
Atterrare al tramonto sulla costa ovest del golfo è sancire un contrasto. Minuti di sabbia ancora visibile, cerchi di coltivazioni inspiegabili, fiammelle come di camposanti foscoliani. E, ancora, interminabile deserto, e deserto. Sembra tutto senza soluzione di continuità in assenza di anime. Poi, di incanto, bagliori violenti d’artificio, strade in forma di piste aeroportuali, luci lillipuziane che bloccano a terra qualcosa che ha l’odore familiare della città. Ogni volta ho provato la netta impressione dell’entrare in un laboratorio di fisica o chimica, quelli dove gli esperimenti si ripetono e le bolle saltellano nelle ampolle. Un po’ scienza, un po’ antro delle megere di Walt Disney, fuochi di sacrificio.



di Raffaele Cutillo
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