
Una bicicletta, poche borse, migliaia di chilometri davanti e un’idea semplice quanto rivoluzionaria: dimostrare che un altro modo di vivere è possibile. È con questo spirito che Federico e Franco, protagonisti del Terra Comune Project, hanno fatto tappa nella redazione di Informare a Caserta, accompagnati dal presidente FIAB Caserta Carlo Scatozza, per raccontare il viaggio che li porterà da Messina fino a Varanasi, in India.
Un percorso straordinario che ha un obiettivo concreto: raccogliere fondi per sostenere la costruzione di un hospice promosso da Tutto è Vita Onlus in un piccolo borgo della Toscana, in provincia di Prato. Dietro la sfida sportiva e solidale, si cela una ricerca molto più profonda, maturata negli ultimi anni e condivisa dai due viaggiatori: «Ci siamo incontrati in un momento particolare delle nostre vite», raccontano. Il luogo dell’incontro è stato il Borgo Tutto è Vita, realtà ispirata agli insegnamenti del tanatologo e scrittore Bormolini, dove entrambi hanno trascorso del tempo come volontari. Un’esperienza che ha lasciato un segno profondo.
«È un posto in cui riesci a staccare da tutto, dove vieni accolto e puoi fermarti a riflettere su te stesso. È quasi l’opposto di quello che il mondo di oggi propone», spiega Federico. Proprio seduti attorno a un tavolo, in quel contesto di condivisione e ascolto, è nata l’idea di affrontare insieme un viaggio a lungo raggio.Per i due viaggiatori si tratta anche della naturale conseguenza di un cambiamento personale iniziato anni fa.

«Dopo oltre vent’anni di lavoro in fabbrica, ha scelto di lasciare il proprio impiego. Avevo iniziato a farmi delle domande. La monotonia quotidiana non mi stava dando più nulla. Per due anni ho lavorato interiormente su questa scelta e poi ho deciso di cambiare vita. Ho iniziato a cercare l’essenziale» ci ha raccontato Franco. Una parola, essenziale, che ritorna spesso nel loro racconto e che si traduce in uno stile di vita ispirato alla semplicità, alla condivisione e al minimalismo. Un approccio maturato anche attraverso il contatto con comunità monastiche aperte al dialogo tra culture e spiritualità differenti.
«La religione è qualcosa di personale, di intimo», osservano, sottolineando come l’esperienza vissuta in Toscana abbia insegnato loro il valore dell’incontro e dell’accoglienza reciproca. Partire oggi per un viaggio del genere, mentre nel mondo aumentano conflitti e divisioni, può sembrare una scelta controcorrente. Eppure è proprio questo il momento che hanno scelto.
«Molti ci chiedono: perché adesso? Perché proprio ora? Noi crediamo che sia necessario testimoniare la pace quando nel mondo ce n’è sempre meno. Vogliamo portare un messaggio di empatia, di condivisione e di vicinanza tra le persone».
E sono proprio gli incontri lungo la strada a confermare la validità di questa scelta. Dalla Sicilia alla Campania, Federico e Franco hanno già collezionato numerose storie di generosità spontanea. Raccontano di una cassiera incontrata casualmente in un supermercato che, colpita dal loro viaggio, ha donato loro un pacco di viveri per proseguire il cammino. Il giorno successivo, ritrovandola per caso in un bar, è nata una lunga conversazione che si è trasformata in un momento di autentico scambio umano.
«Le persone si avvicinano, ci fanno domande, si interessano. E da lì iniziamo a parlare di pace, di condivisione, di ciò che ciascuno può fare nel proprio piccolo. Non portiamo verità assolute, ma semplicemente un’esperienza». Il viaggio proseguirà verso Roma fino a Trieste per poi andare giù nei Balcani. Lungo il percorso incontreranno associazioni, organizzazioni locali e comunità impegnate nel sociale, ascoltandone le storie e sostenendone, quando possibile, le iniziative.
Pedalata dopo pedalata, Federico e Franco porteranno con sé le nostre riviste di Informare, testimoniando che esiste sempre una strada alternativa, fatta di relazioni autentiche, tempo condiviso e fiducia negli altri. Una strada forse più lenta, ma capace di restituire valore a ciò che spesso, nella frenesia quotidiana, rischiamo di dimenticare.
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