
Quando il manager casertano Antonello Grimaldi ha assunto l’incarico di segretario generale della Veneranda Biblioteca Ambrosiana si è trovato davanti a un paradosso: l’istituzione culturale più antica della città, custode di alcuni dei più importanti capolavori della storia dell’arte, era poco conosciuta non solo dai turisti, ma persino da molti milanesi.
In appena quattro anni la Pinacoteca è passata da circa 60 mila visitatori a quasi mezzo milione nel 2025, registrando una crescita degli ingressi superiore al 50% e, per il terzo anno consecutivo, ha chiuso il bilancio in positivo. Le opere, però, sono le stesse. A cambiare è stato il modo di raccontarle.
«La cultura non deve essere elitaria né autoreferenziale. Deve parlare a tutti », dice Grimaldi. Una convinzione nata molto prima del suo arrivo all’Ambrosiana. Per anni ha viaggiato insieme ad amici direttori di musei, architetti e storici dell’arte. «Mi accorgevo che parlavano un linguaggio tutto loro. Io mi sentivo tagliato fuori. Dicevo sempre: qui ci devono entrare anche gli “ignoranti” come me.» Da quelle esperienze nasce la sua idea di museo: non un luogo che mette alla prova il visitatore, ma uno spazio capace di creare un legame col visitatore .
«Per questo insisto sullo storytelling. Dico sempre al mio social media manager di raccontare le storie che si nascondono dietro alle opere d’arte. C’è qualcuno che l’ha dipinta, un contesto storico ed una vicenda umana» In un’epoca in cui immagini e contenuti scorrono senza sosta, raccontare quelle storie significa dare alle persone un motivo per fermarsi. «Non pretendo che chi entra sappia già riconoscere un Caravaggio o un Bruegel. Voglio che si emozioni.».


Ma coinvolgere il pubblico non significa soltanto raccontare meglio le opere. Nei musei visitati all’estero Grimaldi rimane colpito anche dal modo in cui le istituzioni dialogano con i visitatori, trasformando la visita in un’esperienza. All’Ambrosiana questa visione prende forma con aperture serali a tre euro, mostre di arte contemporanea, podcast, social, video in lingua dei segni e iniziative diffuse sul territorio come BookCity, MuseoCity e Open House. Anche il dialogo con il contemporaneo segue la stessa logica: dalla mostra di Pietro Terzini, che in meno di un mese ha richiamato oltre 35 mila visitatori, fino alla sfilata di Versace. «Utilizzo l’arte contemporanea per far conoscere l’Ambrosiana e avvicinare le persone anche a Leonardo e Caravaggio.» L’obiettivo, spiega, è trasformare il museo in un luogo da vivere, un luogo dove il visitatore sia spinto a tornare, non soltanto da vedere una volta.
È una visione che riaffiora naturalmente quando il discorso torna alla sua città. Antonello Grimaldi è convinto che le sfide affrontate dall’Ambrosiana non siano poi così diverse da quelle di molti altri luoghi della cultura italiani. Ad esempio a Caserta abbiamo un’istituzione culturale dal valore inestimabile. «Credo che la Reggia di Caserta abbia un potenziale immenso», osserva. La domanda, però, è un’altra. «Ma la Reggia di Caserta è amata dai casertani?» si chiede. Per lui è da qui che bisogna partire. Prima ancora dei grandi numeri e dei flussi turistici vengono i cittadini. «Per valorizzare qualcosa bisogna sentirla propria.» È lo stesso principio che, secondo lui, ha permesso all’Ambrosiana di ritrovare il proprio pubblico: prima riconquistare la città, poi il resto del mondo.
Per Grimaldi il successo dell’Ambrosiana dimostra una cosa: prima ancora di conquistare i turisti bisogna conquistare il cuore dei cittadini. Un’istituzione culturale non può vivere soltanto grazie ai visitatori che arrivano da lontano, ma deve diventare parte della quotidianità di chi le vive accanto. Per questo immagina una Reggia aperta anche nelle ore serali, collegata a San Leucio e Casertavecchia, capace di ospitare mostre, concerti ed eventi. «La Reggia deve diventare il cuore pulsante di Caserta.»
Milano e Caserta finiscono così per raccontare la stessa storia: come dovrebbe essere un museo moderno. Da una parte l’Ambrosina che ha ritrovato il proprio pubblico cambiando il modo di comunicare; dall’altra un patrimonio che, secondo Grimaldi, potrebbe esprimere molto di più. In entrambi i casi il punto di partenza è lo stesso. Prima ancora di insegnare la storia dell’arte, un museo deve far venire voglia di entrarvici e soprattutto di tornarci.
Leggi anche: Estate di cultura ai Quartieri Spagnoli: il grande cinema sotto le stelle
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...