
I contagi Covid-19 tornano a crescere. A dirla tutta, si tratta della variante soprannominata Eris (EG.5) insieme ai diversi sottolignaggi, fra cui EG.5.1 – che tra l’altro è la prevalente nel nostro paese secondo l’Istituto superiore di sanità – e Pirola (BA.2.86), rilevata ancora in piccoli numeri in una dozzina di paesi del mondo ma considerata potenzialmente più insidiosa.
Uno studio dell’Università dell’Insubria sulla variante Eris, coordinata da Fabio Angeli del Dipartimento di Medicina e Innovazione tecnologica dell’ateneo, ha spiegato il motivo per il quale stanno aumentando i contagi e tutti gli altri indicatori della pandemia.
La maggiore resistenza agli anticorpi e la inalterata capacità trasmissiva e di legame alle nostre cellule della variante EG.5 rispetto alle precedenti e temute varianti Omicron, spiegherebbe l’aumento degli indicatori (numero di casi positivi, tasso di occupazione dei letti di terapia intensiva, decessi e tasso di positività ai tamponi) anche nel nostro Paese (+43,4% i casi positivi, +44,6% i decessi nell’ultima settimana, rispetto alla precedente). I risultati dimostrano anche perché questa variante sta diventando dominante.
Anche i sintomi delle due varianti sembrano molto simili ai soliti sperimentati nei tre anni di pandemia: raffreddore, naso che cola, mal di gola e tosse, dunque congestione delle vie respiratorie superiori.
Può insorgere la febbre alta, specialmente con Pirola, e in certi casi ancora la perdita di gusto e olfatto, uno dei sintomi tipici che ciclicamente torna a galla. Insomma, un quadro clinico molto simile alle manifestazioni già note. A prevalere sono ancora i disturbi delle vie respiratorie superiori, come mal di gola, tosse secca, congestione e naso che cola, mal di testa, voce rauca, dolori muscolari e articolari. Meno presenti perdita di gusto e olfatto e problemi gastrointestinali.
Questa variante preoccupa perché sembra avere una maggiore capacità di infettare i polmoni. Una ricerca pubblicata sulla piattaforma bioRxiv, condotta dall’università di Tokyo, ha rilevato in esperimenti sui criceti che la variante in questione riuscirebbe a colpire maggiormente i polmoni, e che questo potrebbe tradursi, almeno in una parte dei pazienti, in manifestazioni più severe di Covid.
Nel complesso il virus colpisce ancora principalmente il sistema respiratorio ma, poiché è mutato nel corso della pandemia, alcuni sintomi sono diventati più comuni e altri meno.
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