
La LIPU è tra le associazioni ambientaliste più significative in Italia e in Europa. Il logo ritrae una bellissima upupa, che già suggerisce il ruolo dell’associazione nella salvezza delle specie minacciate di uccelli. Per arrivare a quest’obiettivo, la LIPU promuove tante iniziative di promozione della cultura ecologica e persino di cura del verde. In particolar modo, incontrando il delegato di Caserta Matteo Palmisani, si capisce come l’associazione sia praticamente l’unico ente a curare il verde nel capoluogo casertano.
L’albero simbolo di Caserta è il leccio, di cui è disseminata la città: «A piazza Vanvitelli quelli che vedete sono i lecci, la nostra quercia mediterranea spontanea in Italia. A Caserta – mi spiega il dott. Palmisani – l’albero è presente anche a Piazza Sant’Anna e alcuni esemplari sparsi in città. Una bella rappresentanza si trova ad esempio a piazzetta Padre Pio, che fu oggetto nel 2019 di un’impresa di protezione perché il sindaco di allora voleva abbattere tutti gli alberi per farci una piazza».
Incontrando Palmisani e un altro volontario, Claudio Ferrucci, noto che quest’ultimo ha un cestello in mano, e subito ci dice appassionato: «In questo panierino ci sono anche piante di cerro e roverella, altri due tipi di querce presenti sul nostro territorio.
Rappresentiamo le associazioni di volontari, in primis della LIPU, e di tutta la rete di associazioni per un recupero dei lecci della piazza più importante della città (piazza Vanvitelli, ndr)». Difatti, entrambi ci mostrano un leccio all’interno del quale sembra esserci quasi del cemento. In realtà, è mastice agricolo: viene utilizzato per riempire i buchi di alberi malati o secchi per potergli permettere di continuare a vivere. La cura del verde dovrebbe essere materia comunale, eppure «questi alberi non trovano attenzione e cura neppure nei luoghi più importanti di Caserta. Nel corso del nostro impegno li abbiamo piantati, costantemente innaffiati d’estate e ora siamo protesi a riempire dei vuoti che ci sono ancora, avvalendoci anche della disponibilità di associazioni che sono impegnate nel sociale. Portiamo qui un esempio di come i lecci possano essere piantati facendo così anche un’operazione di educazione didattica presso le nuove generazioni».
Il sig. Ferrucci ci racconta, con estremo orgoglio, anche di una collaboratrice molto simbolica: «Tra i nostri volontari annoveriamo una presenza gradita, puntuale e sempre assidua: una signora di 84 anni tutta l’estate ha dato impulso a questa cura del verde che, forse, nella nostra città da lunghi anni non viene effettuata. Infatti, ci sono delle piante di lavanda che sono fiorite grazie all’opera della signora».
Per avere cura del verde, però, non bastano gli interventi dell’associazione di volontari, bensì di una significativa opera amministrativa: «A breve la rete delle associazioni ambientaliste (la Lipu, Giardinieri senza frontiere…) che si è impegnata nell’opera di recupero dei lecci, chiederà una sacrosanta moratoria. Perché vengono effettuati degli interventi inappropriati, decretando dei vuoti nel filare degli alberi e un autentico massacro. Quindi è necessario porre almeno temporaneamente un freno a queste pratiche che probabilmente sembrano assecondare soltanto il desiderio di procurarsi legname».
Secondo i volontari della LIPU non ci sono dubbi: il leccio, albero tipico casertano, va protetto in ogni occasione. Ragion per cui, alla notizia che il direttore della Reggia Tiziana Maffei volesse avviare l’abbattimento dei lecci della via dell’acqua della Reggia di Caserta, l’associazione ha fatto partire una battaglia. Il dott. Palmisani ricostruisce la storia: «Nel 2023 la rete di associazioni fu allertata dall’idea che la direzione Reggia volesse abbattere 750 lecci della via dell’acqua. Quindi noi chiedemmo al direttore Maffei di poter accedere, così ci acconsentì a fare questi sopralluoghi e noi contammo uno ad uno tutti i lecci. Il nostro parere riscontrava un massimo di 100 lecci che erano in gravi condizioni, compresi quelli secchi».
Il parere associativo risulta essere discorde con quello dei tecnici ingaggiati dalla direzione Reggia: «Noi esponemmo le nostre relazioni e ci confrontammo anche con i docenti che il direttore aveva ingaggiato. Non ci trovavamo assolutamente d’accordo né sul numero dei lecci né sulle prospettive. Perché, secondo noi, i lecci non solo si possono curare, ma – cosa che non è mai stata fatta fino ad adesso – possono essere anche sostituiti pochissimo alla volta dove esistono dei vuoti, come abbiamo fatto noi qui a Piazza Vanvitelli con il mastice agricolo».
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