
C’è un modo per raccontare la Campania che passa dalle sue città, dal mare e dai luoghi che da decenni fanno parte dell’immaginario collettivo. E poi ce n’è un altro, più silenzioso, che attraversa le colline dell’entroterra, entra nelle cantine e arriva fino alle tavole di chi, magari a migliaia di chilometri di distanza, riconosce in un bicchiere di vino il sapore di un territorio.
È da qui che riparte l’Alta Campania Wine Fest, in programma dall’11 al 13 settembre nella Villa Comunale di Castel Campagnano. La seconda edizione non vuole essere soltanto una celebrazione del vino, ma il racconto di un territorio che sta imparando a fare sistema e a trasformare le proprie produzioni in una concreta possibilità di sviluppo.
“Vieni per il vino, torni per il territorio” è il claim scelto per questa edizione. E non potrebbe esserci sintesi migliore.
Perché dietro una bottiglia ci sono vigne, agricoltori, cantine, ristoratori, artigiani e comunità. Ci sono borghi e paesaggi che spesso restano fuori dagli itinerari più battuti. Ci sono vitigni come Casavecchia e Pallagrello che appartengono alla storia della Campania e che oggi, grazie al lavoro di una nuova generazione di produttori, stanno trovando una seconda vita.
L’Alta Campania è un mosaico di territori che dal Massiccio e da Roccamonfina arriva fino al Matese e ai Monti Trebulani-Tifatini, comprendendo gli otto comuni della DOC Casavecchia di Pontelatone. Un patrimonio agricolo e culturale che il festival prova a trasformare in una destinazione.
A farlo sono soprattutto giovani imprenditori del settore vitivinicolo, molti dei quali under 40, che hanno scelto di fare rete. Una cosa che non succede spesso sul nostro territorio. Rete. Una parola semplice, ma fondamentale per un territorio dove la crescita di una singola azienda può generare valore anche per tutto ciò che le sta intorno.
Perché quando una bottiglia prodotta nell’entroterra casertano supera i confini regionali e arriva sui mercati nazionali o internazionali, a viaggiare non è soltanto il vino: viaggia un pezzo di Campania.
È questa la vera forza dell’enogastronomia: non vendere soltanto un prodotto, ma la storia, il paesaggio e l’esperienza che quel prodotto rappresenta. Una cantina può diventare una destinazione, una degustazione l’inizio di un viaggio, un piatto il modo per conoscere una comunità.
Anche per questo l’area food riunirà cinque protagonisti della gastronomia campana: Da Gigione Gourmand, Vanvitiello di Ciccio Vitiello, La Baronia, Salumeria Malinconico e Capri Annuccia. Realtà diverse, unite dalla valorizzazione della materia prima e da una visione contemporanea della cucina.
La prima edizione aveva già dato un segnale importante: quasi 5.000 ingressi in due giornate, 24 cantine, 72 etichette, quattro masterclass e sei food truck. Numeri che quest’anno diventano il punto di partenza per un’ambizione più grande: portare visitatori nell’Alta Campania durante tutto l’anno.
Perché il turismo enogastronomico può distribuire opportunità, portare persone verso aree lontane dai grandi circuiti e permettere a una nuova generazione di imprenditori di investire nella propria terra.
La Campania, in fondo, non è soltanto quella che il mondo già conosce. È anche quella che sta ancora imparando a raccontarsi.
Dal piccolo vigneto al mercato internazionale il percorso può sembrare lunghissimo. Ma è proprio lì che si misura la capacità di un territorio di trasformare le proprie eccellenze in economia, occupazione e futuro.
Si può arrivare a Castel Campagnano per bere un buon bicchiere di vino. La vera scommessa è fare in modo che, finito il bicchiere, venga voglia di scoprire tutto quello che c’è intorno.
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