
Continua la deplorevole pratica dell’utilizzo di cavalli per il traino urbano. Proprio pochi giorni fa, a Palermo, un cavallo impiegato per trainare una botticella turistica si è accasciato al suolo, stremato dalla fatica e dal caldo, mentre decine di passanti e turisti assistevano increduli alla scena. Nonostante un’ordinanza comunale che vieta l’impiego di animali per il traino durante le ore più calde, il mezzo è stato avvistato di nuovo il giorno dopo. Una dimostrazione concreta dell’inefficacia delle sole misure locali. L’animale è stato poi individuato e portato in salvo mentre il conducente è stato sanzionato dalla Polizia Municipale. Tuttavia l’accaduto lascia grandi interrogativi sulla necessità e l’operatività dell’utilizzo di animali come mezzi di trasporto.
Durante l’estate 2024, i casi di collasso da fatica e surriscaldamento non sono stati pochi. A Roma, Palermo, Messina, Sorrento e Pisa, i cavalli sono stati impiegati per il trasporto urbano in contesti climatici estremi, nonostante le ordinanze temporanee di limitazione. A Roma, l’ordinanza del sindaco Gualtieri vietava il transito delle botticelle tra le 11 e le 18 nelle giornate con allerta caldo. Ma anche nella capitale si sono registrate violazioni e proteste, con cavalli visibilmente provati dal caldo, in piedi su asfalto rovente.
Nel corso dello stesso anno, associazioni e cittadini hanno documentato numerosi episodi di animali in sofferenza, senza che ciò portasse a interventi strutturali. Gli obblighi di ombra, acqua e pause si sono rivelati insufficienti a prevenire il rischio più grande: la morte.
L’asfalto incandescente, l’umidità elevata e il traffico cittadino rendono l’attività di traino una tortura per gli animali. I cavalli, a differenza degli esseri umani, non riescono a regolare efficacemente la propria temperatura corporea, soprattutto in condizioni di sforzo continuativo. Quando l’animale mostra segni di sofferenza, è spesso troppo tardi per intervenire. La verità è che nessuna ordinanza locale può prevenire questo tipo di episodi. È la pratica in sé a essere incompatibile con il benessere animale. È l’intero sistema a dover essere messo in discussione.
Siamo solo a giugno, ma le temperature già superano i 35 gradi in molte città italiane. L’estate 2025 si preannuncia lunga e rovente, come confermato dai bollettini meteorologici. In assenza di un intervento normativo nazionale, episodi come quello di Palermo rischiano di moltiplicarsi. Le ordinanze comunali, spesso diverse da città a città, non garantiscono protezione effettiva. I controlli sono scarsi, le sanzioni lievi, e i regolamenti vengono frequentemente disattesi. Nonostante la sensibilità crescente dei turisti, la logica economica continua a prevalere sulla tutela della vita animale.
In seguito al nuovo caso di Palermo, LAV Italia è tornata a chiedere con forza un divieto nazionale per l’impiego di animali nel traino urbano. In un comunicato diffuso l’11 giugno 2025, l’associazione ha definito inaccettabile che, in un paese civile, si continui a tollerare l’uso di esseri senzienti come strumenti da lavoro. E ha chiesto al Ministro dei Trasporti Matteo Salvini e al Parlamento di agire con urgenza.
Non si tratta soltanto di tutelare gli animali. Si tratta di riconoscere un principio elementare: la dignità di ogni essere vivente. La LAV ha anche proposto un piano di riconversione delle licenze, per offrire ai vetturini la possibilità di continuare a lavorare senza sfruttare animali, magari con mezzi elettrici o progetti alternativi turistici.
Il crollo del cavallo a Palermo non è un evento isolato, ma l’inevitabile conseguenza di un sistema anacronistico e crudele. Le ordinanze comunali hanno dimostrato tutti i loro limiti. Serve un divieto chiaro, definitivo, nazionale. Finché si continuerà a regolamentare anziché vietare, nuovi cavalli continueranno a crollare per strada, sotto il sole, tra l’indifferenza e l’impotenza. Solo una legge nazionale potrà porre fine a questa pratica. La scelta è tra il coraggio di cambiare e la vergogna di continuare a guardare dall’altra parte.
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