
Tra le numerose ferite di Napoli, quella inferta dal crollo del Cimitero di Poggioreale è forse tra le più dolorose: una ferita non ancora rimarginata, che continua a pesare sulla città sotto forma di macerie, silenzi e attese interminabili per chi vuole piangere i propri morti.
A distanza di quattro anni dal cedimento avvenuto il 4 gennaio 2022 nel Cimitero Monumentale, ci sono ancora 800 salme disperse, intrappolate tra i detriti e la lentezza della burocrazia. Ora, dopo mesi di rallentamenti e passaggi amministrativi arriva un segnale concreto: il Consiglio comunale di Napoli ha approvato lo stanziamento necessario per fa ripartire le operazioni di recupero delle salme.
Il piano vale mezzo milione di euro e dovrebbe consentire, secondo chi lavora al Palazzo San Giacomo, di riavviare i lavori entro l’anno. Sarà forse la volta buona perché chi soffre possa finalmente piangere i propri morti davanti a un loculo e non continuare a immaginarli dispersi sotto le macerie.
Dei 2.400 defunti censiti come coinvolti nel crollo, ne sono stati recuperati soltanto 1.600. Significa che un terzo dei loculi, circa 800 risulta disperso.
I lavori di recupero, affidati ai vigili del fuoco, erano iniziati nel novembre 2022, ma si sono interrotti nel 2024. Lo stop non è stato solo burocratico, nel frattempo sono partite le indagini geologiche nel sottosuolo, necessarie per il consolidamento della collina e per garantire condizioni minime di sicurezza agli operatori.
Il nuovo intervento economico approvato dal Consiglio comunale poggia su una copertura finanziaria da 500mila euro, divisa tra Curia e Comune.
La Curia di Napoli ha già donato 250mila euro, attraverso la delibera n.19 del 6 giugno 2025 del Governo di Ufficio per la Gestione dei Beni delle Arciconfraternite Commissariate. Non solo: la Curia ha messo a disposizione anche 254 loculi, necessari per avviare lo spostamento delle bare già recuperate.
Le risorse serviranno a coprire parzialmente le attività di recupero e la gestione delle epigrafi e delle lapidi nei nuovi loculi. Decisione presa per sottolineare come ogni bara ricollocata non sia soltanto un’operazione logistica, ma un gesto che restituisce identità, nome e memoria. L’altra metà del finanziamento era a carico del Comune.
Il Comune aveva già pianificato gli interventi con la delibera di indirizzo n.364 del 26 giugno 2025, con cui veniva dato mandato al dirigente dei Cimiteri di avviare le attività per la collocazione delle casse e veniva approvato il quadro economico. Ma mancava ancora la sostanza: il finanziamento vero e proprio.
Gli altri 250mila euro sono stati stanziati con la delibera n.52 del 12 febbraio, arrivata il 13 aprile, in Consiglio comunale come variazione di bilancio destinata a garantire la copertura finanziaria dell’intero progetto. Il recupero può finalmente ripartire entro l’anno, stando alle dichiarazioni di Palazzo San Giacomo.
Intanto, i resti già recuperati sono disposti nella struttura provvisoria antistante alla Chiesa Madre del Cimitero. Dovevano restarci per poco tempo, ma nessuno più dopo quattro anni, considera quella struttura provvisoria.
Il crollo del cimitero di Poggioreale non è solo fotto di cornica né un semplice incidente strutturale, ma rappresenta l’ennesima storia che parla di memoria collettiva, di fragilità urbana e che sottolinea il rapporto difficile tra cittadini e istituzioni. Perché il tempo della burocrazia non coincide con il tempo del lutto.
Per chi aspetta un nome inciso su una lapide, per chi non sa dove piangere, per chi immagine un padre o una madre ancora sotto un cumulo di cemento. Quattro anni non sono un ritardo, ma la conferma di colpa in quanto le istituzioni di Napoli hanno lasciato i propri morti in un limbo.
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