
Il “Protocollo cpr” Italia-Albania, siglato in via extraparlamentare il 9 novembre dalla premier Giorgia Meloni e il primo ministro albanese Edi Rama, è stato approvato ieri dal Senato della Repubblica.
Il protocollo cpr tra Italia-Albania prevede la costruzione di due centri di trattenimento e identificazione in Albania per migranti soccorsi in mare. Lo scopo è quello di verificare la regolarità della loro posizione sul territorio italiano e, in caso di irregolarità, trattenerli in attesa di rimpatrio.
L’istituzione dei centri di permanenza per il rimpatrio lede non solo il principio fondamentale per cui «Lo straniero al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana, ha il diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge». (art. 10 della Costituzione italiana), ma anche l’art.13., per cui «La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge».
Lo stesso articolo 13 condanna «ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà» e stabilisce «i limiti massimi della carcerazione preventiva».
Dal 1998, quando erano definiti Ctpa (Centri di permanenza temporanea e di assistenza) all’anagramma odierno di Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio), la costante certa è stata, invece, proprio la limitazione delle libertà personali e la perpetrata inosservanza delle limitazioni dei tempi di detenzione, con continue proroghe degli stessi, rendendo i cpr delle prigioni a cielo aperto.
Trattamenti disumani, condizioni igieniche disastrose, mancanza di acqua calda o di riscaldamenti, abuso di prescrizioni di ansiolitici e medicinali palliativi da parte del personale sanitario, cibo avariato, divieto di utilizzare i propri cellulari: non è un elenco fittizio per alimentare invettive dai fini politici faziosi, è la descrizione fattuale dei centri di permanenza per il rimpatrio italiani e, in un futuro prossimo, “italo-albanesi”.
Solo due giorni fa al cpr di via Corelli, a Milano, si sono verificati due tentativi di suicidio tramite impiccagione da parte di due immigrati che vi erano internati. Ancora, a Roma il 4 febbraio Ousmane Junior Sylla, di 22 anni, si è tolto la vita impiccandosi ad una grata dei cancelli del cpr di Roma-Ponte Galeria.
Fare luce su queste situazioni inumane è solo uno degli elementi che dimostrano quanto i diritti umani fondamentali siano stati completamente esclusi dalla formulazione di tale provvedimento legislativo.
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