, aveva commentato sui social: “Teatro San Carlo, dalle grandi opere alle grandi sceneggiate. Siamo arrivati al pulcinellismo”. Il finale della “sceneggiata” è a favore di Lissner. Il Ministro della Cultura si è espresso sulla reintegrazione tramite comunicato, sottolineando la volontà di rispettare le pronunce della magistratura.
Toccherà quindi alla Consulta esprimersi sulla legittimità della questione. Nel frattempo, Lissner si è detto “soddisfatto” di poter portare a termine il suo mandato. Tuttavia, “rimane l’amarezza”- ha affermato- “rispetto a una vicenda che ha comunque danneggiato il lavoro e la reputazione del teatro e che, sin dall’inizio, ho trovato senza una sua logica accettabile”.
Nel frattempo, concordiamo con il New York Times, è impossibile capire se si tratti di “un’opera buffa” o “un’opera seria”, ma quello che è successo dietro le quinte del Teatro San Carlo è stato un vero e proprio pasticcio. Il caso del Teatro è infatti sintomatico dell’approccio dell’attuale Governo rispetto alla cultura pubblica, considerata un vero e proprio instrumentum regni.
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