
Le immagini violente del presidio davanti alla sede Rai di Napoli che circolano da ieri mattina hanno sconcertato tutti noi. Quest’evento non rappresenta altro che l’ennesima repressione al dissenso che siamo stati costretti a guardare negli ultimi giorni.
La manifestazione pacifica è iniziata alle 11:30 all’esterno della sede Rai di Napoli con l’obiettivo di denunciare la negazione del genocidio, la censura e la narrazione filo-israeliana della Rai. All’inizio sembrava tutto tranquillo, nulla al di fuori della norma: un gruppo di manifestanti che esprime liberamente il proprio parere con striscioni, cartelli, bandiere e la forza della propria voce. Tutto prende una piega diversa quando dei giovani attivisti tentano di affiggere uno striscione ai cancelli della Rai.
A quel punto, alcuni dei partecipanti si sono scontrati con le forze dell’ordine. La polizia, in tenuta antisommossa, mentre cercava di allontanare le persone, ha ferito diversi manifestanti con i manganelli causando loro lesioni. Presa coscienza dell’evento che si è verificato stamattina, prendiamo anche coscienza della nostra Costituzione. Secondo il comma 1 dell’art. 21 «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Dovrebbe essere un diritto esprimere le opinioni, ma sempre in maniera pacifica.
Nel diritto pubblico, per Stato si intende una specifica forma storica di organizzazione del potere politico cui spetta il monopolio dell’uso legittimo della forza in nome della sovranità popolare. Ecco soffermiamoci sull’ultima parola “sovranità popolare“. Quest’ultima, con il territorio ed il popolo rappresentano i tre elementi fondamentali per la formazione di uno stato. E la sua importanza si manifesta nell’ art. 1 della Costituzione che recita che «la sovranità popolare appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Nonostante ciò, c’è ancora qualcosa che non va nel nostro paese.
Alla manifestazione c’erano circa 80 persone e diversi gruppi e movimenti. Ma anche nomi come l’attivista Flavia Carlini e l’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Molti di loro hanno espresso il loro dolore attraverso video sui social, post ed immagini.
Flavia Carlini su Instagram: «Volevamo solo mettere uno striscione: nessuno di noi ha provato neanche a scavalcare e ci hanno picchiati a sangue. Io ho partecipato a decine di manifestazioni, ma non è mai accaduta una cosa del genere. Non solo per la violenza, ma soprattutto per le persone che ci guardavano dagli Studi Rai».
Commenta l’evento anche l’ex sindaco Luigi De Magistris: «Stamattina ero davanti alla RAI di Napoli per protestare contro l’uso politico della televisione pubblica da parte dell’amministratore delegato Roberto Sergio che schiera la radiotelevisione pubblica italiana a favore dello Stato d’Israele prendendo le distanze dal cantante Ghali che aveva osato parlare di genocidio. Il bilancio per chi ha chiesto giustizia per il popolo palestinese, la fine dell’occupazione israeliana, il cessate il fuoco e lo stop al genocidio e ai crimini di guerra dei sionisti israeliani, è di molte manganellate, con teste aperte e molto sangue. Tutti si devono schierare o con gli oppressi o con gli oppressori. Io starò sempre dalla parte della storia: per la Palestina libera fino alla vittoria».
Tra i partecipanti anche @dronaut.video che ha commentato l’accaduto in un post sul suo profilo: «Guardate cosa state combinando, ci fate vergognare. Eravamo lì solo per qualche striscione, eravamo lì in pochi tra cui bambini. Bravi».
L’ultima settimana della televisione e dell’informazione italiana penso sia stata quasi per tutti, una pagina storica. Il Festival di Sanremo quest’anno è stato sede delle parole di coraggio di Ghali e Dargen D’Amico, due degli artisti in gara. Dargen ha chiesto il cessate il fuoco e Ghali ha usato le parole “stop al genocidio”, entrambi in diretta. Dopo quelle affermazioni, il caos più totale. Nessuno poteva credere che due persone influenti nel mondo della musica potessero prendere una posizione così forte in diretta televisiva, davanti a milioni di italiani. Successivamente la parte in cui Ghali dice “stop a genocidio” sul palco di Sanremo è stata censurata, ma il problema vero arriva in un altro momento. I due cantanti, qualche giorno dopo, sono ospiti a DomenicaIn, diretto da Mara Venier.
Il dibattitto sulla questione israelo-palestinese e non solo, anche sull’immigrazione, si riapre, Mara Venier fa di tutto per liquidare Dargen e chiede ai giornalisti di non essere messa in difficoltà con domande politiche. Arriva poi un comunicato da parte dell’amministratore delegato Rai, Roberto Sergio, dove si ribadisce la posizione “dell’Italia” di essere di completo supporto ad Israele nella lotta ad Hamas, senza mai proferire parola su Gaza. Questa censura televisiva ha scatenato negli animi di tutti un dovere umano di difendere la giustizia e la pace per tutti. Ieri Mara Venier si è giustificata dicendo che in realtà la sua non era censura o una liquidazione, ma semplicemente un’urgenza dovuta alla scaletta. Ieri mattina il presidio davanti la sede Rai di Napoli, il pomeriggio alla sede principale a Torino. Ed in questi giorni si uniranno più di altre 5 città, tutte mobilitate per il proprio diritto di opinione.
Riprendendo l’art 21, ma questa volta il comma 2 «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». E allora perchè le istituzioni e la Rai hanno ancora problemi con questo argomento?
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