
L’Arena dei Pini di Baia Domizia è il palcoscenico dell’estate, con una serie di concerti che stanno riscontrando il favore del pubblico. Nel cartellone degli eventi, figura anche quello di Cristiano De André. Per tutti gli affezionati di Cristiano e del padre Fabrizio, indimenticabile poeta e padre della canzone italiana, il concerto è stato anche l’occasione per ricordare il principe libero a 25 anni dalla scomparsa. Dall’inizio di questa estate, infatti, Cristiano De André sta portando in scena in tutta Italia il suo progetto live dal titolo “De André #DeAndré – Best Of Live Tour”: concerti dedicati al padre, alle sue canzoni e ai suoi ideali. La tematica della serata del 17 agosto è stata la guerra e gli orrori che stanno accadendo nel mondo intero. Non è mancato un appello del cantautore contro il genocidio in corso in Palestina. Ancora oggi le canzoni di Fabrizio De André sono estremamente attuali. Cristiano le ripropone - Il Pescatore, Andrea, Volta la Carta e Quello che non ho – in una nuova lettura, accompagnato dagli inseparabili musicisti Osvaldo di Dio alle chitarre e Davide Pezzin al basso. Alle tastiere Luciano Luisi, alla batteria Ivano Zanotti. Cristiano maneggia chitarre, ma anche il bouzouki, il pianoforte e il violino, portando lo spettatore in un percorso che affronta la grande opera del padre.
“Mio padre scrisse canzoni per cercare di cambiare la società e di sensibilizzare sugli orrori di questo mondo. Prima di morire mi confidò che a niente era servito” dice Cristiano. Una nota amara che tanto ci fa capire di Faber. Entusiasti dello spettacolo, dopo un lungo bis concluso con La canzone dell’amore perduto al pianoforte, noi di Informare abbiamo aspettato Cristiano nei backstage dell’Arena dei Pini. Mi sono dato una regola: sarebbe stato bello parlare con Cristiano De André senza dover per forza parlare di Fabrizio De André. Ultimamente come redazione ci siamo interessati alla situazione che purtroppo vivono alcuni festival ed eventi al sud, specie in Campania. Segnali preoccupanti circa lo stato di salute della cultura dei nostri territori. Il dato di fatto è che la crisi dei festival musicali e artistici in Campania rappresenta una profonda ferita nel tessuto culturale della regione, riflettendo una situazione critica che merita una seria riflessione. La nostra intervista a Cristiano De André è diventata un monito per i ragazzi, oggi coinvolti in un immobilismo dettato proprio dall’assenza di alternative.
Cristiano, secondo te la responsabilità di questa situazione va ricercata soltanto nelle politiche attuali oppure ci sono altre entità che causano le attuali condizioni?
«Credo che in questa condizione ci va di mezzo non solo il sud, ma pensandoci bene anche tutta Italia. È stato dato un taglio alla cultura da ormai più di 40 anni. Così come è stato dato un taglio all’arte, alla letteratura, alla poesia. Ma queste sono componenti della nostra vita che abbiamo per essere veramente liberi. Ora non so se sia soltanto una responsabilità politica, ma forse anche da qualcuno che sta più in alto della politica».
Chi sono i nuovi emarginati?
«Sono sicuramente i ragazzi di oggi: non dando loro cultura e arte si trovano spaesati, con il rischio che la loro vita si appiattisca. E quindi sono anche più facili da controllare».
Sono più facili da controllare anche grazie ad uno strumento di manipolazione come i social?
«Certo, c’è il buono e c’è anche il rovescio della medaglia. La fortuna è avere dei genitori, dei parenti o degli amici che ti supportano e ti portano verso la cultura. Altrimenti, bisogna andarsela a cercare da soli. Dico ai ragazzi di andare a cercare la cultura, di non rimanere con le mani in mano, assopiti e a credere a quello che gli dicono. Credete in voi stessi e andate a cercarvi delle cose che vi emozionano».
Anche perché in un periodo storico dove la disinformazione regna sovrana, noi ragazzi risultiamo esseri deboli, fragili…
«Sicuramente, io consiglio di leggere. Di leggere tanto e di andare a cercare cultura. E se non sapete chi leggere, andate a chiedere».
Tu ad esempio cosa ci consigli?
«Dostoevskij apre il cervello. Alda Merini».
Conosci Garcia Lorca?
«Certo, è uno dei migliori poeti al mondo».
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