
C’era un tempo in cui il divario era raccontato come una promessa di colmarsi. Oggi, invece, il Mezzogiorno appare invece come una fotografia che cambia lentamente, mentre il resto del Paese corre. Una fotografia scattata dai Conti economici territoriali diffusi ieri dall’ISTAT, relativi al 2024, che rilevano quanto ogni area geografica abbia guadagnato o perso in termini economici nel corso dell’anno. Ed è proprio in quella lentezza che si accumulano scelte mancate, consumi compressi, futuro rinviato. Tuttavia, c’è una buona notizia: proprio il Sud, infatti, “tira” molto più delle altre macroaree sull’occupazione, e in particolare modo quella femminile. Inoltre, anche sul versante del reddito disponibile si registrano importanti segnali di sviluppo. Così, nonostante le evidenti sfide e difficoltà, ancora una volta il Meridione sembra gridare all’Italia intera il proprio potenziale, prefissandosi l’obiettivo di porre un freno al profondo gap che squarcia lo Stivale.
I dati sembrano parlare senza filtri. Il reddito disponibile pro capite delle famiglie del Mezzogiorno cresce, come già sottolineato, salendo a ben 17,8 mila euro – a fronte dei 17,2 mila del 2023. Insomma, un notevole passo da gigante che, tuttavia, non basta a livellare il divario: il livello resta infatti inferiore di circa il 31% rispetto alle regioni del Centro-Nord, laddove il reddito per abitante raggiunge i 25,9 mila euro.
Se lo sguardo si sposta sull’occupazione, invece, il quadro cambia. Qui, è il Sud a fare la parte del leone, distinguendosi per il ritmo di crescita degli occupati – con un aumento del 2,2% su base annua, superiore alla media nazionale ferma all’1,6%. Un traguardo tagliato soprattutto dal settore delle costruzioni, che segna un +6,9%, e dal comparto dei servizi, in crescita del 2,1%. Non a caso, secondo il quarto bollettino Cnel-Istat sul mercato del lavoro, nel terzo trimestre dell’anno il Mezzogiorno rileva un andamento dell’occupazione complessiva assolutamente controcorrente, con +0,5 punti percentuali. Nel dettaglio, significativo è l’incremento registrato tra la popolazione femminile, segnalando +1 punto.
Un dato che, tuttavia, non lascia più di tanto a bocca aperta, visto che la spinta del mercato del lavoro meridionale è sempre più caratterizzata da una consistente influenza femminile, per quanto il tasso di occupazione delle donne resti ancora lontano dalle medie accettabili. In particolare, protagoniste dell’aumento dell’occupazione sono le donne tra i 50 e i 64 anni: nell’arco di vent’anni il loro tasso di attività è cresciuto di circa il 26%, per effetto dell’innalzamento dell’età pensionabile.
Uno sguardo di più lungo periodo aiuta a leggere meglio questa dinamica. Nell’ultimo ventennio il divario occupazionale tra uomini e donne si è gradualmente assottigliato, riducendosi da 24,6 a 17,8 punti percentuali. Tuttavia, all’estremo opposto della curva anagrafica, le più giovani – tra i 15 e i 24 anni – fanno registrare una contrazione del tasso di occupazione.
Ancora, interessante è la mappa settoriale del lavoro femminile, che conferma una forte polarizzazione. Oltre l’84% delle donne occupate, a livello nazionale, trova impiego nei servizi; seguono l’industria, che coinvolge circa 1,4 milioni di lavoratrici, e l’agricoltura, relegata a un ruolo marginale. Nel terzo trimestre del 2025, inoltre, il lavoro femminile stabile mostra un lieve avanzamento su base annua. Sono 26 mila, infatti, le donne occupate in più, concentrate soprattutto nel commercio e nel settore dell’alloggio e della ristorazione.
A tal proposito, il presidente del Cnel Renato Brunetta ha evidenziato che “il mercato del lavoro femminile rappresenta uno dei principali serbatoi di potenziale inespresso del Paese, da valorizzare attraverso politiche integrate sulla qualità del lavoro, sui servizi di conciliazione e sulla piena valorizzazione del capitale umano”.
Nel quadro complessivo non mancano, del resto, segnali più che positivi per il Mezzogiorno. I numeri diffusi dall’ISTAT per il 2024 restituiscono l’immagine di un’area che si distingue per vitalità occupazionale, secondo quanto osservato dal sottosegretario con delega al Sud Luigi Sbarra. Nel loro insieme, dunque, le statistiche ISTAT delineano un Mezzogiorno che avanza, capace di esprimere una crescita occupazionale diffusa e di consolidare basi più robuste per il futuro. “Un segnale incoraggiante che rafforza il ruolo del Sud come leva strategica per la crescita complessiva del Paese”, ha concluso il presidente Cnel.
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