
Il sovraindebitamento è un fenomeno in forte crescita che colpisce milioni di persone in Italia e nel mondo, spesso come risultato di un mix letale di crisi economiche, perdita del lavoro, difficoltà impreviste e una crescente esposizione al consumismo. La gestione delle difficoltà finanziarie, tuttavia, può essere resa ancora più complicata dalla scarsa consapevolezza delle leggi che tutelano i debitori dalla paura di affrontare la realtà del proprio indebitamento. Per supportare le persone che si trovano in queste condizioni, è stato recentemente sottoscritto un importante protocollo d’intesa tra l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (ODCEC), la Caritas della Diocesi di Caserta e l’Arcidiocesi di Capua. L’obiettivo del protocollo è duplice: da un lato, svolgere un’azione di prevenzione e informazione sul fenomeno del sovraindebitamento e, dall’altro, garantire l’accesso alle procedure legali di composizione della crisi per chi si trova in difficoltà economiche.
In questo contesto, la Caritas di Caserta ha deciso di fare un passo in avanti, offrendo un supporto concreto alle persone che si trovano in difficoltà economiche. Con l’istituzione di uno sportello gratuito, l’organizzazione offre un servizio di consulenza e assistenza per tutti coloro che sono in difficoltà con i propri debiti. L’iniziativa è stata messa in piedi proprio per rispondere a una crescente domanda di aiuto, alimentata anche dalla crisi economica seguita alla pandemia di Covid-19.
In un’intervista concessa alla nostra redazione, Sergio Ferraiolo, referente dell’Osservatorio delle Risorse e delle Povertà della Caritas di Caserta, ha spiegato come il fenomeno del sovraindebitamento sia particolarmente diffuso nel casertano, con molte persone che si trovano a dover far fronte a situazioni di grave difficoltà economica, spesso legate alla chiusura di attività commerciali o alla perdita del lavoro. Il supporto offerto dallo sportello della Caritas, ha sottolineato Ferraiolo, inizia con un’analisi approfondita della situazione finanziaria della persona, per verificare se l’indebitamento sia effettivamente “di buona fede” e se sussista una possibilità concreta di risanamento.
Dai protocolli e dalle linee guida con cui abbiamo ampiamente parlato con Sergio Ferraiolo, ci spostiamo nella realtà per renderci conto della grave situazione del sovraindebitamento, avvicinando una persona in difficoltà che da qui in avanti chiameremo con il nome inventato “Agostino”. Di seguito, abbiamo preferito omettere di quali problemi il signor Agostino ha quotidianamente a cui pensare. Il suo racconto è spesso segnato da momenti profondi e duri.
L’intento del Signor Agostino è quello di poter ricominciare attraverso l’opportunità della Caritas e con la sua testimonianza diretta di poter invogliare le persone in difficoltà di rivolgersi alla Caritas per essere aiutate. Agostino è un signore di circa settanta anni, papà e vedovo: «Ho saputo dell’iniziativa della Caritas qualche mese fa, avendo già rapporti con la Chiesa e con le persone che lavorano all’interno che mi hanno aiutato a non sfuggire più ai problemi a cui purtroppo sono esposto. Adesso, insieme alla Caritas, stiamo esaminando la mia situazione. Sono ottimista».
«Sono i percorsi della vita, ognuno di noi ci passa. Avere di questi pensieri significa che la testa non sta mai a posto. Per quanto tu non voglia pensarci, alla fine si ritorna sempre lì. Non hai niente da perdere, ma ci ripensi sempre. Io sono vedovo, i miei figli sono ormai grandi e autonomi. Io non voglio essere di peso a loro, sono ancora autosufficiente e ho una piccola pensioncina. Campo di quello».
