
Nell’affrontare le sfide ambientali del nostro tempo, si fa sempre più urgente la necessità di un cambio di paradigma nel rapporto tra uomo e natura. È fondamentale promuovere un approccio multidimensionale che sviluppi una cultura della sostenibilità. Una sostenibilità che metta al centro i valori di consapevolezza e responsabilità di ogni individuo nei confronti dell’ambiente, come principi cardine nell’adozione di soluzioni tecniche e nell’implementazione di politiche di tutela ambientale. In Italia, la Rete INFEAS (Informazione, Formazione ed Educazione all’Ambiente e alla Sostenibilità), promossa dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, rappresenta un punto di riferimento per la diffusione dell’educazione ambientale su scala nazionale.
Il sistema INFEAS si configura come una rete aperta e dinamica che, integrando sistemi e ramificazioni su scala regionale, svolge un ruolo di coordinamento e di promozione delle attività di educazione, formazione e informazione ambientale e di sostenibilità a livello territoriale.
Per approfondire il ruolo della Rete INFEAS a livello regionale, abbiamo intervistato Rosa Marmo, Dirigente responsabile della Gestione delle Risorse Naturali Protette, Parchi Naturali e Riserve della Regione Campania.
«Il contesto della Rete INFEAS in Campania rimanda a tutte le attività di educazione e informazione ambientale. Nasce dall’esigenza di diffondere la formazione ambientale a livello regionale, integrando i Centri di Educazione Ambientale e alla Sostenibilità (CEAS) con un ampio ventaglio di soggetti, tra cui amministrazioni pubbliche, università, associazioni e centri di riferimento per varie attività in ambito ambientale. In Campania ci sono 34 CEAS, collegati ad enti o ad associazioni di valore nazionale ed inseriti in un elenco pubblico, definito tramite decreto regionale».
«I centri di educazione ambientale svolgono un ruolo importante, soprattutto per le realtà locali più lontane dai grandi centri, diventando punti di riferimento per chi si occupa di ambiente in determinate aree. L’azione principale che svolgono è quella di lavorare con le scuole. Molte strutture coinvolgono l’ambiente scolastico a tutti i livelli, offrendo percorsi educativi che spaziano dalla conoscenza degli ecosistemi locali alla promozione di comportamenti sostenibili. Alcuni CEAS, come quelli legati alle aree protette degli Astroni, di Gaiola e di Vivara, sono altamente specializzati e combinano le attività di educazione ambientale con la gestione diretta del territorio. Altri, come quello di Giffoni Valle Piana, si dedicano alla valorizzazione delle specificità culturali e ambientali del proprio territorio.
Sono sentinelle e allo stesso tempo espressione delle attività che si svolgono in quelle realtà».
«Nel futuro si punta a creare una rete unica tra i CEAS, che sia in grado di dare maggiore visibilità alle attività svolte e incrementare la partecipazione dei soggetti coinvolti.Parallelamente, si intendono definire dei criteri precisi per l’ingresso di nuovi centri nell’elenco regionale, promuovendo così una programmazione più strutturata e condivisa delle attività. Un punto cruciale è garantire la continuità delle attività dei CEAS anche in caso di cambiamenti amministrativi, affidando la gestione a enti o associazioni. L’ambiente è trasversale e deve servire a tutti. Bisogna dare priorità alla sensibilizzazione e alla formazione».
Come sottolineato dalla dottoressa Marmo, l’educazione ambientale intesa come processo di apprendimento permanente, rappresenta la condizione previa per garantire una consapevolezza necessaria ad intraprendere azioni concrete di tutela ambientale.
Solo una cittadinanza informata e responsabile potrà prendere decisioni consapevoli, sentirsi parte attiva della soluzione e agire. Agire per affrontare le sfide ambientali del presente e costruire un contesto in cui a sostenibilità sia un valore condiviso e praticato da tutti.
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