
In tempo di pandemia riemerge impietoso il tema dell’obbligo vaccinale, sventolato a mo’ di vessillo da alcuni, aborrito senza mezzi termini da altri.
Cominciamo col dire che l’art. 32 della Costituzione si presta a poche interpretazioni poiché latore di un dettato abbastanza chiaro: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Quindi, la volontarietà del trattamento sanitario rappresenta la regola, mentre l’obbligatorietà (si pensi ai trattamenti sanitari obbligatori) è un’eccezione che comprime la libertà del soggetto di scegliere le cure o di rifiutare un trattamento sanitario. Ciò significa che il legislatore deve necessariamente tenere presenti i risultati tecnico–scientifici, che in ogni caso non possono mai portare all’adozione di disposizioni normative contrarie ai principi costituzionali, essendo possibile solo una compressione degli stessi per un determinato periodo di tempo, ed in ogni caso senza mai dar luogo ad una violazione dei limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Inoltre, la stessa Corte, si spinge fino a sostenere che per assicurare una prevenzione efficace dalle malattie infettive si può ricorrere talora alla raccomandazione, talora all’obbligo, anche con misure sanzionatorie, stabilendo che la discrezionalità per tali misure deve essere esercitata alla luce delle diverse condizioni sanitarie ed epidemiologiche, accertate dalle autorità preposte (sent. 268/2017), e delle acquisizioni, sempre in evoluzione, della ricerca medica, che debbono guidare il legislatore nell’esercizio delle sue scelte in materia (sent. 282/2002).
Alla luce di tali considerazioni sembrerebbe verosimile la possibilità che il legislatore italiano si spinga fino a rendere obbligatoria, almeno per alcune categorie di operatori (come quelli sanitari) la vaccinazione per infezione da Covid-19.
di Davide Daverio
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