Un problema quello del sovraindebitamento che tocca inevitabilmente la sfera familiare e la stessa dignità della persona. Ma il Signor Agostino ci tiene a precisare: «La dignità, nonostante i miei problemi, è l’unica cosa che mi rimane e nessun problema potrà mai togliermela. Secondo me questa iniziativa della Caritas potrebbe aiutare tanto le persone attualmente in difficoltà anche da un punto di vista psicologico, onde evitare atti estremi e gravissimi».
di Gianrenzo Orbassano
Il progetto Agorà nasce dall’ascolto, attraverso la Caritas, delle tante problematiche legate al lavoro. Ci si è resi conto di quanto fosse importante darsi da fare nel territorio per trovare delle risposte ad una situazione occupazionale particolarmente difficile. Presentata dal direttore della Diocesi, padre Giuseppe Carulli, la missione Agorà è finanziata dalla Caritas Italiana con i fondi dell’8×mille alla Chiesa Cattolica. Il progetto coinvolge dieci giovani tra operatori e volontari e solo nei primi mesi ha ascoltato 40 persone. Il programma si struttura attraverso diverse fasi: dai primi contatti fino alla fase di ascolto che si sviluppa in vari appuntamenti. Questo per capire quali sono le loro competenze e possibilità ma soprattutto anche i loro desideri. Abbiamo conosciuto Ciro Grassini, sociologo e coordinatore della diocesi che ci ha fornito più dettagli sul progetto. «Vogliamo che il lavoro dia la possibilità di realizzare i propri desideri e che le persone riescano a trovare il proprio posto all’interno dell’ambito sociale. Da questa fase conoscitiva si passa alla creazione di un curriculum attraverso il bilancio delle competenze che si sono analizzate nella fase precedente. Dopodiché si possono portare avanti momenti di formazione per poter aiutare le persone a essere maggiormente strutturate all’interno dell’ambito lavorativo».
Grassini rimarca le finalità del progetto sottolineando: «Il nostro progetto si chiama “Agorà – Lavoro di prossimità” proprio perché vogliamo aiutare i giovani e non a trovare un lavoro, ma anche garantirgli di poter rimanere nel proprio territorio. Se si continua ad emigrare in cerca di un futuro migliore, si rischia anche un impoverimento di alcune località, soprattutto se ad andare via sono i più giovani ed i più capaci». Quindi l’obiettivo del progetto è proprio questo: conciliare lavoro e luogo di appartenenza. Tutto ciò ovviamente potrebbe crescere anche grazie all’aiuto degli imprenditori del territorio a cui la Caritas Diocesana di Pozzuoli manda sempre un messaggio per coinvolgerli in cause sociali che riguardano tutti.
Lavorare al progetto è una sfida quotidiana che tocca emotivamente. Chi vi partecipa mette nelle mani degli operatori e dei volontari la propria storia. «Ci teniamo a sottolineare che non siamo un’agenzia per il lavoro, non siamo un centro per l’impiego e non siamo un CAF, ma siamo chiesa, quindi il nostro obiettivo è proprio quello di accogliere le persone, di dare fiducia non solo in noi, ma soprattutto in loro stessi». Per il futuro del progetto i ragazzi si augurano che questo possa espandersi maggiormente sul territorio e che possa arrivare soprattutto nelle mani degli imprenditori. Già durante il corso della presentazione del progetto, è stato fatto un appello alle aziende. «Dateci una mano, aiutateci a dimostrare che è possibile sognare qui, che non è necessario per forza emigrare, altrimenti il nostro territorio tra un paio d’anni sarà completamente deserto». Lavorare per questo progetto vuol dire svegliarsi al mattino con una vera e propria missione: molte persone che partecipano non hanno solo bisogno del lavoro, ma hanno bisogno anche di essere ascoltate. Non è un modo per fare solo assistenzialismo, ma dare a loro un aiuto concreto. «Ci sono tante storie che toccano, ogni persona è ricca di vita: da una giovane ragazza che ci ha ringraziati per averle dato il coraggio di aver affrontato un colloquio, ad una signora adulta che ci ha definiti “i suoi angeli” e che ancora oggi sentiamo. Ribadiamo che qui è possibile avere un futuro».
di Camilla Esposito Alaia
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