
In un’orchestra non può mancare un direttore. Il Maestro Vincenzo Campagnoli è un orgoglio per la Campania e non solo. Sin da piccolo nel mondo della musica, ha collaborato con i più grandi artisti e da oltre 40 anni lavora in Rai. Si è avvicinato molto alla musica pop, come dimostra la collaborazione con Lazza, forse uno degli artisti più affermati della scena attuale, per la presentazione del nuovo album, “Locura”.
«È straordinario – parlando del rapper milanese – Lui parte da una preparazione classica, da Chopin, per poi arrivare a scrivere un pezzo come “Cenere”. Rispetto ai suoi colleghi urban, lui è un passo avanti. Il nuovo disco sicuramente farà bene. I testi sono eccezionali perché la sua sensibilità artistica è eccezionale».
Come nasce la sua passione per la musica e il suo percorso da direttore d’orchestra?
«La mia passione per la musica nasce da piccolo grazie alla mia famiglia: mio padre aveva un’orchestrina, mia mamma cantava, mio nonno sapeva suonare più strumenti e mio zio è stato per 30 anni il timpanista del San Carlo. Sono cresciuto in un contesto in cui la musica è sempre stata messa al primo posto. All’età di otto anni ho fatto il mio primo matrimonio, come batterista, con mio padre. Mi sono diplomato in oboe, percussioni e compimento di pianoforte; ho iniziato presto a lavorare anche in Rai, a sedici anni, all’orchestra sinfonica “Alessandro Scarlatti”, a Napoli, come oboista. Oggi conto 41 anni di Rai e quest’anno ho fatto il mio diciottesimo festival di Sanremo. Come direttore d’orchestra, ho avuto la fortuna di aver incontrato il maestro Vessicchio. Abbiamo fatto molta televisione insieme e divenni il suo collaboratore più stretto. Quando facevamo le prove di “Viva Napoli” di Mike Bongiorno, lui mi affidava l’orchestra. Io scrivevo gli arrangiamenti e poi mi faceva provare i brani».
Il Maestro Campagnoli ha anche diretto l’orchestra nel programma “Napoli prima e dopo” per le ultime nove edizioni, a stretto contatto con il conduttore Pino Moris. Ha arrangiato diverse sigle di celebri programmi televisivi, come la sigla di “Dedicato”, con Serena Autieri, o quella di “Techetechetè”, composta con Eleonora Paterniti e con Pasquale Panella, ultimo autore di Lucio Battisti.
Qual è il suo rapporto con la sua terra d’origine?
«Napoli è sempre con me e io sono sempre con Napoli. Alla città devo tanto perché è un contenitore d’arte incredibile, come tutto il sud. Io ho avuto la fortuna di fare la gavetta, una pratica che forse oggi i ragazzi non svolgono più perché non ne hanno la possibilità. I cantanti prima si esibivano con l’orchestra e io talvolta scrivevo anche gli arrangiamenti. Napoli ci dà quella marcia in più per affrontare la giungla che è questo mondo della musica; chi parte da questa terra, non ha paura di nessuno. A livello culturale e artistico, prima c’è Napoli e poi il resto del mondo. Ogni città ha una sua storia e la sua arte, ma Napoli ne è la capitale».
Ha avuto modo di lavorare con i più grandi artisti nazionali e non solo. C’è stata qualche figura che le ha lasciato un segno importante?
«Ho lavorato con dei pilastri della musica, da Pino Daniele fino a Sting. Sono amico di tantissimi cantanti, da Giorgia a Gigi D’Alessio, e ognuno mi ha donato qualcosa di speciale. C’è un artista però di cui devo parlare, con cui ho avuto un rapporto magico, durato tredici anni: Mario Merola. Ero il suo direttore d’orchestra, il suo arrangiatore e il suo pianista. Eravamo a stretto contatto e Mario era persona straordinaria, di grandissima generosità. Un altro gigante è Nino D’angelo. Per me è uno degli ultimi poeti rimasti a Napoli. Ha saputo costruire dal nulla un mondo, un universo, legato a lui e al suo canto, alla sua arte. Nino è un interprete straordinario».
Il maestro Campagnoli, attualmente, è direttore artistico di un’accademia a Roma di alta formazione artistica, la Joseba Academy, e gira l’Italia per i suoi corsi di formazione.
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