
Sin da bambini ci hanno insegnato che il Carnevale è una festa cattolica, che la sua etimologia deriva dal latino “carnem levare” (ossia eliminare la carne) proprio ad indicare il banchetto che si organizza per il martedì grasso, l’ultimo giorno prima del periodo di astinenza della Quaresima.
A differenza di quanto si possa credere prima facile, il processo di reciproca accettazione della festività che noi oggi conosciamo come Carnevale ed il Cattolicesimo, non fu breve né pacifico, ma andiamo per gradi.
Le origini dei riti e delle usanze collegate a questa festa risalgono ai Saturnali romani che, a loro volta, si ispiravano alle Dionisiache greche, rispettivamente celebrazioni collegate al culto del dio romano Saturno e del dio greco Bacco. Per amor di completezza c’è da dire che feste simili esistevano anche in altre culture: se ne hanno riscontri a Babilonia (in onore del dio salvatore Marduk) ma anche in Egitto (nell’Asino d’oro di Apuleio è descritto accuratamente il culto della dea Iside) e, addirittura nella cultura ebraica (la festa di Purim, anche se decisamente meno dissoluta e più gioiosa).
Ma torniamo a Roma… Saturno rappresentava, in un certo senso, il dio del caos primigenio e, durante i Saturnali, si realizzava un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo e a giochi di ruolo: “semel in anno licet insanire” dicevano gli antichi (una volta all’anno è lecito far pazzie) e, dunque, il servo diventava padrone, gli schiavi divenivano uomini liberi, l’efficacia delle norme veniva sospesa e il re veniva addirittura schernito e deriso e, al suo posto, veniva eletto un re dei folli, mentre i suoi sudditi si abbandonavano a dissolutezze di ogni tipo, come a frequenti riti orgiastici.
Queste pazzie rappresentavano un momento di rinnovamento simbolico, durante il quale il caos sostituiva l’ordine costituito, che però una volta esaurito il periodo festivo, riemergeva nuovo o rinnovato e garantito per un ciclo valido fino all’inizio dei Saturnali successivi.
A Roma, però, questi riti non furono tollerati a lungo, man mano che il Cristianesimo si diffondeva, tali celebrazioni iniziavano ad essere avvertite sempre più come insulto alla pudicizia e alla moralità, fino a che, nel 186 a.C. con un senato consulto se ne vietò la celebrazione.
Ad onta di ciò, tali riti continuarono ad essere parte dell’eredità culturale dei popoli italici anche nel corso del Medioevo ed oltre, subendo influenze e trasformazioni, fin quando nel 1468, una data che possiamo considerare come spartiacque, papa Paolo II, rampollo di una nobile famiglia veneziana, amante della cultura e della buona cucina, volle indire solennemente il Carnevale nella città di Roma mettendo fine a secoli di ostilità. Da allora maschere, musiche e balli divennero definitivamente le cifre del nostro Carnevale.
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