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Crossings, l'arte senza limiti: un ponte tra culture e istituzioni

Flavia D'Avino
Flavia D'AvinoRedazione Informare
2 marzo 20254 min di lettura

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Crossings, l'arte senza limiti: un ponte tra culture e istituzioni

Indice (4)

  • 1Un mosaico di istituzioni e finanziamenti
  • 2Crossings: l’arte come strumento di resilienza
  • 3Crossings: l’arte in viaggio in dieci città, per arrivare a Napoli
  • 4Crossings: la contaminazione e l’arte come dialogo

Ci sono parole che, pronunciate con il giusto peso, risuonano ben oltre il loro significato immediato. “Attraversamenti“, ad esempio, porta con sé il senso del passaggio, dell’incontro, dell’inevitabile scambio tra esperienze e sensibilità differenti. E proprio di un attraversamento artistico – e culturale – si tratta, quello promosso dall’Accademia di Belle Arti di Napoli attraverso l’iniziativa “Crossings, Art Without Limits“. Arte senza limiti: un progetto ambizioso, che non si accontenta di restare confinato nei rassicuranti circuiti accademici, ma si proietta nel mondo con un respiro internazionale e, per certi versi, persino politico.

Un mosaico di istituzioni e finanziamenti

Diciamolo subito: l’internazionalizzazione dell’Accademia non è più una semplice dichiarazione d’intenti, ma un’azione concreta, sostenuta da un cospicuo piano di finanziamenti pubblici e privati che ammontano a circa 4 milioni di euro. Questi fondi, distribuiti su sette progetti principali, vedono Napoli coinvolta in prima linea con “Performing“, accanto ad altre iniziative come “Deh-Alma“, dedicato alla formazione digitale, e “Proben“, mirato al benessere psicofisico. Ma ciò che distingue Crossings dalle altre esperienze è la sua natura profondamente multidisciplinare e la volontà di inserirsi nei flussi della contemporaneità con una rete che collega dodici realtà culturali e scientifiche italiane, coordinate dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.

Crossings: l’arte come strumento di resilienza

Per comprendere la portata di questa iniziativa bisogna immaginare una mappa che collega Napoli a città come Beirut, Mitrovica, Alessandria d’Egitto, tutte accomunate da una storia densa, segnata da conflitti e rinascite. Non è un caso che proprio qui si concentreranno interventi artistici in spazi pubblici. Disegno, scultura, scenografia e danza diventeranno strumenti per ricucire strappi e creare ponti tra comunità spesso frammentate. Ma, attenzione, non si tratta di un gesto puramente simbolico, né di un’operazione estetica fine a se stessa. L’arte, in questo contesto, assume una valenza sociale, politica, quasi terapeutica. Pensiamo a Mitrovica, in Kosovo: una città divisa, in cui il fiume Ibar separa fisicamente serbi e albanesi. In un luogo simile, realizzare un’opera condivisa significa sfidare i confini imposti dalla storia. Significa provare a immaginare un’idea di comunità che, se non si è ancora realizzata nella realtà, può almeno esistere nello spazio dell’arte. Lo stesso si può dire per Beirut, città da sempre sospesa tra splendore e macerie, e per Alessandria d’Egitto, simbolo di un Mediterraneo che è stato crocevia di culture e che oggi tenta di riscoprirsi come tale.

Crossings: l’arte in viaggio in dieci città, per arrivare a Napoli

L’iniziativa si sviluppa in più fasi. Dal 5 al 31 maggio si terranno gli incontri e le prime azioni operative, coinvolgendo anche città come Tirana, Belgrado, Sofia, Istanbul, Amman, Il Cairo e Atene. Un percorso che ha il sapore del Grand Tour settecentesco, ma con finalità decisamente più contemporanee: il dialogo interculturale, l’interscambio accademico, la produzione collettiva di opere artistiche. Questo viaggio culminerà in un Campus internazionale a Napoli, dove giovani artisti trasformeranno le esperienze raccolte in scenografie, costumi, installazioni e performance. E qui si giunge al cuore dell’operazione: l’atto finale, che si consumerà nel settembre 2025 con tre grandi performance in altrettanti luoghi emblematici. Oltre a Mitrovica e Beirut, una terza rappresentazione si terrà in un teatro storico di Alessandria d’Egitto, testimone di secoli di scambi culturali. Poi, il ritorno a Napoli, dove l’Accademia accoglierà studenti e artisti per un’esposizione conclusiva, come a voler raccogliere i frutti di questo lungo itinerario.

Crossings: la contaminazione e l’arte come dialogo

C’è un’idea di fondo che attraversa Crossings ed è quella della contaminazione, in senso alto. Non si tratta solo di esporre opere o di mettere in scena performance, ma di incontrarsi, di condividere visioni, di rispondere alle sfide del presente con il linguaggio dell’arte. Non è un caso che il progetto si rivolga a paesi che, in modi diversi, hanno vissuto il trauma del conflitto o della frammentazione culturale. L’arte, qui, assume il compito – difficile, certo, ma non impossibile – di costruire un terreno comune, di suggerire nuove modalità di convivenza. E allora, più che una semplice iniziativa accademica, Crossings appare come un invito. Un invito a guardare oltre i propri confini, a concepire l’arte non come esercizio autoreferenziale, ma come spazio di resistenza e di possibilità. Una lezione che, in tempi come questi, varrebbe la pena imparare.

Tags
  • #Accademia belle arti napoli
  • #arte
  • #Crossings
  • #Dialogo Interculturale
  • #Internazionalizzazione
Flavia D'Avino
Redazione Informare

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