
In Campania sono circa 438 mila i minori che vivono in condizioni di povertà o vulnerabilità sociale: una cifra che equivale a quasi il 20% dell’intero fenomeno registrato a livello nazionale.
Questo è il dato che racconta cosa significhi, oggi, per migliaia di minori campani, crescere nell’ombra.
La triste realtà che emerge è frutto delle rilevazioni di Unicef Italia, guidata da maggio dal magistrato Nicola Graziano: un’analisi che non si limita ai dati economici, ma che evidenzia il peso delle diseguaglianze territoriali, dell’abbandono scolastico e della mancanza di servizi educativi e sociali adeguati.
Altrettanto allarmanti sono anche le analisi dell’ultima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia, pubblicato dalla Fondazione Cesvi.
L’indagine si sofferma su 6 capacità che le Regioni devono poter soddisfare per garantire qualità di vita e pari opportunità: 1) cura di sé e degli altri; 2) vivere una vita sana; 3) vivere una vita sicura; 4) acquisire conoscenza e sapere; 5) lavorare; 6) accedere alle risorse e ai servizi.
Tuttavia, il rapporto stilato conferma che le regioni meridionali, e in primis la Campania, non soddisfino nessuna tra queste capacità, a tal punto da essere definite i territori in cui è «più pericoloso essere bambini».
Parallelamente alla povertà materiale, in Campania cresce un’altra emergenza spesso sommersa: il lavoro minorile. Secondo le rilevazioni dell’Inps, sono oltre 5 mila gli adolescenti tra i 15 e i 17 anni impiegati in attività lavorative nella regione, un dato che non solo evidenzia il radicamento del fenomeno, ma anche la sua pericolosità. Molti di questi ragazzi lavorano in condizioni precarie, senza tutele adeguate e in settori dove la sicurezza è minima. Non a caso, nel 2024 si sono registrate 737 denunce di infortunio che coinvolgono minori campani, un numero sconcertante che rivela come la necessità economica possa trasformarsi rapidamente in rischio concreto. Il lavoro precoce aumenta la dispersione scolastica e rende più vulnerabili quei giovani già colpiti da povertà e marginalità, intrappolandoli in un percorso che compromette le loro possibilità di crescita e autodeterminazione.
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