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Da populista a "progressista di sinistra": così è cambiato il M5S di Conte (?)

Donato Di Stasio
Donato Di StasioRedazione Informare
17 dicembre 20225 min di lettura

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Da populista a "progressista di sinistra": così è cambiato il M5S di Conte (?)

Indice (3)

  • 1Da populista a progressista: perché è cambiato il M5S di Conte
  • 2Il M5S è davvero di sinistra?
  • 3L’utopia di un “Movimento orizzontale”

Alcune settimane fa presi parte ad un evento a Palazzo Giustiniani, presso il Senato della Repubblica, un incontro-dibattitto denominato Cantiere delle idee, incentrato su temi quali “il buongoverno” e “la differenza tra conservatori e progressisti” e al quale parteciparono diversi scrittori, giornalisti e politici affermati, come l’attuale leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. Il presidente pentastellato, che chiuse il dibattito con un intervento di circa venti minuti sull’importanza del Movimento negli ultimi anni e sulle leggi a favore dei più deboli, alla fine del suo intervento esclamò con forza e rigore che “il Reddito di cittadinanza è stata la riforma più progressista e di sinistra degli ultimi decenni”. In quel momento mi si accese una lampadina nel cervello.

Non solo il leader dei 5S stava confermando la larga base progressista del suo Movimento (fatto oramai già acquisito da molti mesi). Ma per la prima volta (seconda o terza al massimo) stava affermando che il suo partito fosse di sinistra. Potrebbe sembrare paradossale ai più, ma essere “progressisti” e “di sinistra” non è la stessa cosa. Da populista a progressista, da “contro tutti gli schieramenti” a sinistra, ma anche da Movimento a Partito. Sono queste le tre principali metamorfosi che hanno investito il Movimento 5 Stelle dalla sua fondazione a oggi, nel bene e nel male, e in poco più di 13 anni di storia.

Da populista a progressista: perché è cambiato il M5S di Conte

Credo che tutti i cittadini nati fino al 1990 ricordino perfettamente la nascita del Movimento 5 Stelle nel 2009, con le prime uscite negli anni successivi della figura portante di Beppe Grillo. “Un comico politico” titolavano le prime pagine dei quotidiani generalisti italiani. I suoi commenti e credenze sulla classe politica dirigente di quegli anni e le sue soluzioni per il futuro, pubblicate in formato video, testarono per la prima volta la viralità dei social. Le uscite, le affermazioni e qualche accusa di complotto nei confronti dei “vecchi marpioni politici” sembravano essere ispirati al nuovo populismo del web, allora in forte via di espansione.

Ma cosa significa populismo? Ce lo siamo mai chiesti? Si tratta di un’aggregazione, politica o di qualsiasi altra natura, che contrappone il “noi” al “tutti quanti loro” e che si batte per l’acquisizione di potere solo per una parte del popolo contro tutti gli altri. Ecco, all’origine il M5S poteva essere considerato un vero e proprio partito populista. Dopo le elezioni del 2018, ma soprattutto dopo la caduta dei governi Conte I e Conte II, una nuova parola è diventata familiare negli ambienti gialli del Movimento 5 Stelle: progressismo.

Dalle ultime elezioni politiche di settembre è emerso un dato eclatante: il populismo (almeno quello italiano) è in crisi. Sia la Lega che il Movimento 5 Stelle, nati entrambi con questa veste, hanno dimezzato le rispettive percentuali di voti, 8,8% per la prima e poco più del 15% per il secondo. La minore debacle dei pentastellati, dati anche loro dai sondaggi pre-elezioni al 10% circa, potrebbe essere spiegata dall’insediamento di Conte alla presidenza, avvenuto nell’agosto 2021, e dal cambio di linea nell’agenda politica e nel vocabolario 5S, con l’avvento della parola “progressismo”.

Il M5S è davvero di sinistra?

Torniamo però un attimo alla frase enunciata da Giuseppe Conte a Palazzo Giustiniani: “Il Reddito di cittadinanza è stata la riforma più di sinistra degli ultimi decenni, alla pari con Servizio Sanitario Nazionale e Statuto dei lavoratori”. Questa è stata la frase completa. Se guardassimo alle epoche storiche nelle quali sono state approvate la legge 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei lavoratori) e la legge n.833 del 1978 (SSN), ci accorgeremmo sicuramente del fatto che entrambe siano state elaborate da una Democrazia Cristiana all’epoca a forti tinte di sinistra, coadiuvata dal Partito Socialista e dal Partito Comunista. Pertanto, la frase di Conte è fin troppo giusta se riteniamo che essere di sinistra significhi sostenere e aiutare la popolazione in difficoltà: il Rdc è paragonabile alle altre due misure menzionate, destinate perlopiù alle classi meno abbienti della società e il Movimento 5 Stelle è riuscito dove il Partito Democratico ha fallito.

Ma il M5S è davvero di sinistra? Vuole diventarlo in futuro? Questa sembra essere la strada tracciata da Giuseppe Conte. Nel vuoto lasciato a sinistra dal Pd, in attesa del congresso di marzo per il nuovo segretario/a, il Movimento è la forza politica che soddisfa le fasce più bisognose, con il tanto acclamato Reddito di cittadinanza. E il suo leader ha più volte indirettamente dichiarato di voler essere la figura di riferimento nello schieramento di centro-sinistra. Ma attenzione: come ribadito dallo stesso Masaniello a Palazzo Giustiniani (così è stato ribattezzato Conte in Campania), “oggi una forza progressista di sinistra che propone un inceneritore è conservatrice”, riferendosi al termovalorizzatore di Roma, con tanto di frecciatina al Pd. Pertanto, anche chi dovesse parlare di inceneritore temporaneo come possibile soluzione potrebbe essere considerato conservatore.

L’utopia di un “Movimento orizzontale”

L’ultimo cambiamento, il primo per ordine, che ha interessato il M5S è quello della trasformazione da Movimento a Partito. L’idea iniziale di un movimento orizzontale al vertice del quale avrebbero dovuto posizionarsi i cosiddetti “portavoce”, rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni, è fallito. La suddetta metamorfosi è raccontata in Lady Rousseau – Cosa resta dell’utopia di Gianroberto Casaleggio? e Cittadinanza Digitale – La crisi dell’idea occidentale di democrazia e la partecipazione nelle reti digitali, libri che testimoniano appunto l’utopia di una suddivisione dei poteri alla pari tra elettori e portavoce degli stessi, i quali sono poi diventati leader e capi politici, sulla scia dei partiti tradizionali.

Quella di un Movimento 5 Stelle completamente orizzontale potrebbe essere paragonata ad un’altra utopia: il comunismo. Dopotutto, anche nella vecchia URSS, è mai esistita la proprietà non individuale ma comune dei beni esistenti e dei mezzi di produzione?

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  • #giuseppe conte
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  • #progressismo
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