
Cresce il numero di donne che scelgono di congelare i propri ovociti per darsi l’opportunità di diventare mamme quando “sarà il momento giusto”. Partito in sordina, il tema della conservazione degli ovuli è diventato di primo piano. A parlarci dell’argomento la Dott.ssa Amelia Forte, specialista in ginecologia ed ostetricia, attiva nel campo della ricerca e autore di pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali, che spesso approfondisce sui nostri spazi tematiche estremamente importanti ed interessanti.
«Se in passato si trattava soprattutto di donne con patologie che riducono la riserva ovarica come il rischio di menopausa precoce o malattie oncologiche che compromettono irreversibilmente la fertilità, oggi aumenta la richiesta anche da parte di chi per motivazioni di vario genere – dal lavoro precario alla carriera in ascesa, dalla mancanza di un partner alla difficoltà ad avere figli – non è pronta per una gravidanza. Lo chiamano social freezing ed è una sorta di assicurazione per la maternità. D’altra parte, al di là della scelta del tutto individuale, è importante acquisire consapevolezza del fatto che nasciamo con 1-2 milioni di ovociti e a 37 anni il “tesoretto” si è già ridotto a 25 mila. Non si tratta di allarmarsi per il countdown, ma di avere chiara la situazione.
«La prima cosa da fare è parlarne con il proprio ginecologo che procederà ad un’accurata visita ed ecografia per valutare l’anatomia dell’apparato riproduttivo. Si procederà quindi con una stimolazione farmacologica che ha lo scopo di recuperare il più alto numero degli ovociti che saranno poi prelevati e conservati. I risultati migliori si ottengono quando l’età femminile è inferiore a 36 anni. Se una donna congela gli ovociti dopo i 40 anni la possibilità di essere madre con il transfer di un embrione scende al 10-15%. Quando la gravidanza inizia è a tutti gli effetti una gravidanza come tutte le altre.
«Nessun rischio, solo quelli considerati minimi collegati alla stimolazione ovarica, quindi alla somministrazione della terapia ormonale, all’anestesia e al prelievo chirurgico delle cellule uovo».
«Il costo dell’intero percorso che porta alla crioconservazione degli ovociti può variare in funzione del centro cui ci si rivolge e deve tenere conto di tutte le fasi del percorso. Per fornire un’indicazione di massima, il costo di un percorso di crioconservazione degli ovociti può aggirarsi intorno ai 2.000-3.000 euro».
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...