
“L’inferno degli Archivi”, è così che è stato definito l’Archivio di Stato di Caserta, da anni al centro di polemiche e scandali per la questione della sede. Ma è all’interno di tutto questo che si nasconde un immenso patrimonio culturale: con oltre 15 km di materiale, nell’Archivio di Stato di Caserta sono presenti documenti a partire dal Medioevo, intorno al 1400 circa, dalle carte degli organi della provincia dell’antica Terra di Lavoro fino all’Unità d’Italia. Dall’Unità in poi sono conservate, invece, solo le carte degli uffici dello Stato della provincia: ad esempio, i documenti della Prefettura, dei tribunali ecc. «Per disposizione di legge – afferma la Direttrice Fortunata Manzi – l’Archivio dovrebbe essere in continuo incremento perché dovremmo periodicamente ricevere dagli Uffici dello Stato le carte considerate di valore storico che non servono più agli usi dell’ufficio stesso. Devono passare 30 anni affinché se ne possa valutare il versamento all’Archivio di Stato competente per territorio, quindi, in teoria, avremmo dovuto ricevere documenti fino al 1993, ma siamo fermi agli anni ’60».
Dietro questa sconfinata ricchezza di storia e cultura, vi è però un problema molto più grande che è la questione della sede. Nella maggior parte delle città, l’Archivio di Stato è situato all’interno di edifici demaniali, o persino, per il combinarsi della disponibilità al Demanio dello Stato di beni immobili precedentemente di proprietà delle corporazioni religiose con la volontà di “costruire” l’identità della nazione, di edifici monumentali di grande pregio, come a Napoli in cui la sede si trova nell’antico monastero dei santi Severino e Sossio. A Caserta la situazione è, invece, un po’ diversa… «L’Archivio di Caserta sembra nato sotto una cattiva stella. In origine, nel 1818, nasce come Archivio provinciale di Terra di Lavoro, nel Palazzo Antignano, attuale sede del museo Campano. Dal 1850, viene trasferito a Caserta, che nel 1819 era diventata capoluogo di provincia, nel palazzo Fimiani in piazza Margherita; quindi, nel 1868, nel palazzo oggi ex sede della Provincia su corso Trieste; nel 1905, viene nuovamente spostato in una traversa di via Acquaviva nell’ex accasermamento dei Reali Carabinieri. La svolta nel 1970, quando «si è valutato di trasferire l’Archivio in un edificio privato in costruzione: un condominio in Viale dei Bersaglieri con ingresso separato è stato destinato a sede dell’Archivio. Tre livelli, seminterrato, piano terra e primo piano» continua la Dottoressa Manzi.
«Nel tempo – continua la Direttrice – le esigenze di manutenzione straordinaria sono cresciute e a farne le spese sono state le carte, soggette a infiltrazioni meteoriche e di acque reflue, e ad altri innumerevoli problemi relativi alla sicurezza, anche in virtù della sempre più stringente normativa in materia. Non ci sono allo stato attuale le condizioni di sicurezza necessarie né per le persone né per il patrimonio». Tra le difficoltà di gestione di questo patrimonio immenso, qualcosa però sembra smuoversi. Dal 2017 per sfruttare il piano Soragni di rifunzionalizzazione e di ridestinazione alla primaria funzione culturale, educativa e sociale degli spazi della Reggia si stabilisce che l’Archivio di Stato deve lasciare la sede di viale dei Bersaglieri e trasferirsi all’interno del Patrimonio Unesco Casertano. «Nel 2017 – afferma Fortunata Manzi –ci si trasferisce senza avere pronta la struttura; gli uffici erano perfetti perché appartenevano al rettorato della Seconda Università di Napoli, per i depositi si è iniziata una serie di lavori per lotti su altri spazi all’interno della Reggia al piano terra. La situazione attuale è: abbiamo degli uffici che sono in ottime condizioni, gli spazi di servizio in cui si devono fare alcuni lavori e altri spazi a cui si sta lavorando per trasformarli in depositi. Nel frattempo, permane il rischio per la conservazione delle carte nei vecchi depositi di viale dei Bersaglieri, con un danno che aumenta giorno per giorno e soprattutto con una necessità continua di esborso da parte dello Stato, ad esempio per il restauro della documentazione danneggiata. Problematico il rilascio di una parte della vecchia sede, si deve ora affrontare il problema nella sua globalità».
Ma tanta è la voglia di ripartire dalla cultura che si respira all’interno dell’Archivio di Stato di Caserta. C’è bisogno di far ripartire tutta la macchina e rendere finalmente il patrimonio disponibile attraverso una soluzione temporanea, per adesso, e una definitiva con l’adeguamento dei depositi nel breve futuro ed è questo che auspica la Direttrice Fortunata Manzi: «L’amministrazione centrale ci è vicina e sta prestando grande attenzione a Caserta. Dobbiamo ripartire come Istituto di cultura e siamo apertissimi a collaborazioni con altri enti e associazioni del territorio. Se riuscissimo ad intercettare, con una offerta culturale variegata e aperta alle diverse istanze del territorio, almeno il 5% delle persone che ogni giorno fanno visita alla Reggia, abbiamo raggiunto un ottimo risultato».
Dove ritrovare le radici e l’identità del nostro vasto e variegato territorio? Da quanto lontano vengono i problemi che tuttora affliggono la provincia di Caserta? L’Archivio, grazie alle preziose fonti storiche che custodisce, può essere una lente attraverso cui leggere, interpretare, comprendere il nostro presente. Ogni mese pubblicheremo e racconteremo su Informare un documento tratto dai nostri fondi archivistici con l‘obiettivo di sostenere la lettura del presente, nello spirito dell’informazione di inchiesta e approfondimento della rivista. Metteremo la Storia al servizio dell’attualità! Seguiteci!
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